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Rischi globali e apprensioni sistemiche

25.02.2018 - aggiornato: 25.02.2018 - 09:00

di Siegfried Alberton

Come ogni anno, accanto ai rapporti sull’evoluzione economica e le sue prospettive, molti istituti si chinano più specificatamente sull’analisi e la valutazione dei rischi globali e le apprensioni ad essi legati, percepiti e vissuti dal mondo economico, ma anche dagli individui e dalla società. Nell’ultimo rapporto pubblicato dal World Economic Forum (WEF) sui rischi globali emerge un quadro caratterizzato, ormai da anni, da incertezza, instabilità e fragilità del sistema economico e sociale internazionale. Nel mondo globalizzato le sfide sono legate a una complessità di fattori e vanno affrontate con soluzioni sistemiche.

Alcuni fenomeni protezionistici, la Brexit in Europa, le crescenti ineguaglianze, i conflitti aperti in alcune regioni del mondo e altre tendenze in atto a livello internazionale ma anche dentro i confini nazionali, ci fanno capire come queste soluzioni non saranno semplici da trovare. Inoltre, mentre l’umanità si è dimostrata in grado di comprendere e affrontare i rischi convenzionali facilmente isolabili e gestibili attraverso approcci tradizionali, oggi si dimostra meno competente a gestire i rischi complessi tipici dei sistemi interconnessi che sorreggono il  nostro mondo. Questi sistemi mostrano segni importanti di tensione, accentuati anche dai ritmi accelerati dei cambiamenti, tecnologici ma non solo, che mettono a dura prova le capacità di assorbimento dei medesimi da parte delle istituzioni, delle comunità e degli individui. La mappa dei rischi globali sta evolvendo.

Sempre secondo lo studio del WEF è interessante constatare come da una prevalenza di rischi legati alla sfera economica evidenziati fino al 2014, da alcuni anni i rischi più segnalati sono afferenti alla sfera ambientale (disastri naturali, scarsità di risorse idriche, cambiamenti climatici e inquinamento dell’aria), sociale (crescenti disuguaglianze e migrazioni), geopolitica (molti conflitti ancora aperti in diverse parti del globo e altri a rischio accadimento, nonché armi di distruzione di massa) con una tendenza negli ultimi due anni a colpire anche la sfera tecnologica (crimini informatici in particolare e frodi sui dati). Dal punto di vista socioeconomico i rischi globali sui quali si accentra l’attenzione sono legati agli impatti della quarta rivoluzione industriale, all’indebitamento, ai possibili nuovi shock nei prezzi dell’energia, all’instabilità sociale e, su tutto, alla disoccupazione, in particolare quella giovanile. Uno sguardo più focalizzato sulla Svizzera ci indica come i maggiori rischi globali sono legati, nell’ordine, all’immigrazione, agli attacchi informatici, alla disoccupazione e alla sotto occupazione e al cattivo uso delle tecnologie, oltre che agli eventi climatici estremi.

Questi rischi fanno il paio con le apprensioni della popolazione misurate attraverso il Barometro del Credit Suisse, pubblicato dal 1976. I dati del rilevamento del 2017 mostrano in cima alla classifica delle apprensioni la disoccupazione, in special modo quella giovanile, la previdenza per la vecchiaia e gli stranieri, seguite dalla sanità/cassa malati e dai rapporti con l’UE/trattati bilaterali. Dietro queste apprensioni e ai rischi globali citati sopra troviamo alcuni fenomeni, ancora in divenire, che meriterebbero maggiori approfondimenti interdisciplinari e sistemici perché di fatto molto interconnessi e portatori di effetti e impatti contrastanti. Parliamo della digitalizzazione, della Gig Economy (o economia dei lavoretti) della longevità, come pure dell’economia e della società circolare e dell’economia condivisa. 

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