Home > Rubriche > Economando

Salario minimo, siamo arrivati al dunque

19.01.2018 - aggiornato: 19.01.2018 - 09:00

di Stefano Modenini

© Foto archivio CdT

In questi giorni la sottocommissione della Gestione del Gran Consiglio ha avviato la discussione sul messaggio del Consiglio di Stato sulla legge cantonale sul salario minimo. Siamo quasi arrivati al dunque, perché alle decisioni commissionali sui rapporti di maggioranza e presumibilmente di minoranza farà seguito in febbraio o forse marzo la decisione del Parlamento cantonale, la quale successivamente potrà essere eventualmente contestata tramite referendum e ricorsi di natura giuridica.

Prossimamente le parti sociali saranno attese in audizione nella Gestione e avranno modo di esporre il proprio punto di vista. Per quanto riguarda noi di AITI non solo presenteremo diversi argomenti critici verso una soluzione di salario minimo che non fosse equilibrata, ma avremo modo di evidenziare le principali risultanze di un’inchiesta che stiamo conducendo presso le imprese associate allo scopo di comprendere quali decisioni prenderanno una volta introdotti in Ticino i salari minimi differenziati per settore economico e, si spera, anche per mansione professionale.

Le decisioni delle aziende dipenderanno evidentemente dalle soglie di salari minimi che verranno fissate. Il Governo cantonale propone di fissare salari minimi secondo il settore economico compresi fra 18.75 e 19.25 franchi l’ora. La scelta del Parlamento è piuttosto delicata e dunque difficile. Vi sono tuttavia alcuni punti fermi di cui dovrà tenere conto. Innanzitutto i beneficiari dei salari minimi saranno per almeno 2/3 lavoratrici e lavoratori che vivono in Italia e che possono contare su un potere d’acquisto più favorevole rispetto ai colleghi di lavoro residenti in Ticino. In secondo luogo non vi saranno molto probabilmente effetti positivi per l’occupazione, anzi, secondo gli esperti che hanno coadiuvato il gruppo di lavoro del Consiglio di Stato, chiamato a suo tempo a proporre delle soluzioni applicative sul salario minimo, nel migliore dei casi con salari minimi obbligatori l’occupazione dovrebbe rimanere ferma al palo, mentre che se il Parlamento dovesse fissare salari minimi non ritenuti equilibrati, per intenderci al di sopra dei 20 franchi l’ora, vi potrebbe essere un effetto di minore occupazione fino a circa 1.500 posti di lavoro persi.

Abbiamo sempre ribadito che se da un lato è sacrosanto rispettare la volontà popolare, che nel 2015 ha voluto introdurre lo strumento dei salari minimi obbligatori, dall’altro lato questi salari minimi non avrebbero risolto granché e anzi potenzialmente fatto dei danni. Chi rischia infatti di più sono i lavoratori residenti, che per la maggior parte hanno retribuzioni al di sopra dei salari minimi sin qui ipotizzati. Nella misura in cui le masse salariali non sono variabili che si possono modificare a piacimento e dovendo diverse aziende recuperare il maggior costo del lavoro che deriverà dai salari minimi obbligatori, il fenomeno che si dovrebbe generare sarà quello di un appiattimento della curva dei salari. Ciò significherà che i salari al di sopra del minimo cresceranno nel tempo più lentamente oppure saranno ridotti in base alle necessità delle aziende di fare quadrare i conti. Non potrà comunque essere un esercizio al massacro perché le aziende dovranno salvaguardare la motivazione dei collaboratori e continuare a premiare i più meritevoli. D’accordo rispettare la volontà popolare ma con i salari minimi l’economia e i cittadini rischiano inconvenienti molto grossi.

(Stefano Modenini, direttore AITI)

Accesso e-GdP

banner_cannes3.jpg

banner_passione_calcio.jpg

Banner - Spot GdP 2018

banner_reportage_siria.jpg

banner_arte-e-cultura.jpg

banner_alberghi_albergatori.jpg

Ieri nel mondo

catt-ch2.jpg

Il sito ufficiale della Diocesi diLugano

banner_caritas_ticino.jpg