Home > Rubriche > Economando

Ultimo appello per un Ticino fiscale competitivo

17.04.2018 - aggiornato: 17.04.2018 - 09:41

di Stefano Modenini

Quella del 29 aprile sul piano cantonale è una votazione importante. Da un lato si collocano i fautori del pacchetto fiscale e sociale che pensano a costruire un Ticino orientato al futuro, laddove il confronto e la concordanza fra le aziende, i cittadini e lo Stato sono un bene prezioso e un valore aggiunto. Dall’altro lato si collocano i promotori del referendum, che considerano le aziende e i buoni contribuenti soggetti da colpire e spolpare. Per loro chi ha buoni redditi e sostanze e chi fa profitti nella peggiore delle ipotesi ha rubato.

Se però tutti abbiamo l’accortezza di leggere le cifre nude e crude della fiscalità ci accorgiamo che una minoranza di contribuenti e di aziende paga una parte importante del gettito delle persone fisiche e di quelle giuridiche, sulla quale si basa il finanziamento dello Stato, cioè dei servizi alla collettività.

Il primo obiettivo del pacchetto fiscale e sociale è quello di fare rientrare il Cantone Ticino nella media svizzera dei Cantoni a livello fiscale. Se da una parte possiamo rallegrarci del fatto che il nostro Cantone è estremamente sociale, con le deduzioni sociali più generose della Svizzera – le famiglie del ceto medio-medio basso pagano il 60 % della media svizzera a livello fiscale – all’opposto dobbiamo appunto considerare che sempre fiscalmente parlando il Ticino è molto penalizzante per i redditi e la sostanza più elevati, fino a raggiungere vere e proprie punte confiscatorie.

Le proposte fiscali in votazione il 29 aprile sono chiaramente mirate e contenute. E anche se il popolo approvasse la riforma fiscale l’imposizione della sostanza resterebbe più elevata rispetto a una buona metà dei Cantoni svizzeri. Se diverse famiglie ticinesi, svizzere e straniere se ne sono andate via dal Ticino per spostarsi ad esempio nel Canton Grigioni o a Uri è perché il nostro Cantone ha superato la soglia del dolore fiscale che il contribuente è disposto a mettere in conto. 

Il costo netto della riforma fiscale è attorno alla trentina di milioni di franchi, ma occorre sapere che esiste anche un costo del non fare la riforma fiscale. Visto che entro circa un paio d’anni la Svizzera dovrà abbandonare i regimi fiscali speciali a livello cantonale attraverso i quali determinati grandi contribuenti pagano le imposte, se la Confederazione e i Cantoni nulla intenteranno vi è il rischio concreto, diciamo annunciato in quanto alcuni importanti contribuenti hanno già fatto capire che potrebbero spostare altrove le parti più interessanti delle loro attività (quelle che generano maggiore reddito e dunque maggiori imposte), che il Ticino debba fare capo a una nuova contrazione dei redditi e delle sostanze tassabili. In pochi anni abbiamo già perso oltre 1 miliardo di franchi di sostanza tassata a sud delle Alpi. E visto che lo stato sociale non accenna affatto a ridursi, abbiamo bisogno di conservare il prezioso substrato fiscale esistente. Ciò significa per forza di cose che anche il Ticino, come altri Cantoni, dovrà mettere mano a riforme fiscali che permettano di realizzare questo obiettivo.

Quanto alle misure sociali del pacchetto fiscale siamo d’accordo che gli importi in gioco non sono stratosferici. Ma al di là del fatto che il Ticino già fa molto a livello sociale e che l’introduzione di un assegno parentale di 3.000 franchi per ogni nuovo nato nel primo anno di vita, la riduzione del costo delle rette degli asili nido per i genitori con reddito medio-medio basso che devono lavorare e il sostegno all’incremento delle strutture di asili nido aziendali, siano misure concrete e immediatamente applicabili, bisogna soprattutto prendere atto del patto di paese che aziende, cittadini e Stato si impegnano a portare avanti. Una mano aiuta l’altra per il bene comune. 

I promotori del referendum vogliono una società ticinese divisa in due, dove il rancore e l’odio prevale su tutto, dove le aziende e i ricchi sono un nemico da abbattere. Con questa ottica non si costruisce un paese, lo si distrugge.

*direttore AITI

Accesso e-GdP

banner_cannes3.jpg

banner_passione_calcio.jpg

Banner - Spot GdP 2018

banner_reportage_siria.jpg

banner_arte-e-cultura.jpg

banner_alberghi_albergatori.jpg

Ieri nel mondo

catt-ch2.jpg

Il sito ufficiale della Diocesi diLugano

banner_caritas_ticino.jpg