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"Accendi un sogno e lascialo bruciare in te"

09.03.2017 - aggiornato: 09.03.2017 - 17:15

Parliamo di sogni infranti. Di gioie e di dolori. Del Leicester che ha davvero licenziato un allenatore che ha fatto vincere qualcosa di grande nella loro storia insignificante.

Solo un anno fa...

© AP photo

 di Gianluca Pusterla

 

Dal 23 di febbraio ho un dubbio amletico (capirete il nesso tra qualche riga). Scrivere o meno sull'esonero più chiacchierato della stagione. No, il presidente Zamparini, il Palermo e i suoi trenta allenatori cacciati in pochi anni non c'entrano. Tra l'altro il regno del friulano è finito e lo scettro è stato consegnato a Paul Baccaglini, un altro bel tipo ("googlate" il suo nome): auguri. Parliamo del Leicester. Di sogni infranti. Di gioie e di dolori. La prendiamo larga. Non è semplice quando sei abituato a bere dalle pozzanghere e mangiare, quando va bene, pasta in bianco passare ai ristoranti stellati. Gordon Ramsey, Cracco e la nouvelle cuisine. Che bontà! Tanto da farci la bocca. Se un "upgrade" è sostenibile, ritornare alle abitudini che ti hanno accompagnato per tutta la vita (le pozzanghere e la pasta in bianco) è complicatissimo.

Dalle stalle alle stelle con biglietto andata e ritorno. Oramai sei diventato snob, altezzoso e con la puzza sotto il naso. Ma devi fartene una ragione. È andata un po' così, se mi passate la metafora, dalle parti del King Power Stadium. Il Leicester, un'umile squadretta inglese che nella sua storia ultracentenaria aveva vinto poco o nulla, con la bilancia che pendeva dalla parte del nulla. E qui arriva il motivo che mi ha spronato a impugnare la penna, quando ormai avevo desistito. Ho letto oggi, spulciando i social network, le parole del grande Eric Cantona, The King, un personaggino eccentrico che quando apre la bocca lascia sempre il segno (quasi come i suoi tacchetti spianati sul corpo del tifoso del Palace). "Bambini, ho una favola molto triste per voi. C'era una volta un mago che arrivò in una città e trasformò un gruppo di giocatori mediocri in straordinari campioni. Ma, quando apparirono le prime nuvole, quei ragazzacci ingrati cospirarono per far mandare via il mago...traditori! Il Leicester ha davvero licenziato un allenatore che ha fatto vincere qualcosa di grande nella loro storia insignificante. E adesso, che sono tornati in fondo alla catena alimentare, si sono sbarazzati del povero Claudio come se fosse un cane pieno di pulci! Volpi, il 17esimo posto o la Serie B inglese, questo è ciò che siete, è questo il vostro DNA.

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Desiderate la grandezza ma non la riconoscereste nemmeno se vi colpisse nel sedere. Avete sbattuto la grandezza fuori dalla porta e tutto ciò che vi è rimasto è un allenatore chiamato Shakespeare...se questa non è una dannata tragedia". Eccolo il motivo del dubbio amletico! Il Leicester dopo aver sbattuto alla porta Re Claudio Ranieri (scusatemi per il gran numero di monarchi in questo pezzo) ha promosso il suo vice, che di cognome fa Shakespeare, ma di nome fa Craig e non William come il più blasonato drammaturgo. I “pro-esonero” mi diranno che era una questione di…essere o non essere. Ma io, umile osservatore distaccato, proprio non ci sto. Il Leicester, socialmente, era la plebe, Ranieri cambiò loro lo status in borghesia calcistica, a tratti nobiltà. L’italiano prese un pezzo di pane e ci mise il foie gras (vorrei fosse mia la metafora ma ci arrivò qualcuno prima del sottoscritto).

Portò una squadra da esonero alla vittoria più bella. E questo trionfo giovò a tutti. La società guadagnò un sacco di sterline, i giocatori strapparono contratti molto più ricchi e il manager un posto privilegiato nella storia. In questa stagione il Leicester è tornato a fare il Leicester e il giocattolino si è rotto. Il Re è nudo. Ranieri è stato abbandonato e lasciato solo. I giocatori hanno tradotto in fatti un concetto del calcio moderno: la squadra conta più dell’allenatore e se il gruppo decide di far fuori il condottiero nessuno può impedirlo. Purtroppo viviamo in un’epoca terribile, quella in cui degli idioti governano dei ciechi. Lo si vedeva in campo: un gruppo affiatatissimo si è sfilacciato, il bomber non vedeva più la porta, il portiere lasciava a casa le mani, i difensori giocavano a “un, due, tre: stella”, facendo però sempre la parte dell’amico che sta fermo per paura. Da lì la decisione di lasciare a casa il mister, scatenando le ire del mondo pallonaro. Con quel gesto, e soprattutto le prestazioni successive, i calciatori hanno dimostrato di essere privi di scrupoli e di gratitudine. È tutta colpa della luna, quando si avvicina troppo alla terra fa impazzire tutti, disse qualcuno. Ranieri a casa, quindi. Finché possiamo dire: “quest’è il peggio”, vuol dir che il peggio ancora può venire. Venitemi a dire quello che volete, ma è stato un gesto meschino. Dopo l’esonero il Leicester come per incanto ha svoltato, ritrovando le sue certezze (e te pareva…). Prima una netta affermazione contro quel Liverpool che incanta con le grandi ma fatica con le piccole, poi la conferma con l’Hull City. Due vittorie filate come non capitavano da tempo, a dare un po’ di fiato a un paziente che sembrava soffocato. Vittorie che hanno dato ossigeno anche ai fautori della cacciata del mister. Il diavolo sa ben citare la Sacra Scrittura per i suoi scopi, come a dire che era la cosa giusta da fare. Intanto sembra che la proprietà abbia deciso di affidare la panchina a Shakespeare. Lui, probabilmente, di colpe non ne ha.

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Ma a noi quel Signore con la “S” maiuscola manca da morire. Ranieri era ed è il nonno che ogni nipote vorrebbe avere. Solo a vederlo trasmette positività. Se lo aveste incontrato nei pressi del Clock Tower, vicino al museo di Re Riccardo III, probabilmente vi avrebbe offerto un caffè, ascoltato e si sarebbe congedato dandovi una pacca sulla spalla dopo una battuta spiritosa. Un gentiluomo che ha salutato il Club nel migliore de modi: si dice abbia devoluto parte della sua buonuscita milionaria alla fondazione  che opera all’interno della comunità in supporto dei bimbi affetti da disabilità. Non ho la certezza, ma non voglio nemmeno approfondire e gli credo.

Termino con una certezza: ogni tifoso del Leicester avrebbe messo la firma su un contratto che recitava “se vinci la Premier l’anno successivo verrai retrocesso…”. Discorso che si sposa con questa massima: “si soffre molto per il poco che ci manca e gustiamo poco il molto che abbiamo”. Allora perché cacciarlo?

P.S. Scusate i molti riferimenti a Shakespeare, alcuni dei quali un po’ forzati, ma non ho resistito…

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