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Allo stadio più consumatori che tifosi

04.05.2017 - aggiornato: 04.05.2017 - 19:55

I prezzi sono diventati proibitivi e il calcio si è trasformato in un lusso che in pochi si possono permettere. "Servirebbe riportare la chiesa (la passione) al centro del villaggio".

© KEYSTONE/AP Photo/Matt Dunham

di Gianluca Pusterla

 

Spesso nei miei ultimi viaggi in Inghilterra mi è capitato di sentire lo stesso coro: "Questo stadio sembra una libreria", intonato dalle tifoserie ospiti a mo’ di sfottò. Il motivo? Il silenzio, quasi assordante, che si percepisce negli impianti. Succede dappertutto: da Anfield all'Old Trafford, passando per Stamford Bridge e il più piccolo Vicarage Road.

Il "tifo 2.0" ha cambiato il modo di vivere la partita. Un esempio concreto. A Liverpool il prepartita è eccezionale. Prima una birra in città, rigorosamente vestiti di rosso, in uno dei tanti locali in cui si respira calcio, poi tutti insieme si sale su un bus e si giunge nei pressi dello stadio. Ancora una po' di bevanda a base di luppolo e si inizia a cantare, tutti insieme. A pochi minuti dal fischio d'inizio si entra a Anfield. Il clima si accende e l'apice si tocca quando dagli altoparlanti risuona il famoso “you'll never walk alone". Scene da brividi, che ti riconciliano con lo sport, ma il più delle volte effimere. Dopodiché, cala il silenzio. Purtroppo questa è la normalità, con il discorso che cambia solo in caso di un big match, dove lo stadio indossa il vestito della festa e i decibel salgono a dismisura (una sensazione che dal vivo è bellissima!).

La spiegazione è semplice. I tifosi locali non assistono più a tutte le gare, i prezzi sono proibitivi e il calcio è diventato un lusso per pochi. Il tempo di Panem et circenses appare lontanissimo. Ma questa tendenza, purtroppo, non preoccupa affatto i proprietari di questo giocattolo per grandi e piccini. Anzi. Lo dimostra una statistica sull'occupazione degli stadi inglesi, secondo cui solo quattro squadre su venti riempiono l'impianto meno del 90% (e comunque superano abbondantemente l’ottanta per cento). Un'equazione insolita: prezzi sempre più alti uguale stadi sempre più pieni. La stessa statistica dimostra pure come non sempre i risultati abbiano un'incidenza.

Il Crystal Palace, per esempio, non ha vissuto una stagione entusiasmante: è a ridosso della retrocessione, ha cacciato lo storico manager Alan Paredew, ma nonostante ciò Selhurst Park ha già ospitato 452'876 tifosi (occupazione del 98,8%). È ancora più emblematico il caso dell'Arsenal. Da qualche mese i gunners hanno iniziato a contestare l'allenatore Wenger, al grido "enough is enough… time to go”. Ma le minacce di disertare lo stadio non toccano minimamente la proprietà americana. L'Emirates, infatti, è sempre pieno. Finora, in media, sono rimasti invenduti solo lo 0.5% dei tagliandi. L'Arsenal è la squadra con i ricavi più alti dal proprio impianto e con l'abbonamento stagionale più costoso (circa 2'600 franchi all'anno).

Per vedere Ozil, Sanchez e compagni la gente viene da tutto il mondo, soprattutto dai paesi orientali. Definirli tifosi è forse un tantino eccessivo - e se un “local” vi dovesse sentire rischiereste un pugno sui denti - ma alle società va bene così. Anzi, va benissimo. Questi visitatori hanno enormi disponibilità economiche e oltre al prezzo - già alto - del biglietto, saccheggiano gli store che vendono materiale ufficiale. Insomma, per le società sono più redditizi questi veri e propri consumatori. I tifosi, quelli veri e animati dal fuoco sacro della passione, spendono meno, inevitabilmente.

Ed è proprio questo il punto: un cambio totale di paradigma. Da tifoso a consumatore, con il club che fa di tutto per far spendere qualche sterlina in più. Il calcio, purtroppo, sta diventando un teatro di lusso, vissuto con tutti i confort del caso. Il tifoso sta comodamente seduto al suo posto, guarda la partita, scatta qualche fotografia per conservare un ricordo di quella giornata, e lascia che il tutto gli scorra davanti agli occhi senza alcuna empatia.

È emblematico il caso del Tottenham. In nome del dio denaro gli spurs a fine anno lasceranno la propria casa, quel White Hart Lane che ha vissuto serate epiche. La prossima stagione giocheranno a Wembley, e poi si sposteranno nel nuovo impianto, costruito di fianco all'attuale. All'interno ci sarà una birreria, una pasticceria e una panetteria. I seggiolini saranno riscaldati (non sia mai che a qualcuno possa raffreddarsi il sederino...). Ma, aspetto che mi fa imbufalire, ci saranno pure delle prese USB per ricaricare i cellulari durante la partita. Per questi confort (non richiesti) serviranno dai 115 ai 275 franchi a partita. I tifosi locali hanno protestato a più riprese, ma la logica dei denari ha sempre avuto la meglio. Le squadre vogliono guadagnare di più, acciecate da un'ingordigia che si sta mangiando la passione di e per questo gioco.

Un unico accorgimento è stato adottato a inizio stagione - dopo tante proteste - , con l'idea di creare dei prezzi bloccati e agevolati per le trasferte, al costo di 30 pound. Un contentino necessario, ma che non sta bloccando l'emorragia di passione. La rotta, opinione puramente personale, non è quella giusta, servirebbe riportare la chiesa (la passione) al centro del villaggio.

 

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