Home > Rubriche > Il minuto della Premier League

Il decalogo del buon tifoso da divano

18.10.2016 - aggiornato: 18.10.2016 - 16:39

Le regole d'oro di ogni tifoso che si rispetti per seguire la propria squadra del cuore dal comodo divano di casa.

© Foto dal Web

di Gianluca Pusterla

Ormai ci ho fatto l'abitudine, è sempre la solita storia. Vedo delle persone, ci parlo, si arriva all'argomento principe - il calcio - e la loro reazione è stranita. Sbigottita. Quasi incredula. Il motivo? Dico di tenere a una squadra inglese, atteggiamento insolito alle nostre latitudini. Insomma, faccio parte di quella minoranza che non idolatra la Juventus, l'Inter, il Milan o chicchessia, ma guarda un po' più in là del suo naso. Loro mi guardano confusi, io li compatisco, sapendo cosa si perdono ogni fine settimana. Ieri, lunedì, il Monday Night di Premier League ha regalato agli appassionati Liverpool-Manchester United, il vero derby d'Oltremanica.

Le due squadre più titolate di Inghilterra e con un blasone planetario hanno incrociato le armi. E che arsenale! È stato uno spettacolo, dentro e fuori dal campo, a dispetto di un risultato ad occhiali che farebbe intuire l'esatto contrario. Gli uomini del comandante Mourinho contro la banda folle di Klopp. Special e Normal One. Niente male. Nella Patria della Regina Elisabetta II sfide di questo tipo sono all'ordine del giorno, per la gioia degli appassionati (e infatti è il campionato più seguito al mondo, non me ne vogliano i miei amici che si ostinano a leggere di polemiche sterili e guardare partite in stadi desolanti e deserti). Tra qualche giorno - domenica - si giocherà Chelsea contro Manchester United, un'altra gara da vivere con gli occhi ben spalancati.

Il calcio però, nella mia concezione di sport, è soprattutto condivisione. Un antico proverbio recita: "solo quando tutti contribuiscono con la loro legna da ardere è possibile creare un grande fuoco". Right. E questo anche dal divano, sostenendo la propria squadra del cuore. Il calcio, quindi, è anche una "scusa" per passare del tempo con i propri amici. Cerchiamo quindi di presentare un decalogo del buon "tifoso da divano".

I requisiti basilari

Al grido "aggiungi un posto a tavola che c'è in amico in più" è cosa buona invitare più amici possibile (anche più dei reali posti a disposizione in casa). Se la sfida è cruciale e la rivalità tra le squadre forte, meglio invitare solo quelli della tua fazione (potrebbero interrompersi amicizie e non è il caso, anche se il calcio - di "sacchiana memoria" - è la cosa più importante delle cose meno importanti). È indispensabile avere un amico generoso. Il suo ruolo è quello di pensare al rifocillamento.

Ergo, qualche snack da gustare e soprattutto la bevanda che più di tutte sa unire: la birra. Quella non deve mai mancare, dev'essere fredda e in sovrabbondanza (se ad un certo punto della partita dovesse finire la squadra ne risentirebbe...). Ogni invitato - ci sono anche quelli che si autoinvitano, che se della tua stessa fede sono benaccetti e da rispettare - deve indossare un indumento della squadra tifata. In alternativa qualcosa che porti fortuna ("Con questa maglia non abbiamo mai perso!"). Se nessuno di questi ultimi due requisiti è soddisfatto le possibilità sono due: non farlo entrare in casa o tu, quale padrone di casa, devi provvedere al suo abbigliamento.

I profili degli invitati

Ma passiamo ad un'analisi "tecnico-tattica" delle persone che ti occuperanno casa per circa due ore, tra l'altro mettendola a soqquadro. Tra gli invitati ci sarà sempre "lo scaramantico" che, statistiche alla mano, dirà la sua profezia. "Sono sicuro finirà ... ho guardato le ultime cento sfide ed è impossibile che finisca ...". Non ci azzeccherà quasi mai, sappiatelo, ma ne apprezzerete il tentativo. Quella volta che azzeccherà, poi, se la tirerà per il resto dei suoi giorni.

C'è poi "l'ultras". Canterà in continuazione, convinto che con il suo sostegno la squadra possa migliorare. È meglio non invitarlo se abitate in un condominio di anziani non inclini allo sport. Ma se potete, deve esserci: dà colore e tira il gruppo. Con lui è come essere allo stadio. Un altro che non può mancare è "lo scommettitore". Ha giocato una cifra sulla partita - solitamente pochi spiccioli - e cerca di tirare l'acqua al suo mulino. "Segna che becco il risultato esatto". E così via. Come non citare "l'ansioso"? Ad ogni tiro sobbalza dal divano e si mette le mani nei capelli (se ancora lì ha...). Non vuole che la squadra giochi da dietro per il rischio di perdere palla... E bla bla bla. Non mettetelo vicino all'ultras. Potrebbe innervosire l'esagitato, con rischi altissimi per la sua incolumità. Merita una menzione particolare "il professorone". Ne sa una più del diavolo. Non ha mai indossato degli scarpini ma sentenzia manco fosse Fabio Caressa su Sky nel "senza giacca". È fastidioso, ma gli si vuole bene lo stesso. C'è anche il "mister" colui che giudica l'allenatore dal primo minuto. "Io non avrei fatto giocare X". "Meglio Y". "Ma perché si ostina a usare questo modulo". Salvo poi salire sul carro dopo un gol. "L'ho detto (!) che era il nostro uomo in più...".

Ci sarebbero altri profili da tracciare, tra cui "il gufo", "il timido", "il fumatore incallito" e "il volgare", ma forse ne parleremo in un'altra rubrica. Eugenio Montale in un suo celebre scritto disse: "Dallo stadio calcistico il tifoso retrocede ad altro stadio: quello della sua stessa infanzia". Sì è vero, e quando lo stadio dista migliaia di chilometri e c'è pure la Manica di mezzo può succedere anche da casa, sul divano, e spesso è bellissimo...

Accesso e-GdP

banner_reportage_siria.jpg

banner_arte-e-cultura.jpg

banner_alberghi_albergatori.jpg

Ieri nel mondo

banner_spot_youtube_chi_siamo.png

misericordia_2015.jpg

catt-ch2.jpg

Il sito ufficiale della Diocesi diLugano

banner_caritas_ticino.jpg