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L’odore inconfondibile del football

25.11.2016 - aggiornato: 26.11.2016 - 12:57

L'organizzazione di un viaggio sportivo. O meglio, i migliori consigli per andare a vedere il Liverpool. 

di Gianluca Pusterla 

Mi manca il football. Il mio corpo è invaso da riunioni, telefonate, stress e quotidianità. Soprattutto quotidianità, una brutta bestia. La sveglia, il lavoro. Le soddisfazioni e le delusioni. A volte più delusioni. A volte più soddisfazioni. Una " giornata-tipo" che si ripete, giorno dopo giorno. Per spezzare questa frenesia non c'è niente di meglio di un viaggio. Una valigia vuota da riempire con ricordi, emozioni e insegnamenti. Sì, proprio insegnamenti, perché si possono leggere tutti i libri del mondo ma niente è come un viaggio, vedere e conoscere con i propri occhi una nuova realtà, nuove prospettive. Prendi anche semplicemente un tassista. Capita di salire su un taxi durante una vacanza e spesso colui che dovrebbe semplicemente guidare fa tutt’altro. Ti racconta, ti parla, ti spiega e ti prepara. Un “signor Wikipedia” al volante.  A breve quindi partirò, anche perché è da troppo tempo che non prendo, ahimè, un volo. Piccoli soggiorni che sono delle boccate d’ossigeno e hanno il potere di immettere nel tuo corpo nuova linfa, vitale. Viaggi, esperienze e conoscenze. Con un denominatore comune: lo sport. In particolare tornerò a Liverpool, che per me è come una seconda casa, tanto che mi sono fatto dipingere la zona del porto (l’Albert Dock) per vederla sempre, anche dalla mia Mendrisio. Camminando per i docks si respira la storia di Liverpool (o almeno per me è così, poi fate voi). Quell'angolo nel nord-ovest dell'Inghilterra è stato gioia e dolore per tanti. A tratti dimostrava la prosperità di Liverpool e il suo essere all'avanguardia. Poi, la crisi, e chi ci lavorava si è ritrovato a casa, senza lavoro. Nel processo di riammodernamento cittadino l’Albert Dock è diventato un luogo prettamente turistico, ma camminare con il vento che ti scompiglia i capelli – e vi assicuro che a volte le raffiche ti fanno letteralmente prendere il volo - mi fa sempre uno strano effetto, che mi piace, mi libera e mi ricarica le pile.

Ma parliamo dell'organizzazione di un viaggio sportivo.

Alcuni consigli

Sono stato in più posti e in stadi diversi e ognuno ha le sue caratteristiche. Andare a vedere il Liverpool è molto difficile, e mi spiego. Per comprare i biglietti è necessario acquistare una tessera (membership). Al momento della sottoscrizione loro - il Liverpool - dicono che questo ti dà il diritto di accedere all'acquisto di 10'000 biglietti. Diciamo che è una piccola bugia. Il Liverpool permette di comprare i tickets nella vendita libera in poche circostanze. Quando questo succede si assiste a una vera e propria orgia online. Una Royal Rumble per chi seguiva John Cena e soci. Migliaia e migliaia di persone nel web per accaparrarsi un biglietto. Ergo, riuscirci è difficile quanto colpire la traversa da metà campo. Negli altri momenti ci sono restrizioni importanti, come ad esempio aver assistito ad almeno x partite. Insomma, prendere quei prezioso biglietti - nonostante lo stadio sia stato recentemente ampliato - non è una passeggiata. Come fare? Potete acquistare il pacchetto hospitality. Il servizio è ottimo, il prezzo chiaramente è più alto, ma l'appassionato è visto più come un compratore che un tifoso. Si perdono un po' i valori di questo gioco: peccato! Ma è meglio di niente. Altrimenti ci sono alcuni siti che offrono pacchetti con hotel e biglietto. Il calcio ai giorni nostri è diventato un business planetario. Guardatevi una partita e vedrete gente di ogni etnia. E anche qui si può disquisire, e aprire una parentesi è obbligatorio. Io vengo dalla Svizzera, ma il mio cuore pulsa per una squadra inglese e quando sono lì, nel tempio, faccio il tifo. Mi manda in bestia vedere “tifosi” seguire la partita con l’ipad in mano, riprendendo ogni azione. Non si emozionano, non cantano, non dicono niente. Non la vivono. Eppure hanno speso fior fior di quattrini. Ecco, questo comportamento fa uscire il Connor Mc Gregor che è in me e li stenderei come l’irlandese contro Diaz. Uomo avvisato… Io, spesso, per prendere i biglietti mi affido a dei residenti. Loro hanno la tessera o l’accesso ai biglietti, e per le partite che mi interessano mi cedono il loro posto. In Inghilterra non esistono i biglietti nominali, quindi per un giorno sono Mister Jack (nome più comune in Inghilterra) Smith (cognome più comune in Inghilterra). Lui ci fa una piccola cresta ed è contento, io ho il biglietto e sono contento. Win-Win. Non siete riusciti a prenderli? Intorno allo stadio ci sono i bagarini. Primo punto: in Inghilterra è illegale e la legge molto severa. Secondo punto: spesso sono falsi. Ho visto con i miei occhi il sogno di un ragazzo infrangersi al momento di inserire il tagliando. Fate attenzione.

Arriviamo ad un tasto dolente: il giorno della partita. La Premier League si riserva il diritto di poter cambiare a proprio piacimento il giorno dell’incontro per motivi televisivi. Mi è capitato proprio in questi mesi di aver prenotato un volo da venerdì a domenica per una partita che si sarebbe dovuta giocare il sabato. Ecco, sarebbe. L’hanno spostata a domenica, a cinque minuti dal mio aereo di ritorno. Un cambiamento che mi ha fatto più male di un mignolo sbattuto contro lo spigolo del tavolino.

La partita

Il giorno della partita solitamente mi sveglio con un mal di testa disumano perché la sera prima ho esagerato. “Stasera beviamo una cosa al volo ma ci teniamo, domani c’è la partita”. Frase inaugurale che ripeto ogni volta, ma poi alle prime note dei Beatles mi sciolgo (nonostante un freddo cane!) e via per le vie più pazze della città. Quindi il primo step, appena svegliato, è quello di bere acqua, tanta acqua. Poi si va al solito posto, quello che porta bene. English brekfast e quattro chili incamerati con soli tre bocconi, come per magia. Dopo questo “umile spuntino” mi riprendo che è un piacere e ricomincio a carburare. Con largo anticipo si prende il bus per lo stadio. È bello, perché è un momento che unisce. Tutti indossano i colori della tua squadra e sembrano fratelli, anche se si vedono oggi per la prima volta. Ci si scambia frasi di circostanza, ci si dà la mano e si arriva allo stadio. Lo vedi e hai un sussulto. L’hai visto una miriade di volte in televisione, ci sei già stato dal vivo, ma è sempre bello. Sempre più bello. Vedi il signore che ha un ruolo importantissimo: grida ai quattro venti “Match-Day Programme”. Vende una rivista con delle informazioni sulla partita e tanto altro. In Inghilterra c’è proprio la cultura e le squadre incassano milioni dalla vendita (eh sì, è un altro mondo). Ma mi fa sempre ridere e lo stimo un sacco, urla con la stessa passione con cui Rocky grida “Adrianaaaaaa” . Bevi una birretta in compagnia e fai un saluto al grande Bill Shankly. Arriva il momento clou. Ecco che uno dei tuoi cinque sensi viene stuzzicato. Si tratta dell’olfatto. Si sente il profumo della cipolla grigliata, pronta, bruciacchiata, per entrare nel tuo panino. Le strade che portano allo stadio sono impregnate di questo incredibile odore che a sua volta ti si impregna sui vestiti e sul corpo. Per me questo è l’odore della partita. Inconfondibile. Lo amo, nonostante odi la cipolla. Due birre al volo in un pub in cui si canta a squarciagola e si entra in campo (sugli spalti ovviamente, ma idealmente in campo con i ragazzi). Parte l’inno laico, you’ll never walk alone, e si inizia a fare sul serio. In questo momento potrei ripetere la citazione di Montale che calza a pennello e tanto mi piace (“Dallo stadio calcistico il tifoso retrocede ad altro stadio: a quello della sua stessa infanzia”), ma ce n’è un’altra che adoro ed è di Bob Marley: “Il calcio significa libertà, creatività, significa dare libero corso alla propria ispirazione”. In questo momento, allo stadio, anche io mi sento libero e vivo, più che mai. C’MON!

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