Home > Rubriche > Il minuto della Premier League

Maledetta sfortuna

06.02.2017 - aggiornato: 07.02.2017 - 11:41

Puoi anche essere convinto che in generale tutto sia scritto nel destino. Ma quando si tratta di sport tutto cambia: riti e tradizioni sono d'obbligo. Leggere per credere!

© KEYSTONE/AP Photo/Paulo Duarte

di Gianluca Pusterla

 

Non credo alle stelle, agli oroscopi, a Paolo Fox e alla sfortuna, almeno credo. Sono convinto che ognuno di noi abbia una strada già scritta da qualcuno ben più importate. Insomma, se una cosa deve succedere, succederà, prima o poi; me lo ripeto ogni giorno. Nel frattempo, seppur con poca convinzione, continuo a puntare i miei numeri all'Euromillions e a comprare qualche "gratta e vinci", nonostante il mio personalissimo bilancio segni un rosso preoccupante (altro che Preventivo dello Stato). Ma non desisto. Anche se non ho mai vinto nemmeno alla tombola dell'oratorio. Ma chi lo sa, io ci provo ancora, in attesa della tanto famosa botta di… Non sono scaramantico, o almeno credo. Prima di un esame o di un incontro particolare non mi è mai capitato di preoccuparmi più di tanto e di invocare alla fortuna, che per me, ripeto, ha un ruolo irrilevante. Se mi attraversa un gatto nero non me ne curo (Groucho Marx diceva che se un gatto nero ti attraversa è solo perché sta andando da qualche parte…). Incrocio le braccia per stringere la mano a qualcuno e rispondo “grazie” a un "in bocca al lupo". Ma nello sport, e in particolare il calcio, la musica cambia. Eccome se cambia.

Pochi giorni fa ho avuto il privilegio di intervistare un campione del mondo di calcio. Tra i tanti spunti mi ha colpito una frase: "Rino Gattuso per tutta la durata della competizione ha indossato la stessa tuta. Il motivo? Secondo lui portava bene e questo faceva la differenza, non la poteva cambiare". Il campione del mondo era Simone Barone, ex Palermo e Parma, che raccontava aneddoti su Gattuso (e ce ne sarebbero...). Il medianaccio che ora allena il Pisa, ha vestito gli stessi abiti per circa un mese, ed è facile dedurre l'odore degli stessi dopo qualche settimana, considerando poi che i Mondiali si giocano in estate. In una calda estate tedesca del 2006. Altri esempi: la brujita Juan Sebastian Veron giocava con un bendaggio sul ginocchio, sempre. Il motivo? Lo usò una volta per un problema e gli portò bene. Un discorso simile a quello di Jamie Vardy, che si fa fasciare ogni volta il polso. Laurent Blanc baciava la testa di Barthez prima del calcio d’inizio. CR7 tiene i tacchetti a mollo nell’acqua calda prima della partita. Ma il Re è sicuramente Raymond Domenech: lui, ex tecnico della Francia, si faceva influenzare dall’astrologia. Insomma, le carte gli dicevano chi convocare e chi schierare. Pazzesco.

Io che il privilegio di giocare un Mondiale non ce l’ho avuto (mi sarei anche accontentato di un Europeo), faccio lo scaramantico da divano, guardando il campionato più bello del mondo, la Premier. Ho i miei riti e divento una sorta di Divino Otelma. Prima di tutto ho un record invidiabile: dalla mia umile dimora non ho mai visto il Liverpool perdere. Mai una volta. Quest’anno le sconfitte sono state sette e, guarda caso, in nessuna circostanza mi trovavo a casa. Mannaggia al lavoro e agli impegni! E il mio posto sul divano è sacro e non può essere in discussione. Così come la maglietta. Sempre quella, quella che porta bene.

Questo record è stato possibile anche grazie al mio compagno di tifo. Quando la guardiamo insieme, i vicini non dormono sonni tranquilli, ma il Liverpool vince, o pareggia. Non c’è niente di meglio che avere un po’ di amici a casa durante i match; per guardare la partita, per fare una bella bevuta, per ridere e scherzare, soprattutto. Ma attenzione, tra gli amici c’è sempre quello che porta sfortuna. Il suo profilo è semplice. Si cala bene nella parte e vive la partita al cento per cento, ma con lui è impossibile vincere. Con lui non hai chance, è un po’ come provare ad accendere un fiammifero bagnato. Io, questa esperienza l’ho vissuta l’altro giorno. Io e il mio amico fortunato – in arte Principe, anche se i suoi comportamenti durante i novanta minuti sono tutto fuorché aristocratici – stavamo guardando una partita imperdibile: Liverpool-Chelsea. Era iniziata al meglio, con il dominio territoriale dei nostri. Il gol sembrava nell’aria, i nostri rivali faticavano a superare la metà campo. Ed ecco succedere l’inenarrabile. Suona il citofono e si presenta l’amico sfortunato: gli equilibri della partita cambiano radicalmente.

Inizio a toccarmi, divento scaramantico, annullando tutto quanto detto nell’incipit. Gli ospiti passano in vantaggio – ti pareva - e la gara è in salita. La mia, la nostra squadra riesce a pareggiare (probabilmente il mio ospite sfortunato si era girato). Dopo qualche minuto di studio, ai nostri rivali viene concesso un rigore dubbio. La Legge di Murphy: “Se qualcosa può andar male, lo farà!”. Un episodio che passerà alla storia. Io, il Principe e un altro ospite che nel frattempo si era aggiunto decidiamo di consegnarci alla Dea Bendata. Chiudiamo fuori casa l’amico-gufo il tanto che basta per far fallire il rigore a Diego Costa, poi lo rifacciamo entrare da eroe, con tutti gli onori. Indizi confermati: porta sfortuna, ma gli vogliamo bene e ha portato una cassa di birra. Stappiamo una birra gelata. Una storia indimenticabile perché, come disse John Pollard “Ogni sfiga dà poi il piacere di raccontarla”.

P.S: Tra pochi giorni cambierò casa. Sarà fortunata anche quella nuova?

Accesso e-GdP

banner_reportage_siria.jpg

banner_arte-e-cultura.jpg

banner_alberghi_albergatori.jpg

Ieri nel mondo

banner_spot_youtube_chi_siamo.png

misericordia_2015.jpg

catt-ch2.jpg

Il sito ufficiale della Diocesi diLugano

banner_caritas_ticino.jpg