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Sedotto e inesorabilmente abbandonato

13.02.2017 - aggiornato: 13.02.2017 - 18:20

Questa è la storia del Leicester, squadra che da campione in carica ora rischia una retrocessione in Championship che avrebbe del clamoroso. 

© AP Photo/Rui Vieira

di Gianluca Pusterla

 

Il Leicester è un po' come un uomo di mezza età che di metter su famiglia proprio non ha voglia. Preferisce vivere d’effimero. Mai una donna con la "D" maiuscola. Ma solo qualche avventura. A volte belle, ma spesso del tutto insignificanti. I suoi amici lo ritengono un caso perso e spesso si domandano se siano veri questi racconti o solo il frutto di un'immaginazione senza eguali. Poi tutto cambia. Un'estate del 2015 il colpo di fulmine. Le offre un drink e si innamora follemente. L'infatuazione dura qualche settimana, c'è attrazione fisica, passione e tutto quello che serve, o dovrebbe servire, per stare con una persona. L'innamoramento è servito su un piatto d'argento. La presenta agli amici che ne sono entusiasti, forse allora non mentiva. È quella giusta. Per davvero. E probabilmente è il suo anno fortunato.

Dopo undici mesi bellissimi – in cui riescono a convincere anche gli scettici che pensavano fossero un fuoco di paglia - decidono di convolare a nozze. È una festa magnifica, a cui partecipa un'intera città. Un sogno per lui che ha vissuto nell'anonimato per anni. E pure lei è felicissima, con il vestito che tutti ricorderanno. Ha trovato una persona umile, fedele, capace di fare grandi sacrifici e con una fascino vintage. È una favola, che interessa il mondo intero, altro che i fratelli Grimm o Esopo. Tutti ne parlano, tutti tifano per loro, tutti li seguono. In fondo, se ce l'ha fatta lui, ognuno ha un barlume di speranza. Ma poi… Poi qualcosa si rompe. Tutto cambia, ancora una volta. Nel giro di pochi giorni. Lei decide di lasciarlo e lui torna a essere solo, malinconico e cade in un vortice depressivo preoccupante. Il sorriso svanisce e il ricordo è lì ad un amen, e fa malissimo. 

Questo è il Leicester oggi. Da campione in carica rischia una retrocessione in Championship che avrebbe del clamoroso. Non una prima (successe al Manchester City una vita fa). Ranieri raccolse una squadra ultima in Premier e in pochi mesi la portò al primo posto nel dorato mondo della Premier League, schiantando corazzate costruite con un solo obiettivo: vincere. Una montagna russa da cui il Leicester sta precipitando, nuovamente. La formazione è pressoché identica a quella della scorsa stagione, con un'eccezione: Kante.

Alcuni numeri per capirne l'importanza. Nella scorsa stagione il francese ha effettuato 175 tackle e intercettato 156 passaggi, più di ogni altro giocatore dell'intero campionato nelle due categorie. Sembrava ce ne fossero più di uno in campo, tanto che Gary Lineker coniò la famosa frase: "Il 70% del Pianeta è occupato dall'acqua, il resto da Kante". Lui ha continuato a giocare a livelli altissimi, confermando i numeri sopra elencati, il Leicester no. Vardy e Mahrez sembrano i gemelli scarsi di loro stessi. L'inglese batté ogni record e chiuse con un bottino di 24 gol. Il collega algerino ne mise a referto la bellezza di 17, accompagnati da 11 assist. Oggi il primo è fermo a 5, mentre Mahrez a 3 misere segnature e sembra un corpo morto, completamente avulso dal gioco delle Foxes. Un'inezia.

Merita un capitolo anche la difesa. Prima una fortezza invalicabile, con tanto di ponte levatoio, vedette e olio bollente per accogliere i nemici con un sorriso a quarantadue denti. Oggi la retroguardia è un colabrodo. Da fortezza Medievale ad abitazione di fortuna, pronta a cadere al primo venticello. Il Leicester lo scorso anno ne subì 18 in un'intera stagione. Oggi sono già 43 le volte che Schmeichel ha dovuto raccogliere il pallone dal fondo del sacco. I tifosi sono passati da uno champagne millesimato di un'annata spettacolare all'acqua delle pozzanghere. E ancora: le volpi sono l'unica squadra a non aver festeggiato una rete nel 2017. Un altro record, ma di cui avrebbero volentieri fatto a meno.

Spiace dirlo, ma occorre essere onesti: la squadra di Ranieri oggi rischia concretamente la retrocessione. Un ribaltone che avrebbe del clamoroso, come detto. Dal Paradiso all'Inferno sembrerebbe che il passo non sia poi così lungo come si pensava. Potremmo prendere in prestito le parole di Fëdor Dostoevskij, utilizzate nel romanzo - l'ultimo dell'autore - I fratelli Karamazov: "L'Inferno è la sofferenza di non poter più amare". Un po' come il Leicester, che si gioca la possibilità di non poter amare più quella donna bellissima, chiamata Premier League.

 

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