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23 dicembre: Giovanni Berchet

23.12.2015 - aggiornato: 07.01.2016 - 14:52

Uno tra i massimi poeti, scrittori e letterati del romanticismo italiano, per metà svizzero.

Giovanni Berchet.

Giovanni Berchet, nato a Milano il 23 dicembre 1783 e morto a Torino il 23 dicembre 1851, è stato uno tra i massimi poeti, scrittori e letterati del romanticismo italiano.

Primo di otto fratelli nasce dall'unione di Federico Berchet, un commerciante di tessuti di origine svizzera, e Caterina Silvestri.

Il suo accostamento alle materie letterarie avviene fin da giovanissimo quando si fa notare per la sua abilità nel tradurre fedelmente alcuni grandi romanzi e odi, vere e proprie opere poetiche all'avanguardia, come "Il bardo" di Thomas Gray e "Il vicario di Wakefield" di Oliver Goldsmith.

Nel 1816 pubblica il più famoso manifesto del romanticismo italiano, "Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo", che lo consacra definitivamente come uno dei maggiori esponenti di questa corrente letteraria.

In quest'opera Giovanni Berchet, che si cela dietro lo pseudonimo di Grisostomo (che in greco significa "bocca d'oro"), finge di scrivere una lettera al proprio figlio, che in quel momento si trova in collegio, all'interno della quale elargisce una serie di consigli letterari: un ottimo pretesto, quindi, per poter esaltare la nuova letteratura romantica, per la sponsorizzazione della quale riporta come esempio due famose ballate del poeta tedesco G.A. Burger, "Il cacciatore feroce" ed "Eleonora", ispirate ad alcune leggende metropolitane tedesche.

Alla fine dell'opera però Grisostomo finge d'aver scherzato ed esorta il figlio a seguire fedelmente le regole classicistiche, che espone facendone una sprezzante parodia.

La lettera, spiega lo stesso Berchet, "ha come funzione principale quella di indicare come nuovo percorso compositivo la poesia popolare (e quindi romantica) al contrario di quella classica e mitologica", che in ambiente romantico era stata definita "poesia dei morti" visto che era un tipo di espressione poetica che ormai non esisteva più da tanto tempo.

Infatti, sostenendo la necessità di sprovincializzare e dare un tocco di modernità alla letteratura contemporanea, guardando fuori dall'Italia, Giovanni Berchet identifica il pubblico di questa nuova corrente letteraria nel popolo, ovvero "quella parte di popolazione né troppo sofisticata e tradizionale (i "Parigini"), né eccessivamente incolta e grossolana (gli "Ottentotti")".

Queste idee furono condivise e riprese anche da altri e più conosciuti poeti romantici come Giacomo Leopardi, Ugo Foscolo e Alessandro Manzoni.

Nel 1818 Berchet prende parte ad un gruppo con il quale fonda "Il conciliatore": un foglio che si fa portavoce dei poeti romantici. Due anni più tardi si iscrive alla Carboneria, coltivando insieme la passione letteraria e quella politica.

Partecipa ai moti repressi del 1821 e per non farsi arrestare viene costretto ad andare in esilio a Parigi, a Londra e infine in Belgio.

E' proprio durante il periodo di esilio in Belgio che prende vita la sua produzione poetica con la stesura del poemetto "I profughi di Parga" (1821), le "Romanze" (1822-1824) e "Le fantasie" (1829).

Nel 1845 torna in Italia e nel 1848 prende parte alle Cinque giornate di Milano, moto insurrezionale durante il quale lotta con tutto il suo fervore per raggiungere la tanto agognata unità d'Italia, alla quale però non riuscirà mai ad assistere.

Dopo il fallimento della prima guerra d'indipendenza e l'iniziale prevalenza austriaca, si rifugia in Piemonte dove, nel 1850, si schiera con la destra storica e viene eletto al Parlamento piemontese.

Giovanni Berchet muore nel giorno del suo 68° compleanno, il 23 dicembre 1851, dopo un solo anno di attività politica, e ancora oggi riposa in pace nel Cimitero monumentale di Torino.

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