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Abbastanza non è più abbastanza

17.03.2014 - aggiornato: 17.03.2014 - 18:23

Sia il Lugano che l'Ambrì nella gara-1 dei playoff erano, mentalmente e tatticamente, ben lontane dallo splendido cammino autunnale. La sconfitta sarà sicuramente un campanello d'allarme per le ticinesi.

(foto KEYSTONE/Photopress/Arno Balzarini)

di Piergiorgio Giambonini
 
La doppia trasferta fuori Cantone per gara-1 è dunque andata come si temeva che andasse se a far stato in sede di vigilia erano – e dovevano essere – forma e sostanza delle prestazioni fornite nelle ultime settimane sia dal Lugano sia dall’Ambrì-Piotta. Entrambe, per l’appunto, dopo la pausa natalizia e pure dopo quella olimpica parecchio lontane dai livelli raggiunti nel corso del loro splendido cammino autunnale.
 
Allora a portarle in alto erano state una serie di componenti evidentemente fondamentali. In ordine sparso ed in egual misura: equilibrio tattico e tra le linee, apporto individuale dei giocatori di prima fascia, solidità difensiva e creatività offensiva, intensità e ritmo, power-play e portieri. Si sapeva e si sa, peraltro, che per farsi strada nei playoff ci sarebbero volute e ci vorranno grandi dosi di tutto quanto appena elencato. E che le dosi portate in pista negli ultimi due mesi e mezzo non sarebbero state invece sufficienti. Come puntualmente successo martedì alle Vernets e alla St. Léonard.
 
Niente pessimismo, solo realismo: giocando come si è giocato su entrambi i fronti l’altra sera, non si andrà lontano. Ma proprio perché in autunno s’era visto ed apprezzato, dopo tantissima e frustrante attesa, quanto e cosa siano in grado di fare le due beneamate, ecco che oggi, poche ore dopo gara-1, più che drammatizzare (e perché mai lo si dovrebbe fare?) occorre augurarsi che la sconfitta in entrata, e soprattutto il modo in cui è maturata, serva a bianconeri e biancoblù come “messa a punto” sia mentale che tattica, e che stasera alla Resega e alla Valascia se ne faccia quindi immediatamente ed ampiamente tesoro.
 
Stando ad ogni buon conto ai fatti, e tornando dunque a gara-1, il riassunto della serata inaugurale di questi playoff sta in fondo nella dichiarazione fatta a Friborgo da Serge Pelletier quando ha più volte evocato il concetto di “modo playoff” e la necessità di calarsi tutti, dal primo all’ultimo dei giocatori, in questa realtà che esige sempre il massimo e il meglio, a cominciare dall’aspetto agonistico. «Non può mai essere abbastanza: ci vuole sempre di più», ha detto il coach dell’HCAP. Ed è la pura e semplice verità. Alla ricerca di quell’intensità che martedì s’è vista poco o comunque solo a tratti, con tutto quanto ne consegue a livello di presenza fisica, di compattezza difensiva ma soprattutto di pressione e di iniziativa sul fronte offensivo.
 
L’Ambrì, è vero, per la prima volta dopo la pausa olimpica ha segnato più di un gol nei tempi regolamentari, e ha pure ritrovato – dopo 14 partite in bianco! – Steiner alla voce marcatori, e in generale qualche buon momento a Friborgo lo ha pur offerto. Il Lugano, è vero, in difesa ha confermato di tenere abbastanza bene, e se nel finale di un terzo tempo in crescendo l’asta non avesse negato il gol a Walker magari la serata sarebbe finita diversamente. È però vero che adesso, nei playoff, “abbastanza” non sarà più e non sarà mai abbastanza. Che si parli di portieri o di difensori, di attaccanti o di stranieri, nulla importa: il tempo delle belle parole e delle belle intenzioni è scaduto, e adesso contano sempre e solo i fatti. Quelli, ad esempio, che ci raccontano che martedì vittorie e sconfitte di gara-1 sono state anche vittorie e sconfitte dei top-scorer: Lombardi-McLean 1-0, Beni Plüss-Giroux 1-0, Bang-Wick 1-0 e Paulsson-Müller 2-0. Liberissimi, ovviamente, di pensare che sia stato un caso… 
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