Home > Duri ma onesti

Duri ma onesti

30.01.2014 - aggiornato: 30.01.2014 - 08:35

Ovvero, del ritiro di Duri Camichel (che ricorda un po' quello di Patrick Fischer)

Duri Camichel. (foto KEYSTONE/Photopress/Alessandro della Valle)

di Piergiorgio Giambonini

Fa strano, o no?, quando un giocatore di non ancora 32 anni e con in tasca un contratto pure per le due stagioni successive (!), dice basta. Fa strano proprio perché fa eccezione: che la maggioranza, in effetti, a quell’età venderebbe l’anima al diavolo pur di staccare un nuovo ingaggio da professionista, a costo di bluffare sulle proprie reali condizioni fisiche. E più o meno regolarmente qualche direttore sportivo ci casca. Duri Camichel ha scelto invece un’altra strada: quella dell’onestà e della trasparenza. È andato da chi di dovere ai vertici dei Rapperswil-Jona Lakers, e ha chiesto di poter sciogliere con effetto immediato il suo contratto. Né più né meno. Detto fatto: costringere un giocatore a giocare (e in assoluto, ovviamente, un lavoratore a lavorare) contro voglia è quanto di peggio si potrebbe del resto fare, e nel caso specifico sono oltretutto soldi risparmiati per un club che in questa stagione può e deve solo ed unicamente ambire a salvare la baracca sul piano se non altro sportivo, ovvero della permanenza nell’élite nazionale.

Duri Camichel non se la sente più, tutto qui, e la conferma è arrivata qualche giorno dopo la rottura del contratto: lo avrebbero ingaggiato volentieri sia l’Ambrì-Piotta in piena emergenza centri, sia il Lugano, e invece l’attaccante grigionese ha detto basta all’hockey professionistico. «È arrivato il momento di pensare al futuro», ha confessato. Nessun mistero: troppi guai fisici (in particolare lo strappo del tendine d’Achille e alcune commozioni cerebrali) e troppa poca voglia di continuare ad essere un giocatore. Tutto qui, dopo tredici stagioni, 700 partite e quasi 270 punti in LNA. Per quattro anni capitano dello Zugo nel miglior momento della sua carriera di affidabile e talentuoso centro, Duri Camichel ha avuto il coraggio di affrontare a testa alta pure il peggior momento della stessa, a livello sia sportivo che, appunto, mentale.

Un po’ come aveva fatto a suo tempo proprio Patrick Fischer: anche l’attuale head-coach del Lugano nel 2009 smise infatti per onestà con se stesso e con il suo datore di lavoro. A Zugo “Fisci” era capitano, aveva appena concluso una stagione da quasi un punto personale a partita, aveva giocato ancora un paio di amichevoli in nazionale, aveva 33 anni e un contratto per altri due. Eppure disse basta, «perché avevo capito di non avere più la motivazione indispensabile per continuare a fare bene quel mestiere», ci ha detto ancora recentemente. Tutto qui, anche nel suo caso. Onestà e trasparenza.

Tornando alla stretta attualità: da Rapperswil se n’erano già dovuti andare Earl e Burkhalter, e proprio nei giorni del ritiro di Camichel è stato “tagliato” pure Collenberg. Quella di Duri è invece un’altra storia. Che non avrà dunque un “dopo” altrove: ha chiuso così, né bene né male, ma con onestà. Anche per non correre il rischio di dover sopportare quanto è toccato ad altri suoi colleghi. Un nome per tutti, quello del suo coetaneo Thomas Déruns, la cui carriera ha avuto un percorso davvero incredibile, portandolo dal ruolo di “ceccatore” DOC con cui s’era fatto conoscere a Ginevra, a quello di primattore assoluto in quel suo esaltante inverno 2009/10 chiuso con un bottino personale di 75 punti, con la finale giocata col Servette, e con Olimpiadi e Mondiali in maglia rossocrociata. Salvo poi ritrovarsi trasferito da un giorno all’altro al Berna a fine gennaio dell’anno dopo, ed altrettanto velocemente tornare ad essere uno dei tanti. Da allora sono passati altri tre anni, e Déruns è tuttora costretto a fare ogni giorno i conti (e i confronti) con il suo passato.

Time Out

Mondiali sì, Mondiali no...

Dalle rinunce iridate alla moria di arbitri in Svizzera, passando per Julien Vauclair.

Time Out

Il derby degli emigranti

Una storia di ottimi vivai.

Time Out

Tra novità e tradizioni

Considerazioni sulle serie di playoff e di playout.

Time Out

Teste di serie e rincorse lunghe

Ovvero: le rimonte che hanno fatto la storia dei playoff in salsa elvetica.

Time Out

“Top e Flop” stagionali

“Top e flop” stagionali, a mo’ di appendice alle pagelle proposte negli scorsi giorni dall’esimio collega Pietro …

Time Out

Tra realtà e speranze

Di hockey olimpico (soprattutto maschile e rossocrociato).

Time Out

Duri ma onesti

Ovvero, del ritiro di Duri Camichel (che ricorda un po' quello di Patrick Fischer)

Accesso e-GdP

Banner Libro Bonefferie

banner_reportage_siria.jpg

banner_arte-e-cultura.jpg

banner_alberghi_albergatori.jpg

Ieri nel mondo

banner_spot_youtube_chi_siamo.png

misericordia_2015.jpg

catt-ch2.jpg

Il sito ufficiale della Diocesi diLugano

banner_caritas_ticino.jpg