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Immagini di due polemiche

28.11.2013 - aggiornato: 28.11.2013 - 17:36
 
Tra tanto hockey giocato (che troppo non è mai, fatta eccezione per due derby in sei giorni…), anche tanto hockey parlato in questo mese di novembre che sul ghiaccio cantonale ha segnato una doppia inversione di tendenza....

Servette-Ambrì è una delle "partite" contestate. (foto Keystone/Salvatore Di Nolfi)

di Piergiorgio Giambonini
 
Tra tanto hockey giocato (che troppo non è mai, fatta eccezione per due derby in sei giorni…), anche tanto hockey parlato in questo mese di novembre che sul ghiaccio cantonale ha segnato una doppia inversione di tendenza. Con l’Ambrì per la prima volta in stagione in affanno a livello di prestazioni e di risultati, ad immagine delle tre sole vittorie conquistate nelle 9 giornate giocate appunto nel corso di questo mese. E con il Lugano che invece, grazie agli arrivi di Micflikier e poi Pettersson (indispensabili per completare una squadra altrimenti troppo poco “creativa” e dinamica) ed ai progressivi ritorni dall’infermeria, ha cambiato marcia e modo di giocare, e quindi di vincere (6 su 8 in novembre, e le ultime 4 consecutive, per la prima volta in stagione), e si lancia così all’inseguimento della prima metà della classifica. È stato però un mese accompagnato pure da un bel po’ di polemiche legate sia alle molte decisioni arbitrali casualmente (e lo si scrive senza ironia) sfavorevoli all’Ambrì, sia a data ed orario del quarto derby stagionale. E allora andiamo in questa sede a fare un po’ d’ordine. O perlomeno ci proviamo.
 
Partiamo dal derby di domenica e relativo “doppelspiel” dell’HCAP a fronte dei tre interi giorni di pausa goduti dall’HCL prima di scendere sul ghiaccio della Resega a togliere letteralmente il fiato con una prestazione “a balla” ad un avversario che di fiato (e di gambe) ne aveva già in partenza poco poco di suo. I motivi per i quali si è giunti a questa strana (diciamo pure assurda) situazione, sono in fondo semplicissimi: originariamente in calendario il venerdì, questo derby è stato spostato alla domenica su richiesta (concessa dal “regolamento” della LN) del Lugano, mentre la partita del sabato tra lo Zugo e lo stesso Lugano è stata anticipata al giovedì su richiesta (concessa dal “regolamento” della LN bis) del club confederato, il tutto già in primavera, dopodiché la verità è che l’HCAP non ha mai richiesto alla stessa LN di anticipare a sua volta dal sabato al giovedi la sua partita casalinga con il Losanna. Tutto qui. Salvo poi farne un caso, ed alimentare ad arte le polemiche in prossimità dello strano “doppelspiel”. Dove sia invece il problema di giocare la domenica alle 14, lo sa (forse) solo chi se ne è fatto un… problema: la Resega era “esaurita” e la diretta tv ha toccato picchi vicini ai 50 mila telespettatori.
S’è pure parlato molto, in queste ultime due settimane, di una serie di decisioni arbitrali che hanno coinvolto in addirittura sei circostanze lo stesso HCAP. E qui a doversi fare un esame di coscienza è in effetti la classe arbitrale, ma soprattutto chi la dirige, la istruisce e la monitora. Perché la pagliacciata di sabato scorso alla Valascia è imperdonabile, nella consapevolezza che per evitar(se)la sarebbe bastato riportare immediatamente il cronometro indietro di quei benedetti tre secondi, e che invece lo si è poi fatto solo dopo quasi venti di minuti di isterismo collettivo. Ma un esame di coscienza s’impone anche in funzione dell’ammissione di errore fatta dalla classe arbitrale dopo aver discusso ed analizzato a vari livelli quel gol annullato a Park in Kloten-Ambrì (al 59’32’’ sul 2-1 per i Flyers…) e poi ritenuto, appunto a tavolino, valido: le immagini in effetti non dimostravano la volontarietà della deviazione di pattino da parte dell’attaccante biancoblù. Fatto sta che a partire dal turno di campionato successivo (vedi gol-partita di Hollenstein nell’overtime di Berna-Ginevra) agli arbitri è stata data insindacabile disposizione di procedere in questo senso: una rete va annullata solo se le immagini (di)mostrano un’irregolarità al di là di ogni dubbio. Meglio tardi che mai, se non altro.
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