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Mondiali sì, Mondiali no...

03.05.2014 - aggiornato: 03.05.2014 - 06:00

Dalle rinunce iridate alla moria di arbitri in Svizzera, passando per Julien Vauclair.

Julien Vauclair, al contrario di altri, si trova costretto a saltare i Mondiali contro la sua volontà a causa dell'ennesima commozione cerebrale. (foto KEYSTONE/Laurent Gillieron)

di Piergiorgio Giambonini

Nell’attesa di entrare per davvero in “clima Mondiali”, ed ancor prima di conoscere – dopo tante e tali defezioni per infortuni, acciacchi e rinunce di vario genere e credibilità – quella che sarà la nazionale che Sean Simpson riuscirà a portare in Bielorussia per il suo quinto e ultimo Mondiale sulla panchina svizzera, facciamo oggi alcune annotazioni / riflessioni su quanto accaduto appunto lo scorso weekend.

La prima, a non averne dubbi, legata proprio alla lista vieppiù corta dei titolari di Stoccolma e/o Sochi che settimana prossima mancheranno all’appello a Minsk. Solo per dire che agli “olimpionici” di febbraio Simpson aveva fatto – a quanto pare – sottoscrivere un impegno a mettersi ad eventuale disposizione di lì a tre mesi anche per i Mondiali: ma il fatto che quello bielorusso sarà il capolinea elvetico del coach, ha evidentemente convinto i vari Stephan, Martin Plüss, Gardner, Trachsler e Blindenbacher che il prezzo da pagare per il loro forfait sarà nullo, visto che a novembre si ripartirà con un nuovo selezionatore.

In proiezione Mondiali 2014 c’è insomma chi potrebbe ma non vuole, e chi invece vorrebbe ma forse non potrà. Diciamo allora, a questo punto, di Julien Vauclair.

Da una parte per la sua enorme voglia – al contrario appunto di troppi altri – di esserci ancora e sempre, a 34 anni e dopo 12 Mondiali e 3 Olimpiadi, uno storico argento e due bronzi conquistati a suo tempo in età U18 e U20. Anche a costo di sorbirsi a fine stagione un campo d’allenamento di cinque settimane, neanche fosse uno sbarbatello alle prime esperienze in maglia rossocrociata. Dall’altra per ribadire quanto ingiusto e dunque crudele sia troppo spesso, anche nello sport, il destino: perché altro non ci vien da dire a fronte di quella che è la sesta commozione cerebrale rimediata dal difensore bianconero nello spazio di appena due anni e mezzo.

Altra riflessione d’attualità: le due recenti “scampagnate” pre-Mondiali della nazionale alla periferia dell’hockey che conta, son state – stavolta più che mai – un successone. Venerdì la Patinoire du Littoral di Neuchâtel (dove la nazionale non faceva tappa da esattamente vent’anni) era stracolma come mai lo era stata in passato: 6.165 spettatori e nuovo record della pista.

A proposito: nella bella Neuchâtel son lì in bella mostra uno accanto all’altro, uno stadio di calcio e uno di hockey doppio oggetto di giustificata invidia ma entrambi senza squadre di punta a farne buon uso, visto che su entrambi i fronti si è dovuti ripartire da un clamoroso fallimento, e che su entrambi i fronti (con Gil Montandon in primissima fila su quello hockeistico) si sta ricostruendo in Prima Lega.

Poi domenica la nazionale è stata accolta da 4.200 spettatori in una Basilea costretta da parte sua a vivacchiare davanti a pochi intimi nell’anonimato della serie B e all’ombra, in tutti i sensi, della “grandeur” calcistica.

Tornando a Neuchâtel: la serata di venerdì è iniziata e s’è conclusa con una doppia cerimonia di celebrazione di Stéphane Rochette, alla sua ultima partita in veste di arbitro, e futuro responsabile del settore giovanile del Losanna. Rochette che aveva iniziato la sua “seconda vita” svizzera nel 1991 proprio a Neuchâtel nello stesso stadio che venerdì a fine partita lo ha acclamato persino sotto le curve con una simpatia – “ritiro” della sua ex maglia di giocatore compreso – che probabilmente nessun altro arbitro al mondo si è mai visto tributare nella storia dell’hockey, e magari non solo dell’hockey… Rochette dunque lascia, e lascia anche Reiber, che il suo congedo lo ha celebrato di lì a due giorni sul ghiaccio di Basilea, in pompa un po’ meno magna ma pure lui tra lacrime e applausi.

Ed ora  vorrebbe lasciare anche Kurmann (classe 1966), e Massy (1963) raccoglie ormai più fischi che consensi, e negli ultimi playoff non ha in effetti avuto molto spazio. Insomma: se a livello di arbitri non siamo messi benissimo, come saremo messi fra un anno o due?

 

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