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“Top e Flop” stagionali

27.03.2014 - aggiornato: 27.03.2014 - 16:03

“Top e flop” stagionali, a mo’ di appendice alle pagelle proposte negli scorsi giorni dall’esimio collega Pietro Filippini. 

(FOTO FIORENZO MAFFI)

di Piergiorgio Giambonini
 
Partendo dal Lugano, e dal suo meglio. Potrei dire Brett McLean, per la qualità del lavoro a tutta pista e l’inusitata quantità di reti garantite (18): l’ultima l’ha segnata però il 25 gennaio, e dai playoff è uscito con uno zero assoluto. Potrei dire allora Fredrik Pettersson, perché è stato lui a svegliare di botto il Lugano in autunno ed a fargli cambiare finalmente marcia, ma dall’infortunio di metà gennaio non s’è più ripreso del tutto. Potrei dire magari Elvis Merzlikins, che dal nulla è arrivato in un attimo al top del rendimento, ma che ancora non ha avuto il vero “battesimo” dei playoff. Dico allora Stefan Ulmer, perché finalmente ha fatto e confermato l’atteso salto di qualità, e a 23 anni è diventato giocatore di qualità e sostanza, un leader insomma, tanto da convincere definitivamente lo staff tecnico a pianificare il prossimo campionato con quattro stranieri attaccanti.
 
I flop bianconeri. Brady Murray, condizionato sì dall’ennesimo infortunio, ma che da potenziale cecchino s’è trasformato in manovale? Oppure Glen Metropolit, che non va più neanche a spingerlo, e che la sua immensa classe riesce ormai a dispensarla solo negli ampi spazi concessi dai power-play? O magari Mikko… Lentonen, che dopo aver toppato nei mesi trascorsi a Berna ha fatto ancora peggio nelle settimane passate alla Resega? No, il peggio del peggio in casa HCL quest’inverno lo affibbiamo ad Ilkka Heikkinen, in funzione del rapporto potenziale – prestazioni, lui che per qualche mese nell’autunno del 2012 aveva fatto sognare il Lugano di aver trovato l’erede di Nummelin, ma che per un campionato e mezzo ha poi giocato e lavorato come un operaio qualsiasi.
 
Ed ora i top biancoblù. Le candidature partono ovviamente dalla prima linea d’attacco. Ma Richard Park dopo il suo miglior autunno degli ultimi anni e dopo l’infortunio alla testa non ha più ritrovato quella “presenza” offensiva, e nei playoff è praticamente sparito. Ma Alexandre Giroux pur avendo segnato 22 gol ha pagato fin troppo il suddetto calando del suo centro preferito, e nei playoff non ha fatto quanto tutti (Pelletier in primis) si aspettavano da lui. Ma Inti Pestoni, pur essendosi consolidato come importantissimo “uomo assist”, ha fatto un ulteriore passo indietro a livello realizzativo (8 gol). E il top stagionale in casa HCAP lo assegniamo allora al “portierino” Sandro Zurkirchen, che non ancora 24enne ed alla sua prima stagione da co-titolare ha avuto tre enormi meriti: ha debuttato e giocato fino in fondo su livelli altissimi, ha di conseguenza “costretto” Schaefer a fare altrettanto, e ha così garantito a tutta la squadra la base fondamentale di fiducia su cui costruire la lunga ed a tratti esaltante scalata ai playoff.
 
I flop leventinesi, per chiudere. Daniel Steiner, che tra il 3 dicembre e il 18 marzo ha segnato solo 2 gol? Sami El Assaoui, che invece di dar spazio al suo (presunto?) talento, ha parlato e sparlato nei tempi e modi meno indicati? Oppure Alain Miéville, che ha firmato prestissimo a Losanna e poi – a cavallo, è vero, di un infortunio – nelle ultime 14 partite stagionali ha firmato la miseria di 3 assist? No, il flop stagionale in casa HCAP lo assegno a Jason Williams, o meglio a quel che di Jason Williams è rimasto in questa sua stagione a lungo condizionata dal brutto infortunio e intervento chirurgico primaverile al polso, ma soprattutto – alla lunga – da un’attitudine e quindi da un rendimento sempre più lontani dalle aspettative. E questo sì che ha pesato sul bilancio biancoblù di fine stagione.
 

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