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Tra novità e tradizioni

11.04.2014 - aggiornato: 11.04.2014 - 13:50

Considerazioni sulle serie di playoff e di playout.

(foto KEYSTONE/Patrick B. Kraemer)

di Piergiorgio Giambonini

Comunque vada a finire stasera all’Hallenstadion gara-7 tra Zurigo e Ginevra [cioé 4-0 per i Lions. L'articolo originale è stato scritto alla vigilia di gara-7], quella che partirà già sabato sarà una finale inedita: mai, in effetti, a giocarsi il titolo nazionale in 28 anni di era-playoff si sono ritrovati di fronte Kloten e ZSC in un derbissimo tutto zurighese, né mai è successo tra Flyers e Servette. Quest’ultimo, del resto, di finali ne ha giocate finora solo due, perdendole entrambe: nel 2008 contro lo Zurigo e nel 2010 contro il Berna.

Fatto sta che se da una parte i Lions con l’inizio dei playoff han perso quella continuità sia offensiva che difensiva che aveva loro permesso di “uccidere” il campionato, e si son fatti così portare a gara-7 prima dal Losanna nei quarti ed ora dal Ginevra, sull’altro fronte la squadra di McSorley sta gestendo alla grande gli alti e bassi di questa serie per molti versi strana, e all’odierna “bella” delle semifinali approda oltretutto con una certezza in più: quella cioè di aver ritrovato proprio martedì tra i suoi numerosi e micidiali cecchini anche quell’Hollenstein che dalle prime dieci serate di playoff era uscito con la miseria di 2 assist. Faccia insomma attenzione, il pur favorito ZSC.

Sull’altro fronte dell’hockey zurighese, alla finalissima si prepara invece in santa pace il solido Kloten, passato nel giro di un anno dai playout alla sfida-scudetto: solido per assetto di gioco, solido per equilibri tra le varie linee, solido anche mentalmente. Ad immagine, senza andar troppo lontani, della doppia esplosiva reazione vincente avuta prima all’1-7 incassato alla St. Léonard in gara-4, e poi al clamoroso epilogo di gara-6 pure sul ghiaccio friborghese.

Dodici mesi dopo la finale persa col Berna, esce così di scena al secondo turno il Gottéron: basti allora dire che da un anno all’altro nelle semifinali Conz ha accusato una quota nettamente più alta di “flop” e che il fondamentale trio Sprunger – Bykov – Plüss ha segnato 2 sole reti in 6 partite. E quando le basi sono queste, tutto il resto diventa aria fritta.

Detto questo, diciamo anche dei playout, e dei pasticci combinati dietro le quinte del Bienne, e parallelamente di quella che è diventata l’ormai tradizionale “operazione salvezza” sul fronte Rapperswil. Il Bienne, dapprima: che dopo due presenze consecutive nei playoff ha accusato stavolta una regular-season tutta sotto la linea. Chiudendola se non altro a +11 sui Lakers ultimissimi, con gli stessi loro enormi problemi offensivi, ma con una cinquantina di reti incassate in meno, dopodiché ha iniziato con due illusori successi l’inedito torneo di piazzamento, salvo poi andare però progressivamente alla deriva, perdere in 6 partite lo spareggio con il poco considerato Rappi e ritrovarsi così a doversi ora giocare la salvezza nella serie da incubo con il Visp fresco campione a sorpresa di LNB dopo esser partito dal 4° posto della regular-season.  È crisi dunque profonda, a Bienne, con accuse per nulla velate all’indirizzo di staff tecnico e squadra addirittura pubblicate nero su bianco da un membro del CdA. Finisca come finisca questo rigido inverno seelandese, l’impressione è che a Bienne l’era-Schläpfer sia forse al capolinea, perlomeno nel doppio ruolo di coach e DS…

Il Rapperswil, a questo punto. La squadra di Anders Eldebrink è stata condannata con larghissimo anticipo ai suoi sesti playout consecutivi. Poi però ha fatto, e bene, tutto quello che andava fatto nel momento decisivo: ha chiuso il torneo di… transizione battendo una prima volta il Bienne, e poi – come detto – lo ha battuto altre quattro volte nello spareggio. E si è salvato a testa alta risparmiandosi pure quest’anno le battaglie per la sopravvivenza, o Ligaqualifikation che dir si voglia. E allora la notizia è (anche) che in sei playout consecutivi i Lakers si sono sempre tolti in anticipo dai pasticci veri, cacciandoci / lasciandoci a turno – e due volte a testa – i vari Ambrì, Langnau e appunto Bienne. Il tutto affidandosi, in questi sei anni, ad un totale di sette diversi allenatori…

 

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