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Ecologia del denaro

30.01.2018 - aggiornato: 30.01.2018 - 12:20

di Valerio Ortelli

I Bitcoin sono prodotti da mining pools: gruppi di sistemi che calcolano incessantemente i blocchi di criptomoneta da immettere sul mercato. Se volete associarvi potete assemblare un vostro sistema hardware, iscrivervi e iniziare a collaborare ai processi per generare le prossime monete.

Un paio di calcoli e vi accorgerete che il vostro contributo è minimo e la potenza di calcolo necessaria molto alta. All’inizio la difficoltà per generare un Bitcoin era bassa, ma questa aumenta man mano che il numero di monete aumenta ed è proporzionale alla sua diffusione.

In Siberia si sono accorti che con un buon sistema privato di mining, si produce abbastanza calore da riscaldare la casa e questo la dice lunga sui consumi di energia necessari. La buona novella, per loro, è che la produzione di Bitcoin è sufficiente per pagare l’energia e per guadagnare qualche soldo in più. Riscaldamento gratis, finché dura… si sa che il Bitcoin ha un numero massimo di monete prestabilito, e siamo già nella parte alta: 16,8 milioni su 21 producibili.

Il Bitcoin Energy Consumption Index, curato da Digiconomist, stima al 30 dicembre 2017, un consumo energetico annuale di 36 Twh, superiore ai 32 TWh dell’intera Danimarca.

Poi ci sono le altre criptomonete: Dash, Ethereum, Dogecoin…

E come la mettiamo con la moneta reale? Il metodo di produzione, inteso come stampa è più facile e a buon mercato, il prezzo della carta e dell’inchiostro. Ma non c’è solo questo, al di là del pezzo di carta il denaro non si inventa (mmm… o forse sì).

Per produrre moneta, prima si deve produrre ricchezza e si sa che tutto parte dall’energia. La ricchezza globale, quella che ci permette di vivere questa società, in questa fase storica, dipende dal PIL, perciò l’energia contenuta nel denaro è la stessa che ha generato il PIL.

E così un ragionamento che parte dal Bitcoin ci fa capire come il denaro, anche il denaro classico, è il prodotto di un gran consumo di energia. Cioè, noi qui, con la nostra paghetta, per il solo fatto di intascarla, stiamo bruciando il mondo.

Poi ci sono gli ecologisti che pretendono di caricare poco l’ambiente. No, no, ogni franco pesa tanto quanto ogni altro franco, che lo spendiamo in un modo oppure nell’altro. Spendendolo lo rimettiamo in circolo e permettiamo a questa economia di girare, mentre i miliardi che girano necessitano della corrispondente energia. Se decidessimo di toglierlo dal mercato mettendolo sotto il materasso, qualcuno dovrebbe produrne di nuovo per rimpiazzarlo. L’unico rapporto ecologico possibile col denaro è di non accettarlo a priori.

Allora, chi è disposto qui fra noi a tagliarsi lo stipendio?

In conclusione siamo tutti ecologisti, ma solo finché non si tocca… come diceva Guccini? “Le tue braghe, il tuo sudore e l’odore che porti attorno”.

 

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