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Quanto fa paura la parola "diverso"

29.05.2017 - aggiornato: 29.05.2017 - 17:33

di Pedro Ranca Da Costa

© Foto archivio

La diversità si configura come un elemento tipico del quotidiano poiché ognuno di noi è diverso dall’altro, l’intera esistenza di ciascuno è costellata dalla presenza dell’altro, del diverso eppure non ci si abitua mai a tutte le sfumature esistenti, per cui tutto ciò differisce da quella che per ognuno rappresenta la norma continua a spaventare e ad essere oggetto di discriminazione.

Etimologicamente con il termine diversità si indica la presenza di tratti che rendono diversa una cosa o una persona da un’altra appartenente alla stessa tipologia Religione, cultura, razza, orientamento sessuale o la presenza di una disabilità rappresentano i maggiori elementi di differenza tra gli individui e sono quelli che vengono maggiormente additati e resi oggetto di .discriminazione. La discriminazione del diverso può  rappresentare uno stile difensivo, un modo per proteggere la nostra individualità da quella diversità che non riusciamo a capire. Ma ci siamo mai fermati a chiederci come mai la diversità ci fa cosi tanta paura? Proviamo a comprenderne le motivazioni.

L’essere umano, per sua stessa natura, è spaventato da ciò che non conosce e che non riesce a comprendere.  Di conseguenza, le persone riescono meglio a comprendere ciò che è più simile a loro, al loro modo di vivere e alle credenze proprie. Si tende a pensare inconsciamente che il proprio stile di vita, il mondo al quale si appartiene sia l’unico possibile e l’unico nel quale si possa vivere bene e dignitosamente, per cui tutto quello che devia dalle proprie norme di riferimento viene definito “anormale” per cui diverso e cattivo. Per questo abbiamo paura del diverso, perché non siamo noi. La parola diverso fa paura a tutti .Non c’è niente da fare nonostante gli sforzi mentali e culturali che si possono fare, il diverso fa paura perché non lo conosciamo. Ma la voglia di relazionarci agli altri ci avvicina,  ci fa innamorare, ci rende in un’unica parola: esseri umani. Allora il discorso diventa: in fondo siamo uguali, non siamo diversi e la discriminazione non deve sussistere. Ma la conseguenza apparentemente tollerante non è una soluzione giusta. E’ solo ipocrita, ancora una volta.   

Nel mondo non siamo tutti uguali, (per fortuna) ma tutti abbiamo gli stessi diritti di vivere una vita dignitosa e felice. Non siamo diversamente qualcosa, come se ci fosse un punto di riferimento giusto e il resto si adatti oppure niente. Purtroppo la stessa cosa accade con gli immigrati: un musulmano è accettabile solo quando si toglie il velo e quando ha gli stili di vita identici ai nostri. Allora lo accettiamo. Allora forse può essere considerato bravo e onesto come noi, se veste come noi, se parla come noi. Ma l’etnocentrismo è razzismo, l’opposto dell’accettazione. Assimilare le persone a noi stessi non è tolleranza, è solo una prepotente ignoranza, un’imposizione violenta della nostra cultura.

L’altro, il diverso, il dissimile siamo anche noi per qualcun altro. Per cui, se rientrasse in un concetto di normalità e bellezza la diversità sarebbe meno spaventosa. La diversità è una ricchezza che permette di confrontarsi e migliorarsi costantemente, è un’occasione di crescita e di introspezione. Se si avesse una tale concezione  positiva dell’altro diverso da noi, certamente la diversità spaventerebbe molto meno. Impariamo a riflettere.

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