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Tassa sul sacco: "Parigi val bene una messa"

16.05.2017 - aggiornato: 16.05.2017 - 13:42

di Giovanni Bruschetti

FOTOGONNELLA

"Parigi val bene una messa" è espressione comune con cui si rimanda al sacrificio o alla rinuncia che vale la pena di fare per ottenere un risultato importante. La sua origine viene fatta risalire ad un episodio storico di fine '500, periodo in cui le guerre di religione lacerano l'Europa e la Francia è devastata da scontri sanguinosi per la successione al trono. l due principali pretendenti sono Enrico di Navarra (1553-1610) di religione protestante ed Enrico di Guisa (1614-1664) che guida lo schieramento cattolico. È Enrico di Navarra a prevalere, ma, per poter entrare a Parigi ed essere incoronato re, abiura il protestantesimo e, il 25 luglio 1593 nella basilica di Saint-Denis, si converte alla religione cattolica.

In quell'occasione si dice abbia pronunciato la frase "Parigi val bene una messa", rimasta nel tempo famosa e ancor oggi utilizzata per giustificare un sacrificio o un compromesso in funzione di un obiettivo importante da raggiungere.

Da anni, ormai, anche il nostro Cantone vive una sua "guerra di religione" che, fatte le debite proporzioni, altrettanto divide, appassiona e lacera il nostro territorio. Partita fin dagli anni '90 del secolo scorso a fronte di posizioni contrapposte attorno alla soluzione a livello cantonale per lo smaltimento dei rifiuti -da alcuni anni ormai stabile e funzionante in quel di Giubiasco- si è trascinata fino ai giorni nostri con il nome de "La guerra del Sacco", con chiaro riferimento, piuttosto che a quello di romana memoria ad opera delle truppe lanzichenecche, a quello sicuramente meno nobile, ma comunque ingombrante, del "ruut" ticinese.

In tale contesto, anche il Ticino ha la sua "Parigi da conquistare", che di nome fa Lugano: prima Città del Ticino, anche se in materia di smaltimento dei rifiuti sembrerebbe apparentemente ancora allineata alle logiche di un non meglio definito "villaggio gallico". In tale contesto, anche il Ticino ha il suo "Enrico  di Navarra" che, appena nominato Consigliere di Stato, con indubbio pragmatismo e ferma decisione ha pubblicamente abiurato la religione "anti sacco", predisponendo così le basi di una possibile soluzione a questa nostra "guerra dei trent'anni" in salsa ticinese, mediante una legge su cui a breve il "popolo sovrano" sarà chiamato ad esprimersi.

La speranza è che il buon senso abbia a prevalere e che, sulla scorta degli indubbi vantaggi e risultati  di un sistema di raccolta e smaltimento rifiuti basati sul principio causale della "tassa sul sacco", la modifica di legge proposta da Claudio Zali possa essere confermata ed introdotta su tutto il territorio cantonale, con definitiva conclusione di una battaglia che ha ormai fatto il suo tempo.

A sostegno di tali posizioni porto l'esempio del Comune di Massagno in cui, proprio sulla base dei nuovi indirizzi cantonali, nel 2016 è stata introdotta la tassa sul sacco, a fronte di un precedente regolamento che già fin dal 1974 si basava sul principio di causalità espresso dal numero dei locali per singolo alloggio. In un solo anno la produzione dei rifiuti solidi urbani (RSU) è diminuita da 14'780 a 9'770 quintali, con una riduzione del 33.9%; mentre i costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti sono diminuiti di 197'151.82 chf, pari ad un risparmio del 23.6% e corrispondente a quasi un punto del moltiplicatore fiscale comunale.

Con buona pace delle polemiche nostrane: "Parigi val bene una messa", ce lo insegna la Storia!

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