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IRB e SwissTPH uniti contro la malaria

20.03.2018 - aggiornato: 20.03.2018 - 15:15

Un team di ricercatori dei due istituti ha scoperto nuovi anticorpi che bloccano la malattia sul nascere. Lanzavecchia: "Il suo debellamento è ora a portata di mano".

© USI

Un team di ricercatori dell'Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB), affiliato all'Università della Svizzera italiana, e dello Swiss Tropical and Public Health Institute (SwissTPH), istituto associato all'Università di Basilea, ha scoperto un nuovo tipo di anticorpi che bloccano il parassita della malaria nella fase iniziale dell’infezione, conferendo quindi una immunità sterilizzante.

Questi anticorpi si legano alla superficie degli sporozoiti, la forma infettiva del parassita della malaria che viene iniettato nel sangue dalla zanzara. Questo lavoro, che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Medicine, è stato realizzato in collaborazione con ricercatori dello Scripps Research Institute di La Jolla e del Center for Infectious Disease Research di Seattle ed è stato parzialmente finanziato dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS), dall’European Research Council (ERC), dallo Swiss Vaccine Research Institute e dalla Fondazione Aldo e Cele Daccò.

Il contesto

Il parassita Plasmodium falciparum, che causa la forma più grave e mortale della malaria, è responsabile di circa 400’000 morti all'anno. La zanzara inietta un piccolo numero di parassiti (da 10 a 100). Questi parassiti, detti anche sporozoiti, raggiungono rapidamente il fegato dove si espandono e danno luogo a una massiva infezione dei globuli rossi, che causa una severa patologia. Gli anticorpi possono quindi proteggere a due livelli: nella fase iniziale, bloccando gli sporozoiti, e nella fase acuta della malattia, bloccando i globuli rossi infetti. 

Lo stesso team svizzero aveva riferito, in due lavori pubblicati in precedenza sulla prestigiosa rivista Nature, un nuovo meccanismo molecolare che genera anticorpi ad ampio spettro in grado di legare i globuli rossi infetti dal parassita e quindi di tenere sotto controllo l’infezione. Il nuovo studio descrive invece anticorpi in grado di bloccare l’infezione sul nascere. 

La scoperta

Una porzione della proteina di superficie degli sporozoiti (CSP) è alla base dell’attuale vaccino (RTS,S), che purtroppo ha solo una modesta efficacia nel prevenire l’infezione. Per questo motivo sono stati testati vaccini sperimentali basati su parassiti interi attenuati. Il team svizzero ha isolato una serie di anticorpi monoclonali da individui che sono risultati protetti da uno di questi vaccini sperimentali (vaccino Sanaria PfSPZ) e ha scoperto che gli anticorpi più efficaci riconoscono una porzione della proteina di superficie degli sporozoiti che non era stata inclusa nell’attuale vaccino RTS,S.

Ulteriori test effettuati a Seattle hanno confermato che questi anticorpi sono molto potenti nel prevenire l'infezione da malaria. Questo studio ha quindi identificato una nuova regione della proteina di superficie del parassita, essenziale per indurre potenti anticorpi neutralizzanti e che può quindi essere sfruttata per produrre un vaccino di seconda generazione contro la malaria.

"Il debellamento della malaria a portata di mano"

Secondo Antonio Lanzavecchia, direttore dell’IRB e coordinatore dello studio, "un vaccino in grado di bloccare l’infezione sul nascere ha il potenziale di debellare la malaria. La scoperta di questi anticorpi suggerisce che questo obiettivo è ora a portata di mano. Questo è stato un lavoro di squadra avviato da un team svizzero con competenze nella biologia degli anticorpi e negli studi clinici. Il nostro obiettivo ora è produrre un vaccino in grado di indurre questi potenti anticorpi neutralizzanti".

Luca Piccoli (IRB), uno dei principali autori dello studio, afferma: "È sorprendente scoprire come una regione così piccola della proteina possa innescare anticorpi neutralizzanti così potenti. Questo è molto incoraggiante per lo sviluppo di un vaccino efficace su vasta scala".

Joshua Tan (IRB), co-autore dello studio, afferma: "I nuovi anticorpi che abbiamo isolato riconoscono una porzione della proteina che potrebbe essere sfruttata per produrre un vaccino efficace".

Per Claudia Daubenberger, responsabile dell'Unità di Immunologia Clinica dello SwissTPH e co-autore senior, "la collaborazione di lungo corso tra lo SwissTPH, che ha condotto diversi studi clinici con vaccini sperimentali, e l'IRB, che ha condotto analisi dettagliate di immunologia di base, fornisce delle conoscenze sorprendenti e inedite sull'immunologia umorale contro la malaria". 

(Red)

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