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Trovati i resti dell'ultimo asteroide che colpì la terra

04.01.2018 - aggiornato: 04.01.2018 - 16:36

Resta il mistero del cratere. L'asteroide è caduto circa 800mila anni fa, quando sulla terra c'erano già gli antenati dell'uomo e potrebbe aver modificato il clima.

© Foto dal web

Sono stati trovati i frammenti vetrosi dell'ultimo grande asteroide caduto sulla Terra. Doveva avere il diametro di circa un chilometro e circa 800.000 anni fa ha colpito una zona imprecisata del Sud-Est asiatico. Resta infatti il mistero del cratere, non ancora individuato. Pubblicata sulla rivista Geology e riportata anche sul sito della rivista Science, la scoperta si deve al gruppo dell'australiana Curtin University guidato da Aaron Cavosie.

Avvenuto in un'epoca in cui sulla Terra c'erano già gli antenati dell'uomo, l'impatto potrebbe aver modificato il clima perché avrebbe scagliato nell'atmosfera una quantità di materiali tale da bloccare la luce del Sole per mesi o per anni.

I resti di quell'evento catastrofico sono stati scoperti in un regione vasta tra Asia, Australia e Antartide: sono frammenti vetrosi di varie dimensioni, i più grandi dei quali pesano 20 chilogrammi. 

Analizzando la composizione chimica di tre di essi scoperti in Thailandia, i ricercatori hanno individuato tracce di un minerale raro, chiamato reidite, e di zirconi, che si formano ad altissime pressioni. Di qui la deduzione che i frammenti scoperti in Thailandia dovrebbero essere i più vicini al punto dell'impatto.

Considerando la distribuzione dei resti in un'area molto vasta e le pressioni necessarie alla formazione dei due minerali, i ricercatori hanno calcolato che l'asteroide probabilmente aveva il diametro di un chilometro e avrebbe generato un cratere largo circa 100 chilometri. Tuttavia, nonostante le dimensioni e l'età relativamente recente, del cratere non ci sono tracce. 

"La mancata individuazione del cratere potrebbe essere dovuta la fatto che ci sono zone della superficie della Terra che vengono rimodellate con più frequenza da eventi geologici e atmosferici", ha rilevato Giovanni Valsecchi, dell'Istituto Nazionale italiano di Astrofisica (Inaf). 

In 800.000 anni, ha aggiunto, è possibile che siano avvenuti cambiamenti che ora rendono difficile individuare le tracce dell'impatto. Inoltre l'area potenzialmente interessata è così vasta che sarà necessario molto tempo e molti mezzi per individuare il cratere, ammesso che ancora ci sia.

(Ats)

 

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