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Il teenager milionario che sa essere decisivo

06.07.2016 - aggiornato: 06.07.2016 - 04:00

Ritratto del giocatore più in forma del Portogallo, Renato Sanches, che sta oscurando persino Cristiano Ronaldo. Sul talento non si discute, ma sui soldi spesi dal Bayern Monaco... sì.

© EPA/OLIVER WEIKEN

di Stefano Marelli

 

Renato Junior Luz Sanches viene da un quartiere povero e pericoloso, fa parte di una minoranza etnica ed è originario di una ex colonia. Ci sono tutti gli ingredienti, insomma, per un ritratto strappalacrime che riproponga il cliché del brutto anatroccolo e del riscatto di Cenerentola. Se poi aggiungiamo che il Benfica – 10 anni fa – lo acquistò dall’Aguias de Musgueira per soli 750 euro e la classica sacca da 25 palloni, il quadretto stereotipato è completato in poche righe. E così – per fortuna – possiamo parlare d’altro.

Nella prima fase dell’Europeo, il ragazzo è stato fra i pochi portoghesi a salvarsi. Entrato in campo in corso d’opera, è sempre riuscito a lasciare il segno. Giusto dunque che, ad un certo punto, Fernando Santos l’abbia schierato – per la prima volta – titolare. Del resto, ha dimostrato di meritare il posto molto più di qualche suo compagno più famoso, più considerato e più capriccioso. La fiducia del tecnico lusitano è stata ripagata nel migliore dei modi: il gol del pareggio contro la Polonia nei quarti lo segna proprio Renatino.

O garoto – 19 anni ancora da compiere – possiede qualità non banali: forza fisica, abilità nel palleggio, personalità da vendere, invidiabile tiro dalla distanza. E treccine che ricordano Clarence Seedorf, al quale il virgulto dice di ispirarsi. In un mondo normale, ci sarebbero tutti i presupposti affinché – fra qualche anno, a maturazione completata e promesse mantenute – un grande club vada a bussare alla porta del Benfica con un bel po’ di quattrini per l’acquisto del campioncino. Ma questo, mi spiace deludervi, non succederà. E la ragione è assai banale: semplicemente perché tutto ciò è già accaduto. Renato Junior Luz Sanches – dopo soltanto 34 partite ufficiali (e 2 reti) con la maglia delle Aquile – un paio di mesi fa ha firmato infatti un contratto che lo lega al Bayern Monaco per i prossimi 5 anni. A cifre da capogiro. Montagne di milioni che, secondo logica e buon senso, andrebbero spese – se proprio si è obbligati – per giocatori già affermati, col carniere traboccante di trofei importanti, e che abbiano abbondantemente dimostrato di saper dare garanzie. Ma il nostro, evidentemente, ha smesso di essere un mondo normale già da un pezzo.

I bavaresi, battendo la concorrenza del Manchester United, per il teenager hanno già versato 35 milioni. E altri 5 li sganceranno ogni volta che il ragazzo avrà collezionato 25 presenze, fino ad un massimo di 25 milioni. Senza dimenticare un ulteriore bonus da 20 milioni che il club di Lisbona incasserà qualora il capoverdiano dovesse entrare fra i primi 3 del Pallone d’oro o del FIFA/FIFPro World XI. Fatti due conti, arriviamo a 80 milioni di euro. Ora, può darsi benissimo – e glielo auguriamo di cuore – che il diciottenne manterrà le promesse, finendo per meritarsi tutta la gloria del mondo e giustificare cotanta spesa. Ma coi giovani non si sa mai e qualcuno, purtroppo, si perde per strada.

Parliamo ad esempio di gente come Pato, Balotelli e Saviola, le cui valutazioni stramilionarie – fissate all’epoca in cui giravano in motorino – sono state poi clamorosamente smentite quando – raggiunta la maggiore età – hanno cominciato a guidare Ferrari e Lamborghini. Ma ormai era troppo tardi per rivedere al ribasso le quotazioni, troppa gente ci avrebbe rimesso un sacco di grana. E ognuno, quindi, ha fatto in modo di truccare le carte affinché il gioco fosse portato avanti da tutte le parti in causa. E così abbiamo visto allenatori costretti a schierare titolari – per intere stagioni – cavalli zoppi o senza più birra, solo per legittimare e mantenere vivi contratti a cifre vertiginose (e vergognose) che il buon senso avrebbe invece voluto fossero rescissi da un pezzo. Altri esempi illustri? El burrito Ortega e Bojan. Oppure il Piccolo Budda Ivan De la Peña – che approdò in Italia come terzo giocatore più pagato della storia calcistica della Penisola, dopo Maradona e Ronaldo – ma le cui prestazioni furono men che ridicole. Roba da mettersi le mani nei capelli, se solo ne avesse avuti.

Renato Sanches – per tornare all’attualità – è stato fin qui il migliore dei lusitani, tanto da oscurare niente meno che sua maestà CR7. E speriamo per lui che, nei pochi giorni rimasti da qui alla fine del torneo francese, possa ulteriormente convincere i dirigenti bavaresi di aver fatto la scelta giusta. Ad ogni modo – ripeto – nulla potrebbe a mio parere giustificare la cifra sborsata dal Bayern per un ragazzo di neanche di 19 anni. Nemmeno un’eventuale tripletta in finale che regalasse ai portoghesi il titolo continentale. 

 

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