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Rossini, il gol e quella causa vinta

26.07.2016 - aggiornato: 03.08.2016 - 07:34

L’attaccante ex-Lugano commenta la positiva conclusione della querelle con lo Zurigo: "Mi hanno risarcito, ammettendo le loro colpe". 

Patrick Rossini ora può davvero sorridere.

© Maffi

di Gianluca Pusterla

È ripartito il campionato di Challenge League. Il Chiasso ha trovato sulla sua strada l’ambizioso Aarau di Schällibaum e noi ne abbiamo approfittato per fare una lunga chiacchierata con l’attaccante Patrick Rossini. Il bomber ci ha parlato a ruota libera dei suoi sogni e degli obiettivi della sua squadra, di come ha visto le ticinesi all’esordio e della fine (positiva) del contenzioso giudiziario con lo Zurigo.

Per la prima stagionale al Brügglifeld c’era grande entusiasmo: l’Aarau ha portato allo stadio quasi 4.000 spettatori e ha voglia di fare la voce grossa nel campionato di Challenge League. Così, però, al debutto  non è successo e un piccolo grande Chiasso, con il cuore prima che con i piedi, ha fermato gli argoviesi all’esordio. La squadra di mister Scienza, sotto un sole cocente, ha battagliato su tutti i palloni gettando letteralmente il cuore oltre l’ostacolo, azzerando così l’evidente divario tecnico tra gli uomini in campo.

All’uscita dallo stadio abbiamo incontrato Patrick Rossini, ticinese, e attaccante di un Aarau che sembra un’enclave del Ticino. «È vero, il mister (Marco Schällibaum, ndr) parla italiano e tanti giocatori sono ticinesi o sono transitati dal nostro Cantone. Con alcuni già eravamo in contatto e questo ci ha aiutato ha creare fin da subito un gruppo molto unito. Siamo amici, ci divertiamo dentro e fuori dal campo ed è sicuramente un vantaggio per noi».

Il bomber risponde alle nostre domande e nel frattempo esaudisce le richieste di due bambini: uno si fa “tatuare” l’autografo del numero 47 sul braccio e l’altro si fa firmare degli scarpini da calcio. In cambio gli lasciano un sorriso enorme e se ne vanno. Ma torniamo alla partita. Domenica Patrick il suo l’ha fatto, mandando un pallone alle spalle di Guatelli. Una leggenda inglese narra che, negli anni ’80, sul muro di una chiesetta nei pressi di Anfield Road, a Liverpool, ci fosse scritta una frase con la bomboletta spray: «Dio salva... Ian Rush ribadisce in rete!». Un elogio alla straordinaria capacità realizzativa dell’attaccante di un grande Liverpool capace di vincere tutto in patria e in Europa. Potrebbero copiare e incollare la frase anche ad Aarau. Rossini, come gli capita spesso, è stato il più lesto ad avventarsi su un pallone vagante e, in maniera anche un po’ sporca, ha gonfiato la rete. Un gol alla Rossini. Non bellissimo ma tremendamente efficace.

Per rompere il ghiaccio gli domandiamo quali sono i suoi obiettivi personali e della sua squadra. «Sono un ragazzo molto ambizioso e miro a migliorare la straordinaria stagione di Sciaffusa in cui segnai 22 reti. Non sarà facile ma sono abituato a posizionare l’asticella piuttosto in alto. Lavorerò molto duramente per farcela». E per quanto riguarda l’Aarau? «Va fatta una premessa – esordisce il 28enne – Questo è un campionato molto strano, con la presenza dello Zurigo e altre squadre con un budget elevatissimo per la categoria. La nostra società è solida e vuole fare bene, ma non siamo i favoriti. Per questo puntiamo a una stagione di vertice. In cuor mio un po’ spero nella promozione, ma se non dovessimo centrare quell’obiettivo non sarebbe sicuramente un fallimento».

Patrick, per tutti “Pippo”, come un altro calciatore capace di segnare reti a grappoli, è ben integrato nel Canton Argovia. Nello spazio temporale che trascorriamo insieme è un continuo stringere mani e salutare persone. «Qui mi trovo a casa. Per me e per la mia famiglia è l’ambiente ideale (la famiglia, composta dalla moglie Eleonora e i figli Leonardo e Vittoria si è trasferita in blocco, ndr). Per fare bene ho bisogno che mi si lasci in pace, che io possa lavorare con serietà ma senza troppe pressioni; quando è così, di solito, le reti arrivano...».

Due parole sul Chiasso. «Ad essere sincero li ho visti molto bene. Hanno ancora delle lacune, soprattutto dal punto di vista numerico, ma erano ben messi in campo e si vedeva la mano di mister Scienza. Tatticamente sono stati perfetti. Il Chiasso ha una difesa solida che potrebbe giocare tranquillamente in Super League e una serie di giocatori esperti che sanno “navigare nelle onde burrascose di questa categoria”. Se riusciranno ad acquistare ancora qualche giocatore faranno bene! E poi, contro di noi hanno giocato molti giovani formati in Ticino (tra Aarau e Chiasso al Brügglifeld sono scesi in campo nove giocatori provenienti dal Team Ticino, ndr); un aspetto positivo che va sottolineato». E sul Lugano, sua ex squadra: «Ero curioso di vedere in azione i miei ex compagni. Devo dire che mi hanno sorpreso in positivo. La prestazione contro il Lucerna c’è stata, il risultato no. Non va dimenticato che il Lucerna ha allestito una buona squadra e punta a stare in alto, per questo bisogna dare i giusti meriti a Manzo e ai ragazzi per aver messo sotto i lucernesi nell’arco di quasi tutta la gara. Dovessero ripetersi arriverà anche il risultato».

Rossini oltre alla rete segnata ha un altro motivo per sorridere. In settimana la querelle con lo Zurigo si è conclusa, in positivo. Il club del presidente Ancillo Canepa aveva avviato un procedimento contro l’attaccante (dopo averlo licenziato in tronco) a seguito della vicenda “premi a vincere”. Lo Zurigo, però, negli scorsi giorni ha ammesso l’errore e ha risarcito finanziariamente l’attaccante ticinese. «Mettere il punto finale a questa storia mi ha alleggerito. Per mesi la gente mi ha giudicato in maniera pesante e spesso ingiusta, ora lo Zurigo mi ha risarcito ammettendo la propria colpa. Si tratta di una cifra importante, ma non sono i soldi a rendermi felice, bensì l’essere uscito pulito da questa brutta vicenda». Il nostro incontro con lui sta per terminare, lo aspettano i ticinesi – con o senza virgolette – Martignoni, Pelloni, Ciarrocchi, Josipovic e Perrier. In programma hanno una cena, prima di pensare al prossimo avversario, il Winterthur.

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