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Un Tour de Suisse che promette spettacolo

12.06.2015 - aggiornato: 24.06.2016 - 11:43

La gara, ricca di storie interessanti e che fra gli anni Cinquanta e parte dei Sessanta è stata la terza corsa a tappe al mondo, offre quest’anno un parterre de roi. Nel bel mezzo fra Giro d’Italia e Tour de France, sulle nostre strade non mancheranno sfide mozzafiato, a partire da domani.

Il 24enne olandese della Giant Dumoulin, il nostro vero favorito per vestire la maglia oro.

di Simone Basso

Domani parte il Giro di Svizzera, settantanovesima edizione di quella che fu, nei Cinquanta e per uno scorcio di Sessanta, la terza corsa a tappe del mondo. Prologo in quel di Rotkreuz, sul lago di Zugo, per una competizione che, malgrado la concorrenza – ASO, ovvero la società del Tour de France – del Criterium del Delfinato, concomitante, vanta un gran parterre de roi. Il Tour de Suisse, da eoni, vive come gara raccordo tra il Giro e la Grande Boucle; raccogliendo i reduci (...) della corsa italiana e chi, la maggioranza, sta preparandosi per la cosiddetta Festa di luglio.

Avremo così, per la classifica o le tappe più impegnative, i vari Pinot, Majka, Pozzovivo, l’iridato Kwiatkowski, Dumoulin (il nostro vero favorito per la maglia oro...), Barguil, Izagirre, Van Den Broeck, Fuglsang, Thomas, Henao, Gesink, Spilak, ecc. Addirittura di Denominazione di Origine Controllata il gruppo dei classicomani, cominciando dai velocisti resistenti (Degenkolb, Kristoff e Cavendish bastano?), proseguendo con i ras alla Gilbert, Sagan, Stybar, Matthews, Van Avermaet, Albasini, Moreno... Insomma, si annuncia uno spettacolo di alto livello.
 
CANCELLARA & CO. I poco più di cinquemila metri a cronometro dell’apertura sembrerebbero pane per i denti di Fabian Cancellara. Rientrato al recente Tour ddei Fiordi, dopo la lunga convalescenza seguita all’incidente di Harelbeke, e al conseguente forfait dalle sue (...) classiche, ovvero la Ronde e la Parigi-Roubaix. Il problema è che la partecipazione del bernese è a rischio, dopo aver contratto un’infezione batterica alla gola: nulla di sorprendente considerando che, in Norvegia, si era corso in un clima invernale... Peccato, perché Spartacus potrebbe andare oltre le dieci affermazioni parziali e raggiungere le icone Koblet e Kübler a quota undici. I due capintesta assoluti nei successi di tappa. Magari per tenere distante Peter Sagan, mattatore delle ultime annate (nove frazioni).

Siamo curiosi di osservare il comportamento dello slovacco: a maggio, al Tour della California, ha fatto classifica e – resistendo in salita, facendo razzia di abbuoni e performando ottimamente contro il tempo – si è imposto sorprendendo tutti. Anche in Svizzera potrebbe provarci in vista, un giorno, di misurarsi per la vittoria in un Grande Giro. Un’altra nota statistica: Martin Elmiger parteciperà per la quattordicesima volta alla manifestazione, eguagliando due glorie elvetiche (Beat Breu, che trionfò nel 1981 e nel 1989), e Mauro Gianetti. Il primatista, con sedici, rimane Albert Zweifel, uno dei ciclocrossisti più forti di sempre.
 
il percorso Definiremmo standard il percorso di questo Giro di Svizzera. Non si disegnano più tracciati zeppi di salite, peculiarità degli anni Ottanta e di una parte dei Novanta; le altimetrie meno esagerate consentono più agonismo da parte di coloro che pensano all’imminente Tour. Quindi, molta media montagna, tra le quali spicca la terza tappa Quinto-Olivone col Gottardo all’incipit e Leontica nel finale, e un solo vero tappone.

Mercoledì 17, Unterterzen-Sölden, con lo sconfinamento in Austria fino al ghiacciaio del Rettenbach, reso celebre dal Gigante che apre, sul morire d’ottobre, la stagione della Coppa del mondo di sci alpino. Lunga (237,3 chilometri) e con un epilogo all’insù che farà selezione. Altrettanto decisiva la Due Giorni che chiuderà le danze, una sorta di andirivieni nei paraggi di Berna. L’ottava frazione, corta (152,5 km) e vallonata, e la nona e conclusiva, una cronometro individuale piuttosto esigente (38,4 km) che riscriverà definitivamente la classifica generale. L’oroscopo dice che il Tour de Suisse 2015 premierà un corridore completo, forte in salita e a suo agio con le lancette...
 
STORIE PARTICOLARI I Giri di Svizzera col cinque raccontano storie particolari. Il 1975 rappresentò lo zenith, il punto più alto nella carriera del grande Roger De Vlaeminck. Fuoriclasse versatile, straordinario sul passo, velocissimo, mago del pavé, Monsieur Roubaix era capace pure di exploit sulle pendenze più severe. Quell’anno straordinario cominciò con l’iride nel ciclocross e proseguì con una serie impressionante di affermazioni in primavera: tra le altre, la Tirreno-Adriatico (e tre tappe), il Trofeo Pantalica, la Roubaix e il Campionato di Zurigo.

Al Giro d’Italia, corso per aggiudicarsi la maglia ciclamino (la classifica a punti), si ritrovò a combattere – tra il serio e il faceto – con quelli della generale. Chiuse quarto e con in saccoccia sette (!) frazioni. Si schierò così, senza sentire la catena, al Tour de Suisse dove ingaggiò un duello fuori categoria con Sua Maestà Eddy Merckx, alla vigilia del sesto assalto alla maglia gialla. Il gitano di Eeklo, in stato di grazia, vinse il prologo a Baden e cominciò il braccio di ferro col Cannibale. Roger trionfò, mantenendo le insegne del comando per tutta la competizione, altre cinque volte: il quarto sigillo arrivò nella Tasch-Lugano, controllò Merckx da Silvaplana a Laax (finì quinto, ovvero l’unica occasione nella quale non concluse tra i primi due...) e festeggiò ad Affoltern, a cronometro, distanziando ulteriormente (di 13 secondi) il Campionissimo della Molteni. Malgrado le quarantaquattro vittorie, e la superiorità di quei mesi, De Vlaeminck non riuscì – su strada – a fasciarsi con l’arcobaleno.

A Yvoir, strafavorito, gli sfuggì Hennie Kuiper: un secondo posto amarissimo, lui che, nel dopoguerra, può essere considerato uno dei mammasantissima delle gare in linea senza un Mondiale in bacheca. Altro zingaro della bici, Phil Anderson schiantò la concorrenza dieci anni più tardi. Un 1985 da primattore il suo: protagonista al Fiandre e a Wevelgem (secondo in entrambi i casi dietro il coéquipeur Vanderaerden), vincente in più occasioni (Francoforte, Dauphiné Libéré, Settimana Catalana, Giro del Mediterraneo).

In Svizzera, un Anderson straripante rimontò Acacio Da Silva e si aggiudicò tre tappe e la generale: la prima maglia gialla australiana della storia (1981), fece quinto al Tour, cullando un sogno – realizzato dal connazionale Cadel Evans nel 2011 – che si spense nel 1986 per un’infezione intestinale mal curata. Non più corridore da tre settimane, sarebbe rimasto un notevole solista da classiche o brevi corse a tappe. Il fusto, negli anni della maturità, chiese e ottenne una massaggiatrice, che sarebbe poi divenuta pure la sua fidanzata... Un bel personaggio, mattocchio quasi quanto De Vlaeminck.

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