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L’immortalità di un guizzo nella storia

26.02.2018 - aggiornato: 26.02.2018 - 10:19

È calato il sipario ai Giochi invernali di PyeongChang, in Corea del Sud. Il prossimo appuntamento è con le Olimpiadi estive di Tokyo nel 2020.

Cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di PyeongChang

© AP

di Flavio Maddalena

 

Il signor Pita Taufatofua, “quello di Tonga”, prosegue imperterrito nella sua impresa (ipo)termica in mondovisione – qualche record l’avrà battuto pure lui? – mentre, alcuni metri più su, più in alto anche della bandiera svizzera sventolata con orgoglio dal nostro grande gigante gentile Ramon Zenhäusern, il braciere dell’arena concede un ultimo guizzo alla fiamma olimpica prima di inghiottirla. Fine dei Giochi. In un soffio – ci sembra di avvertirlo tramite lo schermo seguendo la cerimonia di chiusura e l’ultima sfilata dei portabandiera – a PyeongChang diventa se possibile un po’ più freddo (un freddo emozionale ovviamente, oltre a quello reale), dopo due settimane matte ed intense, dove se ne sono viste di tutti i colori, fuori e dentro le piste.

Smaltite anche le ultime tracce delle occhiaie modello panda ereditate da qualche levataccia olimpica, i Giochi ci mancheranno. Anche perché – ammettiamolo – ci stavamo prendendo gusto, noi svizzeri, a suon di medaglie. Da zero sono diventate una, poi due, poi cinque, al giro di boa. Quindi sette, otto, e di colpo undici medaglie – obiettivo minimo rossocrociato raggiunto – prima delle due doppiette finali. Fanno quindici in tutto! Si sono fatte desiderare all’inizio. Sono arrivate un po’ a singhiozzo, ma poi è stato come un pianto di gioia, a dirotto, liberatorio e commovente. Come quelli di Dario Cologna e di Michelle Gisin, campioni anche di emozioni. La delegazione svizzera ha eguagliato il suo record di medaglie ai Giochi invernali, quello di Calgary 1988, salendo a quota 15. Addirittura, analizzando il colore dei metalli, rispetto a trent’anni fa abbiamo portato a casa un argento in più (a scapito di un bronzo). Motivo per il quale potremmo persino spingerci a considerarle le più fortunate di sempre, in ambito rossocrociato. Comunque sia, le ricorderemo in primo luogo per questo, le Olimpiadi coreane.

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