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Stöckli è fiducioso: "Vedo molto potenziale"

22.07.2016 - aggiornato: 22.07.2016 - 09:28

Ieri a Tenero il capo missione della delegazione elvetica a Rio ha lanciato l’Olimpiade sudamericana. L’obiettivo è fare meglio di quattro anni fa a Londra.

© FOTO CHIARA ZOCCHETTI

di Nicola Martinetti

 

Mancano ormai solo due settimane all’inizio dei Giochi olimpici di Rio e in casa elvetica si stanno ultimando gli ultimi preparativi prima del lungo viaggio che porterà la selezione elvetica – composta da 109 atleti e atlete – nel paese carioca. Un’edizione, quella brasiliana, che sarà la prima a tenersi in una nazione sudamericana, ma anche la prima vissuta dall’ex giocatore di curling Ralph Stöckli in qualità di capo missione della delegazione rossocrociata: «Non vedo l’ora che inizino i Giochi! – ci ha confessato l’ex medaglia di bronzo alle Olimpiadi invernali di Vancouver nel 2010 – Abbiamo preparato questo appuntamento per quattro anni e ora ci siamo. Siamo tutti impazienti di prendere parte alla manifestazione e fare bene, a cominciare dalla cerimonia d’apertura nello stadio Maracaña. Inoltre saranno le prime Olimpiadi estive della storia che si terranno in Sud America, mi aspetto una grande festa da parte del popolo brasiliano, che sarà davvero caloroso e spettacolare».

Dall’inverno all’estate

È strano immaginare che un ex giocatore di curling, uno sport invernale, sia ora a capo della delegazione elvetica che si appresta a disputare i Giochi olimpici estivi: «Prima di me a ricoprire il mio ruolo vi era Gian Gilli, un’altra figura con molta esperienza negli sport invernali… Avranno voluto continuare la tradizione (ride, ndr)! Scherzi a parte non è questione di avere conoscenze specifiche con gli sport estivi, ma piuttosto con tutta l’organizzazione olimpica nella sua interezza, che è la stessa sia in estate che in inverno. Io ho maturato queste conoscenze sia come atleta che come vice-capo missione ai Giochi invernali di Sochi».

Il ruolo del capo missione

Molti si chiederanno che tipo di lavoro può effettivamente svolgere un capo missione per aiutare gli atleti a centrare i propri obiettivi: «Il mio compito è quello di permettere ad ogni elvetico di giungere nelle migliori condizioni possibili alla propria gara ed è quello che io e il mio staff abbiamo fatto negli ultimi quattro anni. Sarò presente a Rio principalmente per seguire gli atleti ed intervenire in caso di bisogno. Dunque, ovviamente, spero di dovermi limitare ad osservare le diverse competizioni (ride, ndr)». Il ruolo di capo missione ha sottoposto Stöckli a diverse sfide e problemi da risolvere. Uno in particolare: «Organizzare i vari trasporti è stato un inferno. Non solo degli atleti, che per inciso sono quelli più facili da sistemare, ma di tutto il materiale. Trasferire canoe, cavalli, biciclette, ecc... dall’Europa al Sud America credetemi, non è affatto semplice. È inoltre complicato far avere tutto ai vari alteti una volta che il materiale è effettivamente giunto in Brasile. Rio è una città straordinaria, ma è anche difficile districarsi nel suo traffico».

Un obiettivo molto chiaro

Negli scorsi giorni Stöckli ha dichiarato che l’obiettivo minimo della delegazione elvetica a Rio saranno cinque medaglie, ma come si arriva a determinare tale valore? «Solitamente si prende il numero di podi che si dovrebbero centrare se tutto andasse in maniera ottimale e poi lo si divide per tre. Credo che la Svizzera abbia un ottimo potenziale e che possa portare a casa più di cinque medaglie – comunque già una più che a Londra – ma quello è l’obiettivo minimo». Anche perché la visione delle Olimpiadi, rispetto a diversi anni fa, è cambiata. Una volta si prendeva parte ai Giochi sì per competere, ma vi erano anche diversi atleti ai quali andava bene anche solo partecipare. Oggi, invece, non è più così: «Non avremo turisti a Rio. I sistemi di qualificazione sono molto rigidi e per essere presenti è necessario avere un livello ottimale, che ti permette di essere competitivo anche in gara. Chiaramente questo non significa riuscire ad andare sul podio in ogni competizione alla quale si prende parte, ma anche solo avvicinarsi ai migliori record svizzeri nelle diverse discipline è un ottimo risultato».

Un lavoro durato 4 anni

A Londra le cose per la delegazione elvetica non andarono come previsto e gli atleti rossocrociati tornarono a casa con sole quattro medaglie… «In questi quattro anni abbiamo adottato delle misure specifiche per migliorare l’approccio degli atleti alle Olimpiadi, specialmente nelle ultime settimane, per evitare di ripetere un risultato così negativo. Non sarà facile, la competizione è altissima e ci saranno più di diecimila atleti presenti in Brasile con lo stesso scopo. Cinque medaglie suonano come un obiettivo minimo piuttosto modesto, ma è comunque molto difficile da raggiungere».

Lo Zika non fa paura

A Rio gli atleti troveranno un ambiente particolare dal punto di vista climatico. Inoltre vi è il rischio di contrarre il famoso virus Zika, del quale si parla ormai da diverse settimane… «Per quanto concerne la nostra delegazione non vi è alcuna paura. Abbiamo informato nel dettaglio i nostri atleti riguardo a come agire per evitare di contrarlo e sono state adottate tutte le misure necessarie per prevenire ogni inconveniente. Penso però che fornisca una buona scusa a coloro che non sono motivati a partecipare, come ad esempio accaduto nel torneo maschile del golf…».

Un segnale forte dal CIO

In questi giorni si è parlato molto del sistema di doping di stato russo e della possibile esclusione degli atleti provenienti dalla nazione dell’Europa dell’est dai Giochi di Rio in seguito alla pubblicazione del rapporto McLaren. Stöckli, a tal riguardo, ha un’opinione ben precisa: «È una decisione storica, che potrebbe dare un segnale forte nella lotta contro il doping e a favore dello sport pulito. Dal mio punto di vista bisognerebbe lasciare perdere l’aspetto politico della questione e concentrarsi piuttosto sui valori dello sport. Se ci fosse un modo per determinare chi ha fatto uso di sostanze dopanti e chi no, allora si dovrebbe permettere agli atleti puliti di prendere parte alle Olimpiadi. Purtroppo però temo che, essendo un sistema di doping di stato, sia davvero difficile stabilire chi fosse nel giusto e chi nel torto. A parer mio il CIO dovrebbe propendere per la decisione più dura, ovvero quella di lasciare a casa tutti gli atleti russi e permettere alla nazione dell’Europa dell’est di fare chiarezza e ripartire da zero».

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