Mondo - 16.08.2012
Un’altra giornata di paura, ieri, nella Siria sconquassata ormai dalla guerra civile. I ribelli e i soldati fedelissimi di Assad si sono fronteggiati in una battaglia quartiere per quartiere a Damasco e il bilancio dei morti è stato ancora una volta nell’ordine delle decine. Per non parlare di Aleppo, bombardata sistematicamente dagli aerei del Governo. Nella mattinata, poi, nella capitale una bomba è esplosa di fronte all’hotel usato dagli osservatori dell’ONU e tre persone sono rimaste ferite. Un segnale gravissimo per la missione internazionale delle Nazioni Unite nel Paese. Un attivista dell’opposizione ha riferito che del fumo si è alzato dal luogo colpito e che diverse ambulanze sono arrivate sul posto. L’ordigno, secondo la tv di stato, è esploso nei pressi dell’hotel Dama Rose. Vicino al luogo dell’esplosione c’è anche un locale dello stato maggiore generale. La zona è stata isolata.
La bomba è dei ribelli
La bomba è stata rivendicata dai ribelli dell’Esercito libero siriano che hanno riferito che era diretta contro una riunione di militari. Il comandante dell’Esl Maher al Nuaimi ha affermato che l’operazione è stata pianificata in mondo che «due esplosioni avvenissero alle 8.05 durante una riunione di ufficiali e sottufficiali dell’esercito e di shabiha (miliziani filo Assad) in cui si decidono le operazioni della giornata».
Crimini contro l’umanità
Intanto, nel rapporto finale di una Commissione di inchiesta dell’ONU, gli investigatori sui diritti umani accusano le forze governative siriane e le milizie fedeli al regime shabiha di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Con qualche distinguo. Anche i ribelli siriani che combattono il regime di Bashar al Assad hanno commesso le violazioni, ma le loro responsabilità «non raggiungono la gravità, la frequenza e l’intensità » di quelle dell’esercito e delle forze di sicurezza siriane secondo il rapporto di 102 pagine presentato da Paulo Pinheiro, capo degli investigatori sui diritti umani delle Nazioni Unite. «La Commissione ha trovato fondati motivi per ritenere che le forze governative e gli Shabiha abbiamo commesso omicidi e torture, e gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, inclusi omicidi illegali, arresti e detenzioni arbitrari, violenze sessuali, attacchi indiscriminati, saccheggi e distruzione di proprietà », si legge nel documento che fa luce sullo scenario della guerra civile siriana. L’indagine delle commissione ha coperto un periodo compreso tra il 15 febbraio e il 20 luglio, effettuando interviste sul campo e a Ginevra con rifugiati siriani fuggiti dalle violenze. In tutto sono state intervistate 1.062 persone, in mezzo a grandi difficoltà.