Catholica - 16.08.2012

40 anni fa un attentato nei cieli di Roma
Pellegrini ticnesi salvi per miracolo
di Silvia Guggiari

 


«È stata una bomba nascosta in un giradischi a provocare l’esplosione che (mercoledì) ha gettato nel panico centoquaranta persone a bordo di un aereo nel cielo di Roma», così il GdP del 18 agosto 1972 annunciava la notizia dell’attacco aereo organizzato dal gruppo terroristico “Settembre Nero”, ai danni di un Boeing 707 in partenza da Roma-Fiumicino e diretto a Tel Aviv. A bordo dell’aereo si trovavano 43 pellegrine ticinesi, appartenenti all’Unione Femminile Cattolica Ticinese, che si stavano recando in Terra Santa per un pellegrinaggio.


Adriana Mazzucchelli, testimone diretta dell’attentato di cui ricorre oggi il 40esimo anniversario, ricorda che quelli «erano anni molto caldi e intensi proprio per i frequenti attentati terroristici. A Roma, prima di salire sull’aereo, avevano controllato il contenuto di ogni bagaglio personale e ci avevano fatto imbarcare le cineprese ed anche un mangiadischi dono di due giovani arabi (appartenenti all’organizzazione “Settembre Nero”) a due ragazze inglesi conosciute a Roma, nel quale, scoprimmo solo successivamente, erano nascoste tre bombe. L’aereo partì con mezz’ora di ritardo e, giunto all’altezza di 3000 metri, ancora nella fase di decollo, sentimmo un gran botto che creò un buco nel pavimento. Ci trovavamo sul mare quando l’aereo iniziò a scendere: eravamo sicure di morire. Il pilota riuscì a tornare a Fiumicino, dove concluse con successo un atterraggio di emergenza. La notizia dell’attentato arrivò presto in Ticino, così, per tranquillizzare i nostri parenti, avvisammo la redazione del “Giornale del Popolo” che il giorno dopo informò i ticinesi che eravamo sopravvissute, che stavamo tutte bene e che avevamo già raggiunto la Terra Santa con un altro volo».


Anche Carmen Pronini, dell’Unione Cattolica Femminile Ticinese, rivive gli anni del “Settembre Nero” e ricorda l’attentato vissuto in prima persona «come un grande schock. Le emozioni sono state tanto forti che sono ancora oggi vive in me. Ero convinta che saremmo morte tutte; invece, il pilota fu talmente bravo che ai giornalisti che lo intervistarono dopo l’accaduto disse: “La mia testa non capiva più niente, ma Qualcuno ha guidato le mie mani”. Naturalmente, quello che resta oggi di questa avventura è un grande senso di riconoscenza al Signore che ci ha salvato; in quel periodo, infatti, gli attentati terroristici stavano provocando molte vittime.


Tanti fattori: il ritardo dell’aereo, l’altezza non molto elevata, il magiadischi riposto nella stiva, la bravura del pilota, sono stati per noi vitali. Ed è quindi importante per tutte noi travarci, a 40 anni dall’episodio, per ringraziare il Signore e per esprimere tutto il nostro amore per la vita».


Anche Don Sandro Bonetti, allora assistente ecclesiastico dell’Unione Femminile dell’Azione Cattolica, era presente su quell’aereo. «Vivo il ricordo particolarmente forte che ha toccato tutti noi - ci racconta - È stato un momento davvero particolare che abbiamo affidato alla protezione di San Giuseppe che ci ha aiutato in maniera eccezionale».


Oggi un momento di preghiera
Oggi, l’Unione Femminile vivrà un momento di preghiera e di incontro, in ricordo del miracolo vissuto in prima persona 40 anni fa. Alle ore 11, don Sandro Bonetti, celebrerà la Santa Messa alla casa di Santa Brigida a Lugano. Al termine, vi sarà il pranzo e un momento di ricordi con foto e racconti.