Cronaca - 18.08.2012
Che effetti hanno avuto le Olimpiadi sullo sport in Ticino? Ci sono giovani che vedendo alla TV Usain Bolt o Michael Phelps hanno deciso di iscriversi in una società sportiva? In altre parole la febbre olimpica ha contagiato i ragazzi ed è riuscita a smuoverli dai divani? Sono solo alcune delle curiosità che ci sono venute e delle quali abbiamo parlato con due operatori del settore: Bixio Caprara (direttore del Centro nazionale sportivo di Tenero-CST) e Marco Bignasca (responsabile dell’Ufficio gioventù e sport del Cantone).
Diciamo subito che la relazione diretta è difficile da dimostrare, soprattutto a pochi giorni dalla fine dell’evento mondiale. Tuttavia, a livello più generale e basandosi sulle esperienze degli anni addietro Bignasca e Caprara qualche idea se la sono fatta.
«Qualche mese fa – ci dice il direttore del CST – è stato presentato uno studio nel quale emergeva come per i giovani è più importante l’atleta che frequenta la stessa società sportiva e che quindi conosce personalmente. Meno invece la star lontana, che vedi solo alla televisione. Ma prima di tutto è fondamentale il ruolo della famiglia nell’inizio e nella pratica di un’attività sportiva» aggiunge Caprara.
«Effetti diretti provenienti da questa Olimpiadi non ne abbiamo ancora. Probabilmente – se ci saranno – per osservarli dovremo attendere il prossimo anno quando formeremo i nuovi “monitori”. Tuttavia, pescando nelle esperienze precedenti, posso dire che non vi sono effetti diretti importanti. Soprattutto sugli sport più popolari come il calcio, il nuoto o le discipline invernali. Esiste qualche ricaduta sugli sport meno conosciuti; le Olimpiadi scatenano le curiosità verso attività come il windsurf, la mountain bike, la canoa eccetera. Ma sovente si dimostrano mode passeggere e non sono un segnale di un vero e proprio incremento dell’attività sportiva», precisa Marco Bignasca.
Secondo Caprara il ruolo dell’Olimpiade è soprattutto un altro e cioè quello di «incentivare i responsabili del settore a lavorare con sempre più determinazione a favore dello sport d’élite. E concordo con quanto ha ricordato a Londra Sebastian Coe (n.d.r. già grande campione del mezzo fondo e oggi dirigente sportivo) e cioè che siamo di fronte a una generazione di giovani non molto in forma visto che il 30% di essi è in sovrappeso. Una situazione che ci deve preoccupare, anche alle nostre latitudini, e sulla quale occorre lavorare. Del resto quando vedo le mamme portare con l’auto e per pochi chilometri i ragazzi in piscina allora intuisco che esiste un problema culturale generalizzato».
E infatti il messaggio conclusivo è uno solo: «l’Olimpiade può essere un trampolino di lancio, ma sta a agli operatori sportivi e alla famiglia dare continuità all’attività fisica negli altri 350 giorni dell’anno».