Mondo - 25.08.2012

Stragi di Utoya e Oslo
Breivik sano di mente. «Dovevo uccidere di più»


A 13 mesi dal più grave massacro in Norvegia avvenuto dopo la Seconda guerra mondiale, e dopo 10 settimane di processo, il Tribunale distrettuale di Oslo ha ieri riconosciuto Anders Behring Breivik sano di mente, condannandolo così a 21 anni di carcere per l’uccisione di 77 persone nelle stragi compiute a Oslo e sull’isola di Utoya il 22 luglio del 2011.
La sentenza non ha sorpreso nessuno ed è stata attesa e accolta con soddisfazione dallo stesso Breivik. L’estremista 33enne ha infatti insistito nel far riconoscere la matrice politica del suo gesto. Il che non sarebbe accaduto nel caso di un verdetto di infermità mentale, verdetto che avrebbe però portato l’uccisore a trascorrere il resto della vita in un istituto psichiatrico.
«Chiedo perdono ai militanti nazionalisti per non aver ucciso più persone», ha detto Breivik al termine del processo, soddisfatto del risultato e senza mostrar pentimento. Inoltre, ha già confermato, tramite i suoi avvocati, di non voler ricorrere in appello, come avrebbe invece fatto nel caso il Tribunale avesse optato per l’infermità mentale.
“Solo” 21 anni?
Nel suo abituale completo nero, Breivik è apparso in aula sorridente, salutando con l’ormai solito pugno sul cuore e braccio teso, che hanno caratterizzato praticamente ogni sua fotografia in aula di queste 10 settimane. Il perseverare in questi gesti controversi non ha mancato di urtare la sensibilità dei famigliari delle vittime. Il 33enne, dal canto suo, ha atteso in tutta tranquillità la lettura della sentenza da parte del giudice Wenche Elizabeth Arntzen che, con una «decisione presa all’unanimità», lo ha condannato ad una «detenzione preventiva di almeno 10 anni e fino a un massimo di 21». Il sistema giudiziario norvegese ha infatti abolito l’ergastolo, prevedendo una pena massima di 21 anni. Ma l’ergastolo potenziale rimane un’opzione possibile dal momento che, con questa formula, è consentito prorogare la carcerazione di 5 in 5 anni, anche fino all’infinito, fin quando cioè non c’è stato accertato il recupero del condannato e il detenuto non è più considerato un pericolo per la società.
Breivik rimarrà quindi nel penitenziario di Ila, carcere di massima sicurezza a nord-ovest di Oslo, dove è rinchiuso dal giorno dell’arresto. Qui, sottoposto a regime di isolamento, usufruirà di ben tre celle da otto metri quadrati ciascuna, una per dormire, un’altra dedicata all’attività fisica mentre la terza, dotata di televisione e computer (senza internet), sarà probabilmente dedicata a scrivere le già annunciate memorie autobiografiche, come ha annunciato alla stampa il suo avvocato.