Economia - 25.08.2012

Crisi euro
Grecia sempre in bilico: «Ma lasciateci respirare»
Vertice interlocutoio tra Samaras e la Cancelliera tedesca
di Corrado Bianchi Porro

Nella cultura popolare “Aspettando Godot” di Samuel Beckett è sinonimo di una situazione in cui si attende un avvenimento che pare imminente, ma che nella realtà non accade mai (e di solito chi l’attende non fa nulla affinché si realizzi). Così sembra per la crisi dell’euro: si guadagna dunque o si perde tempo? Angela Merkel ha dichiarato ieri che lei, come pure il presidente francese François Hollande son convinti che non vada presa alcuna decisione sugli aiuti alla Grecia prima che la "troïka" (UE, FMI e BCE) abbia redatto il suo rapporto previsto per metà settembre. "La Grecia può contare sulla Germania perché non sia presa una decisione prematura. Al contrario, attendiamo di avere elementi concreti e in particolare il rapporto della  troïka", ha detto laCancelliera in una conferenza congiunta a Berlino con il primo ministro greco Antonis Samaras. Ha aggiunto di condividere con Hollande l’auspicio che la Grecia resti nell’euro, ma a condizione che essa mantenga i suoi impegni nelle riforme prese in marzo con un altro governo. Antonis Samaras, dal suo canto, che oggi si incontrerà a Parigi con François Hollande, ha ribadito che Atene non chiede ulteriori aiuti ma "più tempo per respirare", perchè la Grecia è in recessione da cinque anni con un tasso di disoccupazione al 23%. Insomma: Samaras chiede più tempo e cerca di ammorbidire il governo tedesco che finora si era mostrato riluttante. Dopo il rapporto, i creditori di Atene dovranno decidere se sbloccare la nuova tranche di aiuti prevista per ottobre ed eventualmente allungare e di quanto i tempi per finalizzare le riforme. La partita è assai delicata, perché un rifiuto degli aiuti sarebbe un incentivo all’uscita di Atene dall’euro. E se Atene uscisse dall’euro, altri potrebbero seguire. Un’ipotesi pericolosa per la finanza internazionale. Persino Obama starebbe facendo pressioni per evitare una crisi dell’euro. Obama farà pressioni sui governi europei perché evitino l’uscita della Grecia dall’Euro almeno prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti in novembre, scrive The Independent citando fonti governative britanniche. L’amministrazione di Washington vorrebbe infatti evitare effetti negativi sulle possibilità di rielezione di Barack Obama alla Casa Bianca. Dopo il nuovo impasse (a questo punto già scontato) è salito il differenziale (spread) di rendimento tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco a 444 punti base anche a seguito della notizia che la Banca centrale europea dovrebbe decidere sugli acquisti di bond degli Stati in difficoltà solo dopo il pronunciamento, il 12 settembre prossimo, della Corte Costituzionale tedesca sulla costituzionalità del fondo Esm.


Atene guida le borse
Dopo l’indiscrezione è tramontata l’ipotesi, data finora per plausibile, di un annuncio della Bce sugli acquisti già alla prossima conferenza di Mario Draghi il 6 settembre, in occasione della decisione della BCE sui tassi d’interesse. Mentre tutti i listini europei verso le 16 erano in rosso, solo Atene svettava chiudendo poi con un +2,28%. In chiusura, il buon andamento del Dow Jones ha riportato in attivo altre borse. Lo SMI ha chiuso a +0,34%, Madrid +0,39%, Parigi +0,02%, Francoforte +0,31%, Londra invariata, mentre Milano è rimasta in rosso con -0,49%.