Cronaca - 10.09.2012
Sembra purtroppo destinato a finire nel cassetto il progetto relativo alla creazione di alcuni appartamenti protetti per gli anziani nelle Centovalli. Un progetto del quale, negli scorsi anni, ci eravamo occupati a più riprese. L’idea – come ci aveva spiegato Giorgio Pellanda, sindaco e presidente del Consiglio di Fondazione del San Donato – era quella di trasformare la Villa di Intragna in una casa per anziani autosufficienti, prendendo spunto da Losone. Nell’edificio che sorge a ridosso del San Donato avrebbero così dovuto trovare spazio sei o sette appartamenti protetti. Appartamenti che, però, molto probabilmente non verranno realizzati.
«Ci eravamo lanciati in questo progetto – ci racconta Pellanda – con grande entusiasmo, convinti della sua bontà e orgogliosi di poter offrire anche questo tipo di servizio ai nostri anziani, in particolare a quelli provenienti dalla valle. Ma effettivamente, e lo dico con un po’ di delusione, temo che non riusciremo in questo intento». Il progetto, per il quale inizialmente si prevedeva un investimento di circa 1,5 milioni di franchi, non può infatti beneficiare dei sussidi cantonali. «E senza quest’ultimi – spiega il sindaco – ci ritroveremmo nella situazione di dover chiedere agli ospiti degli affitti troppo alti». In attesa di un’altra destinazione, che potrebbe essere quella di dimora per soggiorni temporanei per convalescenze di poche settimane, la Villa è occupata da quattro suore, figure sempre preziose nei contatti umani con gli anziani.
Il progetto, dunque, non verrà realizzato. Per motivi finanziari, ma forse non solo. «Va anche detto – commenta infatti Pellanda – che, rispetto a 6-8 anni fa, è cambiata la tipologia dell’anziano. Anziano che tende a rimanere nella sua casa il più a lungo possibile, per poi trasferirsi, quando da solo non ce la fa più, direttamente in un istituto medicalizzato».
E a proposito di istituti medicalizzati, Intragna è decisamente all’avanguardia. Il San Donato, per la cui ristrutturazione sono stati investiti oltre 14 milioni di franchi, è infatti ora una casa in perfetta sintonia con i criteri di qualità raccomandati dal Dipartimento della sanità e della socialità. I lavori, terminati un anno e mezzo fa, lo hanno trasformato in un istituto, munito pure di un reparto per i malati di Alzheimer con giardino esterno, che non ha nulla da invidiare alle strutture analoghe presenti nel resto del Cantone. «I nostri 90 posti letto, di cui 70 in camere singole, sono sempre occupati», racconta il presidente. «E abbiamo una costante lista di attesa. Ma è la filosofia del San Donato, i cui ospiti hanno un’età media di 88 anni, il vero fiore all’occhiello. Ovvero quella di mai cadere nella rassegnazione di pensare a una casa isolata e fuori dal mondo. Per questo abbiamo insistito per creare degli spazi “pubblici”, frequentati da gente esterna, fra cui un moderno bar quale socializzante punto d’incontro fra residenti, ospiti, personale e visitatori-avventori. L’obiettivo di far star bene i nostri ospiti, offrendo loro tante cose, fra cui un’ottima cucina e una piacevole animazione, lo abbiamo raggiunto. Adesso ci impegniamo per mantenerlo».