Cronaca - 22.09.2012

Sanità
«L’ospedale cantonale... sarà un ospedale in più»
Beltraminelli sulle recenti polemiche
di Fiorenzo Dell'Era

In Ticino il tema Ospedale cantonale è stato per lungo tempo un tabù. Improvvisamente il nuovo direttore generale e il nuovo Consiglio di amministrazione dell’Ente Ospedaliero dicono che l’Ospedale cantonale va fatto. Ma l’affare non è molto chiaro. L’Ospedale Civico di Lugano è già il nuovo ospedale cantonale oppure il nuovo ospedale cantonale ci sarà solo fra più di 10 anni? La decisione di creare un ospedale cantonale spetta all’EOC oppure al Parlamento? Il popolo avrà la sua dire?
L’EOC compie scelte strategiche esclusivamente nel rispetto del mandato di prestazione attribuitogli dalla pianificazione ospedaliera, conformemente  alla legge che ne definisce le competenze e determina gli ospedali che gestisce. Ritengo interessante e da approfondire l’idea di un ospedale cantonale altamente specializzato con una capienza di 200-250 posti letto, ma va ribadito che non si tratta di un solo ospedale per tutto il Cantone in sostituzione delle strutture esistenti. Dovrebbe essere un ospedale in grado di competere con le nuove sfide ospedaliere che prevedono la libera scelta da parte del paziente, in tutta la Svizzera. Un simile indirizzo strategico, se confermato, per poter essere realizzato dovrà essere avallato innanzitutto la Commissione della pianificazione sanitaria. Poi anche Governo e Gran Consiglio saranno chiamati ad esprimersi sulla pianificazione ospedaliera e quindi anche sull’assegnazione di precisi mandati a un nuovo ospedale cantonale. Nessun timore quindi per il mancato controllo democratico.


Nel Bellinzonese si è preoccupati, in particolare per il piccolo ma prestigioso centro in grado di assistere i ticinesi con tumori dell’esofago, del pancreas e del fegato, creato vent’anni fa dal professor Gertsch. A quanto pare il suo successore non si è dimostrato all’altezza del compito ed è partito. Bastano le carenze di un professionista e il no provvisorio delle autorità federali, comunque disposte ad accettare i ricorsi ben documentati, per decidere di trasferire queste cure in un ospedale dove il centro non esiste e dove queste malattie non le si cura da anni?
Sulla domanda riguardo ai medici non mi esprimo, esula dalle mie competenze e invito tutti alla prudenza. Come Direttore del DSS, il mio compito consiste nel fare tutto il possibile per mantenere in Ticino le migliori cure ai ticinesi ad un costo sostenibile. Comprendo le preoccupazioni di una regione dove un ospedale rappresenta un’importante realtà economica, ma occorre evitare di limitarsi al confronto regionalistico, specialmente quando in gioco vi è la possibilità stessa di mantenere le specializzazioni in Ticino. Ogni scelta deve pertanto essere compiuta in modo convincente e ponderando i fattori principali: infrastrutture all’altezza, competenze medico - infermieristiche di team ed un numero sufficiente di pazienti. È necessario effettuare le scelte solo dopo aver coinvolto tutti gli attori interessati, in particolare i medici, che garantiscono con capacità e competenza la possibilità di operare con successo.


Il tumore del seno colpisce circa 300 ticinesi ogni anno. Un mese fa l’EOC, che ci risulta curi circa 200 dei 300 casi, ha pubblicato la decisione di concentrare le cure all’Ospedale Italiano di Lugano. Ma ora le cosa sono cambiate. Può spiegarci le cause di questo “valzer”? Si tratta di una falla nelle strategie delle Ente Ospedaliero o di cattiva comunicazione? Più di tutto ci dica: dove saranno curate le donne che soffrono di tumore del seno?
La chirurgia del seno costituisce solo una parte della specializzazione denominata senologia. Nel rispetto del mandato, la scelta e la risposta compete all’EOC. Né il CdS, né il Direttore del DSS possono e devono esprimersi per conto dell’Ente.


Due anni fa un atto parlamentare ha chiesto al Consiglio di Stato di valutare l’opportunità di creare in Ticino un centro in grado di assistere la maggior parte dei neonati e dei bambini ticinesi gravemente malati che vengono normalmente trasferiti nei grandi ospedali della Svizzera interna. Ha qualcosa di dirci a questo proposito?
Il miglioramento delle cure neonatologiche e pediatriche costituisce, assieme alle cure palliative, uno degli obiettivi di legislatura nel campo della sanità a tal punto che è stato inserito nelle linee direttive del Governo.
Condivido quindi la necessità di compiere uno sforzo importante per valutare l’implementazione di tale centro. Uno studio ritiene che in Ticino la massa critica per poter giustificare le creazione di questo servizio è raggiungibile, sebbene a fatica. In ogni caso sarà fondamentale la collaborazione tra le varie strutture pubbliche e private presenti sul territorio, per concentrare la casistica. Va però sempre considerato che per gli interventi particolarmente complessi e le nascite particolarmente premature si dovrà comunque far capo alle strutture ospedaliere della Svizzera interna.


Il finanziamento pubblico degli ospedali avviene adesso in un modo che non distingue più gli ospedali pubblici e quelli privati. Non pensa che questa sia l’occasione per migliorare il rapporto, in Ticino sempre difficilissimo, tra ospedale pubblici e ospedali privati? Come, concretamente?
Condivido: gli ospedali pubblici sono diventati un po’ più privati e quelli privati un po’ più pubblici. Il nuovo sistema di finanziamento ospedaliero costituisce un’ottima occasione per migliorare i rapporti, nell’interesse reciproco. Nello spirito della riforma di legge entrambe le tipologie garantiscono un servizio pubblico e sono finanziati allo stesso modo; esiste tuttavia una particolarità: gli istituti pubblici dovranno comunque essere in grado di garantire l’offerta ospedaliera anche in caso di disimpegno o di altre scelte aziendali da parte di quelli privati, i quali però sono in ogni caso tenuti ad adempiere il mandato attribuito loro nell’ambito della pianificazione ospedaliera. Anche le cliniche private, che prima del nuovo sistema di finanziamento, al di là della procedura di pianificazione ospedaliera e della vigilanza sanitaria, non avessero praticamente alcun contatto sostanziale con il Cantone, oggi si rivelano essere partner, legati allo Stato da un mandato di prestazione. Con lo scopo di garantire qualità, efficienza ed economicità, in futuro si potrebbero formare possibili collaborazioni tra cliniche e EOC. La strada è ancora lunga, ma si sta cominciando ad instaurare un buon clima, che in fondo è la premessa indispensabile per conquistare la fiducia reciproca.