Sport - 27.09.2012

Calcio, Challenge League
La decima giornata non sorride alle ticinesi
di Pier Luigi Giganti, Paolo Galli e Mauro Antonini

Bienne - Lugano 1-1


Un rosso tira l’altro. Ma se sabato scorso l’espulsione di Witschi aveva spronato il Lugano, e gli aveva permesso di sfiorare la vittoria nel derby contro il Chiasso, in questa sfida è stata tutta un’altra storia. Perché il doppio giallo che ha costretto Basic a rientrare in anticipo negli spogliatoi al 58’ ha scombinato i piani dei bianconeri, e ha regalato un punto al Bienne, esiliato per l’intera stagione alla Maladière di Neuchatel.


La truppa di Morandi era stata fino a quel momento irreprensibile, aveva fatto girare palla come piace al suo condottiero, senza mai sprecarla, con fraseggi veloci e precisi. E aveva sbloccato il risultato dopo un quarto d’ora. Quando la leggerezza di Egli aveva smarcato sulla fascia sinistra Sabbatini e l’italo-uruguaiano, una delle quattro positive novità rispetto al confronto precedente, aveva depositato sulla testa di Sadiku un cross col contagiri. Manco a dirlo l’albanese ha fatto centro, anche se ha dovuto ricorrere al secondo tentativo, dopo che la sua incornata iniziale era stata sventata da Walthert.


Ma, in inferiorità numerica, i ticinesi hanno progressivamente arretrato il baricentro del loro gioco, schiacciati da un Bienne che piano piano prendeva fiducia.


«Non possiamo permetterci di regalare un uomo agli avversari in questa maniera: Basic dovrà rispondere della sua sciocchezza di fronte ai compagni», il commento stizzito dell’allenatore degli ospiti Davide Morandi al triplice fischio finale. In particolare, l’intervento che è costato il secondo giallo al croato è avvenuto in una zona anonima, in mezzo al campo, senza pericoli da parte avversaria.


Gli ultimi trenta minuti di gioco sono stati un supplizio per il Lugano. Con Aegerter buttato nella mischia, ma ancora fuori condizione, l’ex di giornata Doudin ha iniziato a spadroneggiare. Portando palla, dettando il gioco in profondità, e cercando lo specchio in almeno quattro occasioni con dei proiettili dalla distanza. Sulla quinta stilettata, poi, a sette minuti dal termine Russo ha messo i guantoni, ma la sfera è schizzata sul piede di un rapace d’area di rigore come Coly che ha appoggiato in rete. E dire che una quindicina di minuti prima un contropiede del Lugano, l’unico orchestrato dagli ospiti nella ripresa, era atterrato sul destro di Sadiku che aveva però scagliato una sassata a lato. 


Ancora Morandi sul primo risultato positivo in trasferta che almeno muove la classifica: «Non guardiamo la graduatoria, non ci interessa che l’Aarau sia a + 8, noi dobbiamo giocare incontro dopo incontro …».


Alla fine, i due punti potenzialmente persi dai bianconeri si sono tramutati in uno guadagnato perché le percussioni dei bernesi (anch’essi rimasti in dieci dall’88’ per il doppio giallo a Doudin) si sono fatte sempre più convinte. Ma un paio di salvataggi di Russo, su un tiro-cross di Challandes e su un’incursione di Coly, e una traversa colpita ancora dallo stesso Challandes hanno tenuto il Lugano in linea di galleggiamento.


 


 


Chiasso - Vaduz 0-1


I turni infrasettimanali non fanno bene alla Challenge League, men che meno al Chiasso. Reduce dal pareggio di Cornaredo, la squadra rossoblù è crollata di fronte a un comunque modesto Vaduz. Brutta partita, ieri al Comunale, disputata all’interno di una cornice particolarmente dimessa (400 spettatori!), resa tale anche dalla pioggia e dal vento. I meriti del Vaduz? Il gol, sì, e poco altro. Un maggiore ordine, forse, un 4-4-2 assai scolastico ma mantenuto sino in fondo, anche perché poco sollecitato.


Falcidiata dalle assenze e condizionata dagli acciacchi, la squadra di Bordoli è sembrata inizialmente poco propositiva. Il Vaduz ne ha approfittato, andando presto in gol, all’11’, con David Hasler, che ha appoggiato in rete di testa, indisturbato, servito da un cross al bacio di Afonso e controllato (si fa per dire) da troppo lontano da Barras. Il Chiasso ha tentato di uscire dalla sua giornata storta, ma non ha trovato lo spunto decisivo. Difficile trovarlo su un simile terreno da gioco, contro una squadra arroccata, a quel punto, nella sua difesa. Yerly al 16’ ha preferito servire Pimenta piuttosto che tirare in porta, mentre nel finale di primo tempo Reclari (con una punizione deviata da Afonso) e Facchinetti sono incappati nell’ottimo Klaus. Lo stesso Klaus che ha negato poi la rete al neoentrato Adeshina al 76’. Il nigeriano si è visto costretto a giocare, nonostante non sia neppure al 20%. Come lui, anche altri. Per non parlare della titolarizzazione di Becchio a sinistra e di Matoshi nel terzetto offensivo. Il Chiasso ha chiuso la partita all’attacco – a volte anche con dieci uomini oltre la linea di metà campo – ma il risultato non si è più mosso.


Se la fortunata partita d’andata aveva aperto un ottimo girone per i rossoblù, giocato nel segno di un’insperata freschezza, la sconfitta di ieri non deve ora lasciare spazio a un eccessivo pessimismo. Da oggi sino a lunedì (quando il Chiasso andrà a Winterthur), Bordoli spera di recuperare Maggetti – fondamentale per gli equilibri chiassesi – o perlomeno una buona parte di quello spirito visto nella prima parte della stagione. Bordoli non si lamenta comunque di quanto visto ieri: «Abbiamo preso un gol stupido. Poi, su un campo così, una squadra che va sotto difficilmente riesce a recuperare. Noi abbiamo comunque provato a giocarcela. Infatti non posso rimproverare nulla ai miei ragazzi sul piano della volontà e dell’impegno. Loro si sono messi dietro in dieci, e quindi era difficile passare. C’è stato poco movimento senza palla? È più facile che ci sia quando ci sono anche gli spazi, ma ieri gli spazi erano intasati. O hai giocatori che ti saltano l’uomo, oppure è dura. Ripeto: ci abbiamo provato. Non voglio cercare alibi, ma ci è mancato ancora una volta un terminale offensivo di peso. Pimenta ce la mette tutta, ma è una seconda punta, e poi ha grossi problemi alla spalla. In vista della gara di Winterthur spero in effetti di recuperare perlomeno Maggetti…». Insomma, la coperta è corta; già lo si sapeva.


 


Locarno - Aarau 0-1


 


Se la gioca alla pari il Locarno, senza timori reverenziali e con il cuore in mano. Gli ultimi saranno i primi, ricordate? E la squadra pare ben più solida e registrata di qualche settimana fa. Merito di Maccoppi, che non guarda in faccia a nessuno e fa giocare solo coloro che «hanno la giusta mentalità»; e merito pure del mercato che porta in dote un laterale effervescente e propositivo come il 18 enne Ngan e il “puntero” Mazzola, capitano sempre in movimento. Insomma: bianche casacche trasformate, pronte a creare la sorpresa. Sull’altro fronte la corazzata Aarau cerca subito di liquidare la pendenza e parrebbe riuscirvi, quando al 4’ (appena al 4’, vien voglia di dire) si porta in vantaggio grazie ad una disattenzione della difesa locale. E forse due o tre turni fa, gli argoviesi avrebbero “passeggiato” sul Locarno. Invece la capolista deve sudare le proverbiali sette camicie per far valere sino in fondo quel piccolo patrimonio trovato dopo 240 secondi. Così, al fischio finale di Stefan Studer (sì, proprio lui, quello del rigore negato allo Young Boys domenica scorsa), la squadra di René Weiler colleziona la sua sesta vittoria consecutiva (l’unica sconfitta di questo torneo risale allo scorso 6 agosto: 3-5 a Vaduz), che la manda a +8 sulle seconde (Wil e Winterthur). Al Locarno, e ci mancherebbe!, vanno gli applausi per aver interpretato al meglio questa difficilissima partita, per la quale Mister Maccoppi ha rinunciato ancora a Panizzolo, finito in tribuna. «O si adegua e cambia mentalità altrimenti è fuori»: questo il messaggio del tecnico piacentino. «Questa sera – Maccoppi dixit – è mancato solo il risultato. Dopo un’entrata in materia difficile e dopo aver insistito troppo sulle palle lunghe, i ragazzi hanno cominciato a trovare le giuste coordinate. Squadra più corta, più fisica e certamente più organizzata. Ci resta il rammarico di non essere riusciti a segnare…».


Un Locarno che sembra dunque aver imboccato la strada giusta. L’innesto di Ngan e Mazzola, la trasformazione tattica di Monighetti (fra i migliori in campo) da esterno di centrocampo, e l’intensità acquisita da tutta la squadra, sono certamente un buon punto di partenza, anche se è innegabile che adesso diventa fondamentale l’inserimento dell’attaccante nigeriano Edo, il cui tesseramento non è ancora arrivato. Del resto il Locarno sinora ha segnato solo 5 reti. E senza uno che la mette dentro, non si va lontano. E questo Mister Maccoppi lo sa: «Abbiamo bisogno come il pane di un attaccante che vede la porta. Con Mazzola e Edo dovremmo essere a posto».


E l’Aarau? Non era in gran vena, oppure semplicemente il gol segnato da Callà al 4’ (il quinto del centrocampista in stagione) l’ha illuso di poter vincere senza sudare. Alla fine, comunque, è arrivata la sesta vittoria consecutiva. Solidità, mentalità vincente ed un gruppo unito: così si va in Super League. Per le altre sarà dura!


Nota di cronaca: al 57’ un panne elettrica all’impianto di illuminazione ha costretto l’arbitro Studer a interrompere la partita. Niente panico: dieci minuti dopo la luce è tornata. Peccato che non abbia "illuminato" i locarnesi, incapaci nella mezz’ora restante di segnare il gol del pareggio.


 


Questa sera il Bellinzona affronta il Wil


 


 


 


Il Bellinzona soffre tremendamente (anche) sotto porta? Gabriele, o chi per lui (...), ha pensato di risolvere la situazione puntando su Massella. Solitamente, nelle situazioni intricate, si sceglie l’usato garantito, ma non stavolta, non a Bellinzona, dove le soluzioni semplici diventano quelle da evitare. A Vaduz, addirittura, sono finiti in tribuna Magnetti e Riedle, mentre in campo, sin dall’inizio, c’era l’italiano, con Ciarrocchi al solito emarginato su una fascia. Probabilmente aveva ragione Ponte: al Comunale si avverte l’assenza di una punta che garantisca, da sola o quasi, la promozione; ma i buoni giocatori di categoria non mancano affatto, basterebbe impiegarli nel loro ruolo e rispettando determinate gerarchie tecniche. Ciò non sta avvenendo.


Abbiamo deciso di sentire proprio Magnetti, che ha preferito evitare le polemiche – già, a cosa servirebbero? –, desideroso di potersi esprimere sul campo, piuttosto che attraverso i media. Ha comunque confessato: «Non è un momento felicissimo a livello sportivo. Al di là del fatto che non sto giocando, anche la squadra non sta andando bene. Non siamo stati sinora all’altezza delle aspettative, abbiamo deluso i tifosi e messo in difficoltà la società. È un periodo quindi buio, anche appunto dal punto di vista personale. Nessun calciatore sarebbe soddisfatto di non giocare».


“Gas” accetta la situazione, ma non dispera. «Sono scelte che fanno loro e io devo accettarle; io resto tranquillo, continuando ad allenarmi al meglio, alla mia maniera. So che mi sto allenando bene, e voglio allora continuare così. Non sono uno di quelli che, di fronte alle difficoltà, si lasciano andare, anzi». Magnetti non entra nelle motivazioni che lo spingono ai margini. «Non faccio strani ragionamenti. So soltanto di avere dato il massimo nelle partite giocate. Non ho nessun rimpianto, conta solo questo. Nella prima partita di campionato avevo subito segnato, poi ritengo di aver giocato abbastanza bene anche le successive. Ma alla quarta sono finito in panchina... Poi, quando le cose vanno male sul piano collettivo, anche per i singoli diventa difficile. Io, ripeto, voglio solo dimostrare a chi valuta la situazione che sono pronto». E Magnetti si sente pronto: «Sto bene, sono al cento per cento a livello fisico. A livello mentale, invece, posso crescere soltanto giocando e segnando. Sono in ottima forma».


Chiediamo a “Gas” cosa si aspetti da qui sino alla pausa invernale. «Mi auguro prima di tutto che facciamo punti. Ci manca tanto una vittoria. In queste situazioni, spesso basta una vittoria per riuscire a ripartire. Sono sicuro che a Wil possiamo conquistare i tre punti, e poi da lì ripartiremo e faremo bene in questo nuovo girone. Sappiamo fare meglio di così, e lo dimostreremo». Anche con questo staff tecnico? Magnetti evita la provocazione e risponde con tutta la sua serietà: «Abbiamo degli allenatori che lavorano molto e che cercano di fare del loro meglio. Ora sta anche alla squadra raccogliere le loro idee e metterle in pratica sul campo».


Domanda fatidica: tornando indietro, “Gas” sceglierebbe ancora il Bellinzona? «Non ho nessun rimpianto. Sono convinto che la mia decisione di venire a Bellinzona sia stata quella giusta. Ero consapevole di dovermi conquistare il mio posto, che non sarebbe stato “semplice”. Questo non è un periodo facilissimo, l’ho ammesso, ma le cose cambiano in fretta e tutto ciò me lo butterò presto alle spalle».