Sport - 29.09.2012

Hockey
Ingaggio-gol schema vincente di uno spettacolare Lugano
L'altra faccia dei bianconeri: Davos KO per 4-2 alla Resega
di Piergiorgio Giambonini

Con o senza le stelle di NHL – che ieri sera alla Resega in pista, se non altro nei primi dieci minuti, ce n’erano tre in un colpo solo! – che bello se a hockey si giocasse sempre così! Se ogni partita fosse sinonimo di velocità e di trazione anteriore, a costo di far perdere tutti i capelli a tutti gli allenatori del mondo. Perché l’hockey che piace a noi (a me, insomma, e mi auguro pure a voi...) è questo: interpretato a viso aperto e con dinamismo e pure con il fisico. Che allora le emozioni e lo spettacolo arrivano automatiche, e, tutti assieme, ci si diverte. Gli è che succede troppo raramente, e comunque sempre più raramente. E che succeda così di rado ad inizio stagione, quando la forma fisica si presume sia su livelli medio-alti e quando i punti contano sì ma non ancora... doppio, è ancor più frustrante.
Diciamolo in tutta franchezza: “spettacoli” deprimenti come quelli visti nei turni precedenti sia ad Ambrì (nel secondo e terzo tempo contro il Ginevra) che a Lugano (per tutta la partita contro il Kloten), sono la morte dell’hockey, perlomeno per noi appassionati che trascorriamo molte delle nostre serate sugli spalti. Nella stessa misura in cui serate come quella offerta ieri alla Resega dal Lugano e dal Davos (ma soprattutto, per tutti e sessanta i minuti, dal Lugano!) ci riconciliano invece con il nostro sport preferito, e con quella che – appunto – è la sua essenza spettacolare ed emozionale.
Potrà allora non esservi piaciuto che ancora non abbia detto della partita in sé, e di chi l’ha vinta e di chi l’ha persa, e perché e per come. Ma questa lunga premessa mi stava a cuore, perché a cuore mi sta questo hockey e non quell’altro... E adesso cambio finalmente discorso, e rendo doveroso omaggio a quanto soprattutto questo Lugano – capace di trasformarsi dall’a alla zeta nel giro di tre soli giorni – è riuscito a fare e proporre ieri sera sulla strada di una vittoria alla fine sacrosanta, perché figlia legittima di una prestazione “a tutta”, e sull’arco di tutti e tre i tempi, per quanto capitalizzata solo in quello conclusivo.
Fatto sta che a trazione, su entrambi i fronti, anteriore è stato il solo primo periodo, immediatamente lanciato da una fuga solitaria di Domenichelli, e poi tutto un su e giù di occasioni per un totale di una trentina di tiri in porta equamente suddivisi, a cavallo però di un’unica rete, firmata al 12’ dallo stesso Domenichelli, smarcato sotto porta da Metropolit direttamente da un ingaggio vinto. Rimasto orfano già attorno al 10’ di Rick Nash, messo KO (contusione a una spalla) da un check peraltro corretto di Heikkinen, il Davos dopo la prima pausa ha poi osato e spinto nettamente meno, al contrario di un Lugano alla costante ricerca diretta della porta di Genoni, cosa che ha fatto appunto fino allo scadere. Eppure, paradossalmente, nel periodo centrale a bersaglio sono andati solo i grigionesi, e lo han fatto già al 25’ con un tiro di Bürgler deviato da Kienzle alle spalle di Manzato. Così il Lugano, per quanto manovriero ed insistente (e che cammin facendo ha contabilizzato pure una rete giustamente annullata a McLean al 21’ per invasione d’area da parte di Kostner, e poi un palo colpito da Jordy Murray al 30’), ha dovuto avere pazienza, molta pazienza.
Con l’esordiente Luca Sbisa a garantire da subito una certa solidità in retrovia per quanto non ancora particolarmente mobile né... visibile, la squadra di Larry Huras s’è in effetti trovata a dover addirittura inseguire quando dopo appena 23 secondi di terzo periodo Thornton ha sorpreso sotto porta proprio il difensore degli Anaheim Ducks, mandando il puck ad impennarsi alle spalle di Manzato. Diciannove secondi sono comunque bastati per pareggiare con Simion (tolto poco dopo di scena da un colpo al naso, con sospetta commozione cerebrale!) e cinque minuti per tornare in vantaggio in superiorità numerica con Steiner, liberati entrambi – come già era stato il caso per Domenichelli! – direttamente da un ingaggio offensivo vinto. Poi, passando dal 4-2 della sicurezza garantito dal top-scorer bianconero McLean, lesto al 53’ a raccogliere una respinta di Genoni su conclusione di Reuille, è stato in pratica e di nuovo solo Lugano. A giustificare insomma su tutta la linea un successo da inserire seduta stante nella categoria “spettacolari”.