Cronaca - 29.09.2012
È un fiume in piena Pier Felice Barchi. Valicando le onde del tempo e cancellando geografie, l’avvocato luganese, già presidente del PLRT dal 1978 al 1988, è persona in grado, come poche, di dipingere il quadro del partito all’indomani dell’elezione di Rocco Cattaneo. È la sua interpretazione di un momento che vede il PLR reduce da anni – perlomeno gli ultimi – molto difficili sul piano della conduzione interna e di riflesso anche sul piano dei consensi elettorali ottenuti.
Una premessa doverosa
«Prima del Congresso di Mendrisio mi sono fatto un’idea dei tre candidati e a mio giudizio sia Cattaneo, sia Pini, sia Morisoli avevano tutte le carte in regola per diventare presidente del PLR. L’uno con qualche caratteristica migliore o comunque differente dell’altro, ma i tre a parer mio in grado di affrontare questa sfida».
Il giudizio su Cattaneo
«Dico subito che la valutazione è positiva. Mi è piaciuto il suo dire durante la trasmissione televisiva in cui si sono confrontati i presidenti di partito. Cattaneo ha parlato della necessità di avere delle strategie per questo nostro Cantone, non si è limitato ad affermare che occorre “andare sul territorio”. Solo il futuro ci dirà se la sua politica sarà di destra o di sinistra. Generalmente chi si proclama di destra, quando arriva al potere deve mettere in pratica una politica di sinistra. Questo vale per i governanti (pensiamo a De Gaulle in Francia solo per rimandare ad un esempio storico), ma può valere anche nel caso della conduzione di un partito. Comunque: è positivo che Cattaneo abbia messo sullo scacchiere determinati problemi che esigono un esame anche nell’ottica di una politica di destra. Io sono sempre stato di centro, né di sinistra né di destra, e ritengo che abbiamo in Svizzera una democrazia che permetta di trovare soluzioni a favore dei meno abbienti. Mi ha sorpreso in bene sentire il nuovo presidente affermare di essere allibito di fronte ad un budget dello Stato che presenta centinaia di milioni di deficit e che occorre invertire la tendenza. Finalmente abbiamo qualcuno che dice al Paese che occorre ridurre le spese dello Stato. Così come giudico azzeccato il suo primo gesto politico, ossia la convocazione dei presidenti dei 4 partiti di Governo per il 16 ottobre, dimostrando di voler riprendere una leadership andata purtroppo persa».
Un PLR spaccato in due?
«No, non ritengo che si possa dire che il partito si è spaccato, valutando il risultato numerico dell’elezione a favore di Cattaneo. Chi ha votato Pini non necessariamente è di centro sinistra e chi ha votato Cattaneo non è forzatamente di destra. Gli schieramenti si sono divisi in due perché i giovani oggi hanno delle idee molto chiare. Non vogliono più sentire il politichese dai loro politici, come invece è avvenuto negli ultimi dieci anni. Vogliono staccarsi anche delle visioni talebane di molti uomini politici. Oggi ci sono ancora troppi liberali-radicali che pretendono di essere riconosciuti come i detentori della verità. I giovani sono molto più pragmatici e non vogliono più sentir parlare di destra e di sinistra. Ci sono problemi nuovi e su questi occorre agire».
Di deficit e di spesa
«Come detto, ho apprezzato in Cattaneo la volontà di chiedere una riduzione della spesa dello Stato. Ma di chi è la responsabilità per una spesa statale così elevata? Non certo di Laura Sadis, sulla quale si vorrebbe far ricadere ogni colpa. Lei si è trovata a gestire un paese che aveva commesso delle sciocchezze. Non vorrei, asserendo questo, far credere che la colpa sia di Marina Masoni che ha invece avuto delle visioni corrette della politica, ma che non è stata seguita. Non nego determinati allori che si è meritata. Il colpevole? Il Gran Consiglio, che negli ultimi decenni ha avvallato un’infinità di spese, senza porsi priorità. Trent’anni fa il grande fustigatore della spesa dello Stato fu Geo Camponovo (uomo considerato di sinistra), che chiedeva di passare al pettine tutte le uscite, seconda la regola che “tanti piccoli mucchi, fanno un grande mucchio”. Fossimo andati in quella direzione oggi avremmo un preventivo con almeno 500 milioni di franchi in meno di spesa. Il Parlamento ha approvato leggi che hanno determinato un’inutile burocratizzazione. Penso, per fare un esempio recente, alla legge sui fiduciari. Oppure non sono stati tolti “balzelli” oggi anacronistici. Pensiamo alla tassa sul bollo, che Masoni aveva tolto, ma che il parlamento ha mantenuto. Vedere che il nuovo presidente del PLR vuole andare nella direzione di diminuire la spesa dello Stato mi fa molto piacere. Bisognerà capire se verrà condivisa questa impostazione, tenuto conto che, per esempio, a Bignasca – uomo che sa far politica e sa tirare l’acqua al suo mulino – un aumento del debito non preoccupa, convinto che l’economia può ricavarne solo un beneficio (deficit spending). Lo stesso Jelmini del PPD è più vicino, a me pare, alle posizioni di Bignasca. Ma credo che una visione globale che sta a metà tra l’impostazione keynesiana dei partiti che oggi si danno le arie di dettare la politica e quella di Cattaneo possa essere ricercata e trovata. Soprattutto per dire al Paese: svegliati! non si tratta più di fare una politica di destra o di sinistra, ma di fare una politica seria. Soprattutto i deputati sono chiamati a questo impegno, magari facendo i compiti a casa».
Quale ruolo per Pini?
«Mi auguro che Pini venga aggregato all’ufficio presidenziale con i compiti di primo vice presidente. E che Cattaneo abbia l’accortezza di affidargli una riforma delle strutture del partito. I giovani lo hanno chiesto a gran voce. Per dirigere un partito in questi anni non possiamo più pensare di avere una direttiva di 40 persone, un comitato di 300, le varie associazioni, ecc. ecc. Una riforma interna che non troverà certo tutti d’accordo, ma che si impone. Dobbiamo basarci sulle forze dei giovani e su Pini».
E il sindaco di Lugano?
«È tempo che il PLR dica a Giudici: “Ti vogliamo candidato sindaco. Devi scendere in campo!”. Giorgio Giudici ha dei grandi meriti e talune critiche nei suoi confronti sono messe lì ad arte, fanno gli interessi di altri. Se Giudici scende in campo ha la partita vinta. Non posso pensare che il popolo luganese sia così sciocco da preferire altre persone, solo perché Borradori manifesta un eventuale interesse a questo ruolo. I luganesi, non soltanto i liberali, sono coscienti che Giudici è un uomo politico che merita la conferma. Semmai il partito ha fatto l’errore di non preparare un suo successore, ma ormai a questo punto sarebbe come piangere sul latte versato. Giudici oggi è il politico che può salvare il PLR a Lugano».