Mondo - 20.10.2012

Beirut
Tornano le bombe, ucciso il capo dei Servizi
di Maria Acqua Simi

A Beirut, dopo qualche anno di relativa pace, sono tornate le bombe. A poche settimane dal saluto del Libano al Papa, ecco che la violenza torna a insanguinare il Paese dei cedri. È di almeno quindici morti e novanta feriti il bilancio di un attentato nel cuore della capitale libanese: la violenta esplosione risuonata durante l’ora di punta nel quartiere cristiano di Achrafiyeh vicino a piazza Sassine, è stata provocata da un’autobomba carica di 30 kg di esplosivo. Da subito ieri si è scatenato un tam tam tra i media per la richiesta urgente da parte di ospedali locali di donazioni di sangue. Le vittime sono tutte civili. Tra di loro anche il capo dell’intelligence libanese, il generale Wissam al Hassan: è forse lui il vero obiettivo dell’attentato. Wissam al Hassan, sunnita, era da anni a capo del servizio d’informazioni della polizia, istituzione che nella lottizzazione confessionale libanese era dominata dal movimento al Mustaqbal vicino all’Arabia Saudita e rivale del fronte guidato da Hezbollah, alleato dell’Iran e del regime siriano. Il movimento sciita Hezbollah controlla invece la direzione della Sicurezza generale e l’intelligence dell’esercito, le altre due agenzie di controllo libanesi. Al Hassan aveva di recente condotto le indagini che avevano portato all’arresto dell’ex ministro libanese Michel Samaha, reo confesso di aver pianificato, per conto dei servizi di sicurezza di Damasco, attentati contro personalità anti-siriane in Libano tra cui il patriarca cristiano maronita Bechara Rai.


Le testimonianze
Abbiamo raggiunto telefonicamente Roni Rameh, cristiano libanese di Beirut dove lavora per l’ong italo-svizzera AVSI/AVAID. «Siamo preoccupati. Hanno voluto colpire volutamente il quartiere cristiano. Questo è un messaggio ai cristiani e ai loro dirigenti», spiega. E del resto è impossibile dimenticare che nel sistema politico libanese - tripartito - proprio ai cristiani è affidata la gestione dell’Esercito. Esercito che si sta rifiutando di entrare nel conflitto siriano, mentre gli sciiti di Hezbollah (unico movimento politico armato al Governo in Libano) da giorni stanno bombardando oltre confine e da mesi supportano l’esercito di Assad con armi e uomini. Un’altra chiave di lettura la fornisce invece Nihad Mashnuq, leader del movimento sunnita Mustaqbal: «È un messaggio esplicito del regime siriano che vuole terrorizzare i libanesi». Il Governo siriano, da parte sua, ha immediatamente condannato con forza il sanguinoso attentato. Il timore concreto degli opinionisti libanesi, però, è che l’esplosione sia legata alle crescenti tensioni che la rivolta siriana, in corso ormai da 20 mesi, sta generando nel Paese. Se l’obiettivo del sanguinoso gesto fosse confermato nella persona di Wissam al Hassan non ci sarebbero più molti dubbi da confutare.