Sport - 20.10.2012
Berna. Sorridente e rilassata, Lara Gut ha lanciato ieri il suo inverno senza dichiarare obiettivi, dopo una stagione 2011-’12 che non le ha regalato molte soddisfazioni, nonostante alla fine sia pur sempre entrata nelle prime 15 della generale di Coppa del Mondo. D’altronde a un’artista del Circo Bianco come lei, chiedere i risultati che vuole raggiungere, è pure inutile, visto che il podio, e ancor meglio la vittoria, sono le uniche ricompense possibili per ripagare il lavoro di un anno e di un’intensa estate. Artista si diceva, e non per nulla la 21enne ha scelto il Museo Paul Klee a Berna per la sua conferenza stampa, conclusasi con la dimostrazione della sua versatilità confezionando perfette tavolette… di cioccolata del suo sponsor Ragusa. A proposito di sponsor, da questa stagione sarà affiancata anche da Enervit, azienda specializzata nei prodotti energetici e che segue ora anche la dieta di Lara Gut. Mentre a breve dovrebbe pure arrivare l’atteso marchio per il casco.
Tornando alle piste, il motto della stagione sarà quello di godere appieno della fortuna di essere una sportiva professionista: «Mi sono resa conto della mia immensa fortuna di poter fare questa vita. L’ho capito l’inverno scorso: non è andata così bene, ma mi sono resa conto di aver veramente voglia di farlo. Finita la stagione mi sono detta “va bene, vediamo cosa c’è da mettere a posto, e ricominciamo da capo”, e perciò ho veramente voglia di godermi la Coppa del Mondo, pur puntando evidentemente ad andare il più velocemente possibile. Voglio approfittare di questa fortuna che ho. Sciare non è un lavoro ma una passione, così come tutto ciò che c’è attorno come le prove degli scarponi, le analisi video e altro. Poi ci sono delle cose annesse che fanno parte, e che bene o male devo imparare a gestire in maniera che non siano un freno per me. E su quello ci sto lavorando».
Hai lavorato parecchio quest’estate.
E pensate che Patrick ha pure dimenticato qualche chilo secondo me! Mentre stai lavorando non sorridi perché devi stringere i denti per sollevare tutto quello che hai sulle spalle. Però c’è la soddisfazione dopo le sei settimane d’allenamento della forza di non entrare più nei… jeans che avevi comprato in primavera. Perché mi si sono allargate le gambe, e non per la cellulite o il grasso, ma per i muscoli! Sono piccole cose, come sollevare 10 kg in più, passetti importanti su quello che costruisci passo dopo passo, e che ti danno soddisfazione nel processo per provare a vincere. Vincere è una piccola cosa che dipende da molti altri fattori, come la pista, il vento, il materiale e pure la fortuna, sui quali non ho nessuna influenza. Dalla mia parte posso solo curare la bella curva e appunto riuscire a sollevare quei 10 kg in più, che ti fanno avvicinare al tuo obiettivo finale.
Hai lavorato molto sulle basi.
Spesso si parte dai pali di slalom, e poi ci si accorge di piccole cose che non vanno come devono, dalla spalla allo sci esterno. A quel punto abbiamo pensato di ricominciare dal tecnico, andando a sciare "fuori", così quando lì sei a posto, puoi passare ai pali.
Un altro nuovo capo allenatore: com’è il tuo rapporto con Hans Flatcher, che ricordiamo marito di Sonja Nef, la quale aveva pure avuto per un periodo un team privato?
Fa strano avere già il terzo capo in così pochi anni. Spero si stabilizzi la situazione. Con lui mi trovo bene. Ho già potuto lavorare con lui quando era allenatore dei discesisti. È una persona tranquilla, e con lui abbiamo cercato di mettere subito in chiaro le cose. Da fine agosto, ovvero quando mi sono unita alla squadra per gli allenamenti, si è fatto in quattro per darci le condizioni migliori di allenamento, a me come al resto delle ragazze. Aveva sempre pronto delle soluzioni di emergenza. Insomma, di lui mi posso fidare. Sicuro la sua esperienza con sua moglie lo facilita nell’approccio con noi, ma pure il fatto di averci già conosciuto appunto prima di diventare capo allenatore delle donne. Per adesso non abbiamo avuto problemi e spero non ne avremo mai, se no dovrò provare a chiamare Sonja per intercedere!».
Come ti trovi col nuovo materiale?
Il nuovo sci è una cosa diversa rispetto a quello passato, ma è come passare da un modello all’altro: questo è più stretto e più sciancrato. Cambiano delle sensazioni, ma abbiamo comunque tre o quattro sci e con ognuno il feeling è diverso. Bisogna trovare quello giusto per ogni gara. Sulla neve dura non ci sono molti problemi perché lo sci risponde bene, sulla neve molle le cose si complicano un po’, perché lo sci esterno affonda e tira dritto: non è così divertente... Con un inverno normale non dovremmo avere nessun problema però. Per gli uomini le cose sono un po’ diverse, perché loro hanno 5 metri in più di raggio, e in certi giganti come in Alta Badia, dove tra una porta e l’altra ci sono 25 metri, loro hanno 35 metri di raggio e quindi ci sono 10 metri di differenza…
Lindsey Vonn vorrebbe correre con gli uomini…
Secondo me era solo una battuta, perché non penso vorrà perdere punti preziosi in Nord America dove va sempre forte. E poi se vuole confrontarsi con gli uomini, lo può fare in allenamento, perché come tutte le nazionali, anche quella statunitense ogni tanto si ritrova riunita da qualche parte, uomini e donne assieme. Inoltre se proprio vuole vedere se ha il livello di un uomo, dovrebbe farlo su una pista concepita solo per gli uomini… Non so, penso sia solo stata un’uscita ad effetto.
Con te al via della prima gara stagionale ci saranno Dominique Gisin, Corinne Suter e Wendy Holdener. Come vedi le vostre possibilità?
Le ragazze sciano bene. Anche Corinne e Wendy stanno andando forte. Sölden è una gara speciale, se fosse in inverno sarebbe più facile fare delle scommesse. Non sai mai che condizioni trovi. Penso però che ci siamo allenate al meglio e che siamo pronte. Poi vedremo cosa succederà in pista! Di sicuro non vedo l’ora di partire per l’Austria per iniziare questa stagione, dove non voglio fissarmi obiettivi, ma appunto solo godermela a fondo. Non ho più pressione perché non ho niente da perdere, anche se la stagione scorsa, pur senza podi, ero tra le migliori 15 della CdM».