Cronaca - 31.10.2012
Si è rivelato un processo vivace come pochi quello che si è aperto ieri a Lugano per far luce sul clamoroso caso di caporalato sul cantiere del LAC, uno dei primi scoperti alle nostre latitudini. Ad occuparsi dell’inchiesta, cominciata nel giugno del 2011, è stato il procuratore generale John Noseda, che ha portato davanti alla Corte delle Assise correzionali di Lugano, presieduta da Rosa Item, tre uomini. Quello che si potrebbe definire il caporale, ovvero colui che ha ammesso d’aver procurato il lavoro al LAC a 13 operai italiani disoccupati, in cambio di una “percentuale” sui loro salari, è un 51enne residente nel Varesotto, con piccoli precedenti penali e di professione muratore (sebbene egli al LAC non abbia mai lavorato). È un imprenditore invece l’altro imputato italiano, un 50enne, anch’egli del Varesotto e pure lui pregiudicato, il quale dirigeva la società subappaltatrice che aveva assunto gli operai. Il terzo uomo invece è un fiduciario ticinese, amministratore unico della società. A quest’ultimo, che ha respinto le accuse, Noseda ha contestato unicamente il reato di falsità in documenti, in correità coi due imputati d’oltreconfine, sui quali invece pende pure un’accusa di ripetuta estorsione (in subordine d’usura). Il muratore, l’unico reoconfesso, ha confermato che i manovali avrebbero dovuto percepire, stando al contratto collettivo di lavoro, almeno 19 fr. netti all’ora, ma a ciascuno egli sottraeva un certo importo, quindi le paghe effettive variavano tra i 16,9 e i 11,7 fr., anche se ad alcuni non veniva chiesto il “contributo”. Il prelievo “forzoso” avveniva a posteriori. Era il caporale stesso a prendere tramite bancomat i soldi dai conti salario degli operai. Un’operazione questa filmata dalle telecamere di un istituto di Stabio, le cui registrazioni sono una delle prove del castello accusatorio di Noseda anche nei confronti dell’imprenditore, che è stato ripreso in almeno un’occasione sul posto, sebbene egli abbia negato ogni addebito. Lo stesso si è giustificato dicendo che era stato chiamato dall’altro imputato per cercare di risolvere un errore della banca e non per estorcere il denaro agli operai, seppure, ha ammesso l’imprenditore, egli fosse consapevole del fatto che il muratore avrebbe potuto giocare sporco. Ciò nondimeno, a suo dire, avrebbe appreso della gravità della situazione dagli inquirenti. Comunque le contestazioni principali avanzate dal procuratore generale contro l’imprenditore non riguardano i misfatti del caporale. Bensì il PG imputa piuttosto all’imprenditore il mancato versamento degli straordinari ai dipendenti, per un indebito profitto di 6.337 fr. A questo punto sarebbe entrato in gioco il fiduciario, che avrebbe redatto delle buste paga false. Ma il fiduciario si è detto in buona fede, asserendo che egli si è semplicemente basato sui conteggi dell’imprenditore e che non era possibile per lui verificarne l’autenticità. Dal canto suo l’imprenditore ha confermato la versione dell’amministratore e ha affermato che era sua intenzione versare gli straordinari in un secondo tempo (e che gli operai erano d’accordo). Tuttavia Noseda è stato durissimo. «È correo fin in fondo», ha tuonato contro il varesino, a cui - ha spiegato il PG - in carcere era arrivata una lettera della moglie, nella quale era scritto «che gli operai si stanno c.....o sotto» e che quindi avrebbero detto di tutto e di più pur di coprirlo. Al fiduciario invece il PG rimprovera sostanzialmente un dolo eventuale, per aver inserito nella contabilità le buste paga false, controfirmate dagli operai malgrado che non ci fossero gli straordinari. A supporto delle sue tesi Noseda ha citato delle e-mail intercorse fra i due, che avrebbero dovuto far mangiare la foglia al fiduciario, e ha fatto riferimento ad alcuni precedenti giurisprudenziali, tra i quali un caso del 1978, in cui egli stesso era procuratore. Un’impostazione questa contestata dal difensore del fiduciario, l’avv. Clarissa Indemini, secondo la quale la contabilità agli atti è ineccepibile, gli estratti conto bancari sono in regola e le buste paga non sono affatto false, perché non aver incluso gli straordinari non equivale a dire che non sono stati effettuati. Infatti, ha sostenuto a sua volta il legale dell’imprenditore, l’avv. Davide Corti, il CCL nazionale dell’edilizia permette proprio di rimandarne il pagamento. Infine l’accusa di falsità in documenti è stata respinta anche dal patrocinatore del muratore, l’avv. Vanna Cereghetti, la quale ha asserito che il suo assistito non ha mai visto o firmato alcun documento. Inoltre egli non avrebbe mai conosciuto il fiduciario. Per quanto riguarda invece l’ammontare dell’indebito profitto del caporale (conseguito in tre mesi), Cereghetti ha chiesto che sia ribassato da 12.000 fr. a 4.000 euro. Da qui la richiesta di una massiccia riduzione della pena prospettata da Noseda, ovvero un anno, tanto quanto ha chiesto per l’imprenditore, mentre per il fiduciario sarebbe sufficiente qualche mese. Comunque per tutti e tre Noseda non si è opposto a una sospensione condizionale. L’ultima parola spetterà al giudice Item, la cui sentenza, qualsiasi sarà l’esito del processo, farà scuola. Il verdetto sarà comunicato oggi pomeriggio.