Commento - 30.07.2012
Oggi a Londra si aprono ufficialmente – anche se il calcio ha anticipato tutti – i Giochi olimpici estivi 2012, la manifestazione sportiva, ma non solo, più importante del pianeta. Un evento che vedrà come protagonisti 10.000 atleti provenienti da circa 200 nazioni, e al quale possono partecipare solo i più bravi e i più forti. Come ogni enorme macchina organizzativa, quella messa in piedi da Sebastian Coe e i suoi collaboratori per mandato del CIO, ha sollevato da 7 anni a questa parte, ovvero dal momento dell’assegnazione alla capitale britannica dell’organizzazione, dubbi e proteste. Ma di questo non vogliamo parlare oggi, perché lo sport, da sempre e per sempre, è visto come puro e semplice svago e divertimento. Per le critiche ci sarà caso mai tempo strada facendo o in sede di bilancio. Oggi è il giorno della cerimonia di apertura, e il pensiero non può che essere positivo, pronto a stupirsi per le emozioni che sapranno regalare le Olimpiadi e gli atleti. E se ci è permessa una piccola riflessione, a stupire oltre al senso di fratellanza tra le varie razze ed etnie presenti nel villaggio olimpico – anche questo segno distintivo dello sport più vero – ad impressionare è anche la capacità di attirare l’attenzione di sport che per il resto dell’anno – anzi, dei quattro anni che trascorrono da un’edizione all’altra – passano inosservati nella maggior parte del globo. Delle 32 discipline presenti (per 302 concorsi che assegneranno le medaglie) solo la metà si possono dire universali e popolari. Le Olimpiadi sono quindi l’occasione per le specialità più di nicchia di valere tanto quanto gli sport più mediatizzati e di conseguenza remunerati. Perché una medaglia d’oro nei 100m dell’atletica, anche se evidentemente ha più eco nel mondo, vale nel medagliere tanto quanto una nel pentathlon moderno. Perché tutti gli atleti a loro modo hanno dovuto affrontare sacrifici e ore di allenamento per raggiungere la massima espressione nel loro sport. E perché da quando le Olimpiadi esistono, e a maggior ragione da quando la TV svolge una copertura ormai “totale” (solo per la Cerimonia d’apertura di stasera si parla di più di un miliardo di telespettatori), tutti si sono scoperti appassionati di alcune discipline sconosciute fino allo zapping precedente. Pensare di passare da un pubblico di poche migliaia di spettatori a uno di, male che vada, mezzo milione (anche se per caso), rende anche il più piccolo degli sport grande, anzi immenso, e di conseguenza anche i protagonisti stessi, che da sconosciuti passano allo statuto di eroi nazionali dall’oggi al domani grazie a un exploit sportivo. Questa è la vera magia dei Giochi.