Commento - 06.10.2012

Un sinodo per trovare le risposte
di Monsignor Pier Giacomo Garmpa

Domani si aprirà la 13.ma Assemblea del Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. La nuova evangelizzazione non consiste nel rifare tutto da capo, quasi non avesse alcun valore il lavoro fatto nei secoli passati. La nuova evangelizzazione si pone in continuità organica e dinamica con la prima evangelizzazione. Occorre essere consapevoli dell’importanza di innestare la rinnovata evangelizzazione su queste radici comuni dell’Europa. La nuova evangelizzazione dovrà quindi essere ecumenica; trovare e parlare un linguaggio evangelico comune per evangelizzare assieme l’Europa; passare «da una fede di consuetudine, pur apprezzabile, a una fede che sia certa, personale, illuminata, convinta, testimoniante». La nuova evangelizzazione richiede, dice, il Cardinal Martini, la pazienza di curvarsi con amore e umiltà sulla nostra società – con tutte le sue miserie, fatiche e pesantezze – per aiutarla a vivere in rinnovata e maggiore pienezza il messaggio profondamente liberante del Vangelo. Perché questo avvenga si richiedono alcune condizioni che il cardinale indica così: Anzitutto il costante riferimento alla Parola di Dio e una profonda e quotidiana familiarità con essa da parte di tutti i fedeli. Una puntuale opera e testimonianza di “autoevangelizzazione”. Si tratta cioè, di essere anzitutto noi, in opere e in parole un “Vangelo”. Occorre che viviamo nella nostra parrocchia e nella nostra comunità l’esperienza visibile del Vangelo. L’impegno intelligente e continuo per una nuova inculturazione del Vangelo richiede l’intima trasformazione degli autentici valori culturali mediante l’integrazione nel cristianesimo e il radicamento del cristianesimo nelle varie culture. Concretamente per quanto riguarda l’Europa, che vive di razionalità scientifica, che è profondamente urbanizzata, che è radicalmente pluralistica, si tratta di trovare le strade per mettere il lievito del Vangelo in queste realtà. Occorre un’autentica collaborazione e comunione tra le diverse Chiese cattoliche del continente per un cammino vivo e comune; sincera solidarietà con le altre Chiese cristiane d’Europa. La nuova evangelizzazione deve infatti essere una evangelizzazione ecumenica. Importante è pure un profondo, intelligente dialogo interreligioso, in particolare con l’ebraismo e con l’islam. Da ultimo è necessario riscoprire il ruolo e l’importanza dell’insegnamento della Chiesa. L’umanesimo cristiano, che pone la centralità dell’uomo dentro la storia, è da riscoprire e da sostenere, perché non la scienza, la tecnica, l’economia, ma l’uomo abbia un posto centrale in ogni organizzazione nuova. Mentre come cristiani lavoriamo alla realizzazione di un’Europa unita, dobbiamo essere consapevoli che il nostro continente è stato e deve continuare ad essere parte essenziale dell’orizzonte del mondo. Come un tempo l’Europa è stata il punto di partenza per una diffusa evangelizzazione del mondo, oggi l’evangelizzazione del mondo è legata alla rievangelizzazione del nostro continente. Occorre non contrapporsi, ma ricercare ciò che unisce ed è nell’interesse comune per un progressivo cammino di integrazione. Senza convergenza tra i cristiani molti problemi restano irrisolvibili. Occorre uno sforzo dei credenti per darsi mutuo aiuto nel vivere la fede nelle circostanze moderne. Tocca a loro sottolineare il primato dell’interiorità per realizzare l’unità. I credenti devono riscoprire la loro capacità non solo di esportare tecnologia e benessere, ma di approfondire il dono di Dio, che si è espresso nel loro passato attraverso una ricchissima storia e di riscoprire la sorgività dello Spirito che continuamente, oggi, si manifesta in mezzo a noi.