Commento - 19.10.2012

Ma davvero hanno voglia di cambiare?
di Gabriele Botti

Ecco i primi colpi di quella che sarà una lunga e avvincente campagna elettorale per il rinnovo dei poteri comunali a Lugano. Il PPD ha svelato ieri i nomi dei suoi candidati, primo tra i partiti a scendere ufficialmente in campo; Nicoletta Mariolini, municipale del PS, ha invece sorpreso tutti ritirandosi dalla corsa per una poltrona a Palazzo Civico. Il 14 aprile 2013 la Città guarderà negli occhi il suo nuovo sindaco. Nuovo? Forse sì e forse no perché del futuro di Giorgio Giudici, sulla plancia di comando dall’ormai lontano 1983, poco o nulla si sa. Si ricandida oppure no? Non una semplice domanda, ma un complicato dilemma che sta condizionando non poco le altrui scelte. Si è parlato molto di “effetto domino”, ma personalmente non la considero la metafora più appropriata. Nel domino tutte le mattonelle, se va come deve andare, si trovano alla fine nella medesima condizione: sdraiate sulla schiena. Tutte perdono. Nella corsa alla carica di sindaco è invece destino che uno vinca. Credo sia quindi più calzante parlare di “partita a scacchi”. Chi ha i neri e chi i bianchi non conta. Conta che a un’azione corrisponde sempre una reazione. Giudici, con la sua forza intrinseca, il suo carisma, la sua solida storia e le sue indubbie qualità, ha il diritto (e il sottile piacere) di muovere per primo. Gli altri se ne stanno attorno alla scacchiera, nervosi e ansiosi. Un’attesa che ha più di una spiegazione. Prendiamo la Lega, perché lo snodo cruciale sta proprio in via Monte Boglia. Meglio: prendiamo la personificazione leghista, ossia Giuliano Bignasca. La sua Lega a Lugano ha un potenziale notevole e mai come questa volta avverte il dolce profumo della pelle della poltrona del sindaco. La Lega ha Marco Borradori. Sarà lui il prossimo sindaco di Lugano? È una possibilità concreta. Ma il Nano – al di là delle recenti scaramucce verbali – gli permetterà davvero di partecipare alla sfida? Non è detto e le ragioni sono puramente di opportunità. Mettiamo che Borradori prenda casa a Palazzo Civico. Domanda 1: chi gli subentrerà in Consiglio di Stato? Il Nano stesso? Difficile che abbandoni un ambiente di cui conosce ogni angolo e di cui è il padrone (con Giudici) per infilarsi in un mondo che preferisce criticare dal di fuori piuttosto che frequentare dal di dentro. Lui nel governicchio? Non ci pare logico. Toccherà allora a Lorenzo Quadri? E chi lo convince a lasciare Berna? E ancora: se Borradori vince molti altri leghisti che per anni hanno vissuto all’ombra del Nano sono destinati al definitivo oblio. Prospettiva che al Nano, uno che sa bene quanto conta la base, non piace. Domanda 2: e se Giudici si ricandidasse? Borradori contro il Re…  L’esito della battaglia sarebbe alquanto incerto. Borradori avrà il coraggio politico e umano di lasciare lo scranno di consigliere di Stato per rischiare di doversi accontentare (andasse male) di quello di semplice municipale? Una carriera sempre in ascesa che si infrange sull’ultimo ostacolo... Consideriamo poi un’altra variabile importante: la prossima legislatura sarà di appena 3 anni. Tra Lega e PLR, ma sarebbe più calzante dire tra il Bignasca e Giudici (coetanei e amici), potrebbe anche essere stipulato un gentlemen agreement, un accordo non scritto, un patto di non belligeranza. Fate voi, Forse converrebbe a tutti che dissipata la nebbia delle elezioni si scoprisse che nulla è cambiato. Per il PLR conservare lo scettro rappresenterebbe una boccata d’ossigeno, per la Lega lo status quo significherebbe non pregiudicare gli attuali (e fragili) equilibri interni e continuare a fare quello che meglio le riesce: l’opposizione dal di dentro. Bignasca saprà resistere alla tentazione di vincere subito o si dimostrerà paziente? In fondo, la giovane età di Borradori gioca a suo favore e nel 2016 Giudici tanti dubbi pensionistici non se li porrà più. Un Giudici che ben difficilmente uscirà di scena già in questo giro. Il piatto è troppo ricco. Per dirne una, ci sono i Grandi Progetti che stanno entrando nella fase calda e che sarebbe peccato abbandonare proprio ora... Pensiamo al Lugano Arte e Cultura, al Nuovo Quartiere Cornaredo, alla concretizzazione del cantiere delle aggregazioni o alla prestigiosa vetrina internazionale dell’Expo 2015. Ovviamente, ad attendere la mossa di Giudici non c’è solo la Lega. Il PLR senza Giudici si troverebbe in gravissime difficoltà non solo nel mantenere il sindacato, ma anche nel confermare il terzo seggio. Una prospettiva fantascientifica per chi qualche decennio fa oltrepassava in scioltezza il 65% delle preferenze. E cosa farà il vicesindaco Erasmo Pelli? Si candiderà solo se lo farà Giudici (squadra che vince eccetera eccetera) oppure – prospettiva opposta – lo farà solo se Giudici abdicasse per provare a cancellare dal suo biglietto da visita quel “vice” tanto appagante quanto limitante? Ma se la sentirà di competere con Borradori rischiando di diventarne il… vice? PPD e PS non hanno dal canto loro molto da perdere, ma sanno che sarà molto dura guadagnarci. Dispongono di un seggio e, salvo cataclismi e al di là dei candidati, quello è garantito. La battaglia (più che altro psicologica) al momento si gioca nel campo di Lega e PLR.