Commento - 26.10.2012

Un treno con tanti vagoni
di GianMaria Pusterla

Ieri, proprio mentre i promotori dell’iniziativa “Avanti con le città di Locarno e Bellinzona” venivano ascoltati dalla commissione speciale Costituzione e diritti politici del Gran Consiglio per capire se la stessa iniziativa potrà essere sottoposta al voto popolare, sedici Comuni del Bellinzonese (tutto il distretto tranne Sant’Antonino) hanno annunciato un’intesa che sfocerà il 6 novembre nella formalizzazione di un’istanza di aggregazione. Si sta in buona sostanza già concretizzando - almeno per Bellinzona - quanto l’iniziativa lanciata da Ghiringhelli vorrebbe raggiungere attraverso un voto che coinvolga tutti i cittadini ticinesi. Iniziativa “delicata” scrivevamo in marzo, perché a decidere del futuro assetto istituzionale di due singole regioni verrebbero chiamati tutti gli abitanti del Cantone e non solo coloro che sono direttamente toccati dalla scelta. Con il passo concreto di ieri un bel po’ di erba sotto i piedi degli iniziativisti viene tagliata. Certo: affinché la “Grande Bellinzona” nasca ci vogliono ancora diversi passaggi e poi sarà comunque la cittadinanza dei 16 (o dei 17?) Comuni a decidere. Però, abusando della metafora, il treno è lanciato con quasi tutti i vagoni.
E allora l’iniziativa? Come già scritto, a noi sembra - al di là che sia costituzionale o meno - il classico passo più lungo della gamba, convinti che a ridisegnare eventuali nuovi confini giurisdizionali debbano essere solo coloro che abitano all’interno di quei confini. Ma l’iniziativa ha avuto un merito: ha rilanciato il dibattito, dopo l’affossamento delle aggregazioni sulle due sponde della Maggia, sulla necessità di creare poli forti in tutte le regioni del Cantone. Nel Bellinzonese ci si è mossi. Nella speranza che le autorità che oggi dicono di sì confermino la loro volontà anche domani. Non come successo nel Locarnese.