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"Le attuali armi svizzere sono spuntate"

16.08.2016 - aggiornato: 16.08.2016 - 18:29

A dirlo è un comitato interpartitico che invita ad approvare il 25 settembre la nuova Legge federale sulle attività informative: "In gioco ci sono la libertà e la felicità".

© AP Photo/David Becker

Le attuali armi di cui dispongono gli "007" elvetici per contrastare la minaccia terroristica sono "spuntate". Per questo, un comitato interpartitico (PLR, PPD, UDC, PBD, parte dei Verdi liberali e dei socialisti) invita ad approvare il 25 settembre la nuova Legge federale sulle attività informative (LAin) contro la quale è stato lanciato il referendum. Per il comitato sono in gioco nientemeno che la libertà e la felicità della popolazione.

A lanciare il referendum contro la LAin è stata l'Alleanza contro lo Stato ficcanaso, di cui fanno parte Gioventù socialista, Verdi, socialisti, Partito Pirata, Partito del Lavoro, Gruppo per una Svizzera senza esercito nonché altre organizzazioni come dirittifondamentali.ch, Digitale Gesellschaf, Syndicom e Lista Alternativa di Zurigo. Secondo i promotori della consultazione popolare, la LAin erode in maniera massiccia la sfera privata, col rischio di sfociare in un'inutile sorveglianza di migliaia di persone: gli estesi poteri concessi ai servizi segreti trasformerebbero ogni singolo cittadino in un potenziale sospetto.

Libertà minacciata

Di parere opposto il comitato "Sì alla LAin", secondo cui si tratta di dotare i servizi informativi della Confederazione di quegli strumenti in grado di prevenire le minacce attuali, come il terrorismo di matrice islamica. Per Corina Eichenberger (PLR/AG), di fronte alla radicalizzazione islamista e al pericolo rappresentato dai combattenti di ritorno dall'Iraq e dalla Siria, i nostri servizi segreti sono attualmente "muti e ciechi". 

Per difendere le nostre libertà è necessario garantire la sicurezza della popolazione da criminali senza scrupoli, ma anche da fenomeni come la proliferazione delle armi di distruzione di massa o dai cyberattacchi, ha dichiarato Rosemarie Quadranti (PBD/ZH). Gli attacchi informatici, ha spiegato il consigliere nazionale Beat Flaach dei Verdi liberali - il partito ha deciso libertà di voto - rappresentano un grave pericolo per le nostre imprese tecnologicamente avanzate e quindi per la nostra economia.

In un contesto sempre più complesso e inquietante, il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) ha bisogno di mezzi supplementari e al passo coi tempi per scoprire i pericoli e dare tempestivamente l'allarme. "Oggi gli 007 possono acquisire informazioni soltanto in luoghi pubblici e non sorvegliare i personal computer e le telecomunicazioni", ha sottolineato Raymond Clottu (UDC/NE), secondo cui le frange contrarie alla legge "giocano col fuoco".

Gli agenti elvetici devono quindi poter sorvegliare le comunicazioni (posta, telefono, e-mail), osservare quanto avviene in ambito privato anche installando microfoni, controllare di nascosto sistemi informatici e installare i cosiddetti "cavalli di Troia".

Nessuna schedatura di massa

Gli strumenti di controllo tanto interni all'amministrazione che esterni (leggi: tribunale amministrativo federale, consiglio federale, organi parlamentari e futura commissione indipendente di controllo) eviteranno il ripetersi di una schedatura di massa, come è stato il caso durante la Guerra fredda, ha precisato dal canto suo il consigliere agli Stati Alex Kuprecht (UDC/SZ) spalleggiato dalla consigliera nazionale Rebecca Ruiz del partito socialista, quest'ultima espressasi a titolo personale (il suo partito sostiene infatti il referendum, n.d.r).

Misure invasive previste dalla legge potranno essere adottate solo in caso di grave minaccia, contro attività terroristiche, spionaggio, proliferazione di armi di distruzione di massa e cyberattacchi a infrastrutture critiche d'informazione, ma non in relazione ad attività di estremismo violento, ha ancora precisato la Ruiz, secondo cui una restrizione della libertà fondamentali è accettabile di fronte al pericolo di atti atroci contro la popolazione.

Per il comitato non si tratta di mettere sotto sorveglianza tutti i cittadini, ma di operazioni mirate e limitate: una dozzina di "ricerche speciali" all'anno che potrebbero aumentare tenuto conto dei numerosi svizzeri recatisi in Iraq e Siria per combattere accanto agli islamisti, ha puntualizzato Ida Glanzmann (PPD/LU).

 

(Ats)

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