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"No Billag", le reazioni svizzere

04.03.2018 - aggiornato: 04.03.2018 - 19:27

Mentre fuori da Palazzo federale a Berna festeggiano i fautori del "no" (IL VIDEO), il direttore della SSR Gilles Marchand ammette: "Sono necessarie delle riforme".

Il direttore della SSR Gilles Marchand.

© KEYSTONE/Anthony Anex

Il "no" all'iniziativa "No Billag" ha scatenato varie reazioni non solo a livello ticinese, ma anche a livello nazionale.

Coriandoli per i fautori del "no"

Innanzittutto i fautori del "no", che si sono riuniti nei pressi di Palazzo federale a Berna, non hanno nascosto il loro entusiasmo per l'esito del voto. Non appena saputo che la bocciatura era praticamente fatta, hanno infatti fatto esplodere dei coriandoli ed esultato. Guarda il video:

 

 

Vedi il video

 

 

Gilles Marchand: "Sì, sono necessarie riforme"

Un segnale forte per il servizio pubblico, per le radio e televisioni regionali, nonché per l'insieme della società svizzera: così il direttore della SSR Gilles Marchand interpreta il no all'iniziativa No Billag. L'ente non proseguirà comunque come prima: "Dobbiamo risparmiare", ha detto. "Sì, sono necessarie riforme", ha affermato Marchand ai microfoni di SRF. Per farle bisogna però rimanere in vita, cosa che per fortuna è successa, grazie al voto odierno, ha aggiunto. "Ora la via è libera per una ripartenza". "Dovremo concentrarci meglio sulle nostre priorità: informazione, cultura, mondo digitale", ha insistito Marchand. Inoltre la SSR dovrà collaborare di più con altri partner.

Marchand ha aggiunto che, nell'ambito di queste previste riforme, saranno anche tagliati dei posti di lavoro, a partire dall'anno prossimo. "Dove e come esattamente si interverrà non è ancora chiaro, ma saranno interessati posti di lavoro", ha affermato il direttore in una conferenza stampa a Berna. La SSR discuterà della riduzione d'organico con i partner sociali e comunicherà a tempo debito.

La SSR ribadisce dunque la volontà di prendere sul serio le critiche che le sono state mosse durante la campagna di votazione. L'azienda ridurrà anche la spesa, risparmiando 80 milioni, rinuncerà alle pubblicità durante i film e potenzierà la collaborazione con gli altri media. "Siamo molto contenti, certo, ma siamo pienamente consapevoli dell'impegno che dobbiamo assumerci". Per la SSR "questo risultato non è un traguardo, ma solo un inizio", ha puntualizzato Marchand. "Ci impegna ad adeguare la nostra azienda alle nuove condizioni quadro e ai nuovi bisogni della società, prendendo in considerazione sia le aspettative che le critiche".

 

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Foto GdP

 

L'ente ridurrà i propri budget, con un "piano di efficienza e di reinvestimento" pari a 100 milioni di franchi a partire dal 2019. Dovrà infatti adattarsi al calo dei proventi del canone, al limite massimo di entrate che le è stato imposto e all'andamento degli introiti commerciali. I risparmi - circa 80 milioni - riguarderanno inizialmente i processi di produzione, le infrastrutture, la tecnica, la distribuzione e le spese amministrative. Questo sia alla direzione generale della SSR che nelle singole unità aziendali. Altri 20 milioni saranno reinvestiti: la SSR cambierà cioè la priorità nell'elargizione di questi mezzi. "Nella campagna di votazione abbiamo sentito il pubblico giovane, che vuole interagire in modo nuovo con i media".

L'organizzazione si concentrerà su tre missioni: un'informazione indipendente ed equilibrata nelle quattro lingue nazionali alla quale sarà consacrato il 50% delle entrate derivanti dal canone; produzioni culturali diversificate, in particolare film e serie TV svizzeri; e adeguamento della propria offerta digitale ai bisogni della società, attraverso la creazione di una efficiente piattaforma multilingue che raccoglierà e valorizzerà i contenuti di servizio pubblico di tutte le unità aziendali.

Il grande dibattito sui media - proseguono i vertici - ha mostrato che la popolazione vuole una differenziazione più chiara tra le offerte pubbliche e quelle private. Ecco perché, a partire dal 2019, la SSR rinuncerà ad interrompere i film con blocchi pubblicitari. Per definire al meglio l'offerta digitale, rinuncerà a pubblicare contributi testuali senza riferimento a video o audio sui siti di informazione di SRF, RTS e RSI. Ciò permetterà di fare una chiara distinzione tra l'offerta online del servizio pubblico e quella dei giornali, si dice convinto l'ente.

 

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KEYSTONE/Peter Schneider

 

Per contribuire a rafforzare la piazza mediatica svizzera di fronte alla concorrenza internazionale, la SSR cercherà inoltre ancora più attivamente di instaurare collaborazioni utili con gli altri media svizzeri. In ambito commerciale, la SSR prende atto del mantenimento del divieto di pubblicità online e non proporrà pubblicità mirata a livello regionale, anche se in futuro dovesse essere consentita. La SSR resta aperta a ogni possibile soluzione costruttiva riguardo alla sua discussa partecipazione nella gestione della società Admeira, in particolare favorendo l'ingresso di nuovi azionisti nel capitale societario: non intende però abbandonare il progetto.

La SSR darà anche libero accesso ai propri archivi audiovisivi, analogamente a quanto accade per l'offerta di video d'informazione. La SSR si impegnerà inoltre con i suoi partner privati a lanciare una piattaforma nazionale per tutte le radio svizzere, sia pubbliche che private, e avvierà nuovi partenariati relativi alle reti DAB Swiss Pop, Swiss Jazz e Swiss Classic. Infine, prolungherà il contratto con l'Agenzia telegrafica svizzera (Ats) alle condizioni attuali fino alla fine del 2019 per aiutarla nella difficile fase di trasformazione che sta vivendo.

I dettagli del piano di risparmio e di reinvestimento saranno presentati in estate. L'attuazione prenderà avvio nel 2019 e durerà cinque anni.

 

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KEYSTONE/Anthony Anex

 

 

Consiglio federale più che soddisfatto dell'esito di questa fine settimana di votazioni, con una popolazione che ha seguito molto nettamente le indicazioni dell'esecutivo: sì al nuovo regime finanziario, no all'iniziativa per l'abolizione del canone radiotelevisivo. Nella tradizionale conferenza stampa si sono presentati Ueli Maurer per le finanze (84,1% di sì) e Doris Leuthard per commentare il massiccio no (71,6%) a "No Billag".

Leuthard: "Il paesaggio audiovisivo evolve"

Il rifiuto dell'iniziativa non deve impedirci di pensare all'evoluzione del paesaggio audiovisivo, ha esordito la ministra delle comunicazioni, che si è detta pronta a proseguire le discussioni su questa materia, sperando che nei prossimi mesi si possa entrare nel merito delle questioni. La digitalizzazione va avanti e le abitudini degli utenti cambiano; Internet va acquistando un peso sempre maggiore e il prossimo grande cantiere riguarderà la nuova legge sui media elettronici. Il Consiglio federale sta già esaminando i dettagli. E' importante - ha aggiunto la Leuthard - che ci sia un'ampia offerta in tutte le regioni linguistiche.

La consigliera federale popolare democratica, a tratti tossicchiante, cui le è stato contestato di immischiarsi troppo nelle vicende dalla SSR, ha annunciato che sarà costituita una commissione indipendente, incaricata di distribuire i mandati di prestazione e quindi anche la concessione della SSR.

 

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Foto GdP

 

La soddisfazione per il risultato della votazione è stata più che evidente, unanime e senza alcuna spaccatura regionale. Il verdetto - ha dichiarato - mostra che la popolazione vuole conservare a radio e tv il mandato di servizio pubblico, è pronta per questo a pagare e si augura di poter beneficiare in tutte le regioni di un'offerta di programmi diversificata e indipendente. I cittadini non vogliono saperne di modelli esclusivamente commerciali. "SSR e media privati regionali godono di stima e apprezzamento; per molti l'iniziativa andava troppo lontano".

Interrogata su una nuova riduzione del canone dopo il 2019, la Leuthard ha affermato che essa rimane un obiettivo da perseguire, ma non se ne parla di esonerare le aziende. Il popolo ha detto due volte che anche le aziende sono assoggettate al canone.

La ministra ha poi avuto parole di riconoscimento ed elogio per l'Agenzia telegrafica svizzera (Ats), alle prese con una ristrutturazione che il corpo redazionale non gradisce e per questo ha attuato giornate di sciopero. "Si tratta - ha esclamato - di un'istituzione molto importante, che ci aiuta ad avere articoli di ottima qualità". Ha assicurato che l'Agenzia di stampa nazionale dovrebbe ricevere in futuro due milioni di franchi dal canone radiotv. E' quanto ha proposto il Consiglio federale.

(Red/Ats)

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