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"Un "sì" il 4 marzo? Fatale per il Ticino"

26.02.2018 - aggiornato: 26.02.2018 - 15:40

Intervista a Doris Leuthard sull'iniziativa "No Billag". Gli ultimi sondaggi danno il Ticino in controtendenza e la ministra mette in guardia sui rischi per i programmi italofoni.

© KEYSTONE/Peter Klaunzer

di Alessandra Zumthor

 

Dopo l’uscita, la scorsa settimana, del recente e ultimo sondaggio in vista del voto del 4 marzo, abbiamo voluto intervistare la Consigliera federale Doris Leuthard. Soprattutto per capire se l’inversione di tendenza che pare interessare, in tutta la Confederazione, solo il Ticino, non possa trasformarsi in un clamoroso autogol.

Signora Leuthard, l’ultimo sondaggio in Ticino mostra un’inversione di tendenza sulla No Billag, ora rimonterebbe il «sì». Come se lo spiega? La politica non riesce a spiegarsi ai cittadini?

No, non credo si tratti di questo. Molte persone si rendono conto di quanto l'iniziativa sia rischiosa: la sua accettazione significherebbe passare dalla radiodiffusione pubblica a un sistema di finanziamento della radio e televisione puramente commerciale. Verrebbe infatti prodotto solo quanto assicura guadagni. La Svizzera dispone però di mercati molto piccoli e di bacini d'utenza di dimensioni ridotte: tanti contenuti non potrebbero quindi essere finanziati unicamente con la pubblicità e le sponsorizzazioni. Forse a Zurigo ciò sarebbe ancora possibile per alcuni programmi, ma non nelle regioni linguistiche più piccole; proprio in Ticino si assisterebbe a una massiccia riduzione dell'offerta. Molti temi e avvenimenti non verrebbero più trattati alla radio o alla televisione. 

Il Ticino sta giocando col fuoco?

Sì, le conseguenze sarebbero fatali. Molti programmi per la Svizzera italiana scomparirebbero. La soluzione odierna con il canone garantisce che la SSR nonché Tele Ticino, Radio Fiume Ticino e Radio 3i, che esistono anche grazie al canone, possano proporre una buona offerta. Un'informazione pluralista in tutte le regioni del Paese è essenziale per la formazione delle opinioni. Un buon servizio televisivo su una manifestazione culturale a Locarno o su elezioni comunali in Ticino costa e non si lascia finanziare soltanto tramite la pubblicità. Chi crede che gli investitori privati potrebbero subentrare, finanziando la produzione di questi contributi radiotelevisivi, si illude. Bisogna invece partire dal presupposto che tali trasmissioni non verrebbero più prodotte del tutto. Per questo, oltre al Consiglio federale e al Parlamento, anche il Governo ticinese raccomanda di respingere l'iniziativa.

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