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La riscoperta della Via Francisca

03.12.2016 - aggiornato: 03.12.2016 - 21:53

Un tempo era via per Papi e imperatori, oggi è una meta per pellegrini e turisti. Dal Lucomagno a Ponte Tresa, riscopriamo il tratto ticinese della Via Francigena.

La cartina del tratto ticinese della Via Francisca.
 

di Silvia Guggiari

 

Una strada che attraversava tutta l’Europa centrale, la Svizzera, fino ad arrivare a Pavia e poi a Roma: la prima attestazione della Via Francigena si trova in una pergamena risalente al nono secolo; nei secoli successivi molti documenti testimoniano l’utilizzo di questa via come passaggio di pellegrini, ma anche di Imperatori, Pontefici, Vescovi e Abati. A partire dagli anni ’90 dello scorso secolo, in Italia è iniziato un lavoro di ripristino dell’antica Via, trasformandola in pochi decenni in luogo di pellegrinaggio frequentato ogni anno da migliaia di persone. Per far rivivere la via Francigena nasce dunque l’Associazione internazionale Via Francigena (AIVF) che dal 1997 lavora per valorizzare gli aspetti culturali e turistici delle vie storiche per Roma e si impegna nel recupero di tratti storicamente attraversati. Dal 1995 l’associazione è guidata dalla signora Adelaide Trezzini.

Recentemente, il progetto di recupero è arrivato anche in Ticino dove la Via Francigena prende il nome di Via Francisca del Lucomagno che oltrepassa le Alpi, ovvero il percorso che da Costanza raggiunge Pavia: «È un’immensa rete di Vie che portano a Roma. - spiega Adelaide Trezzini - Per chi proviene dall’Europa dell’Est, dalla Germania, dalla Polonia o dall’Austria, quella che attraversa il Lucomagno è la via più breve e più fruibile, rispetto al Passo del Gran San Bernardo, per arrivare a Roma, ma anche per andare a Santiago. Mi sembra assurdo che fino a pochi anni fa non ci fosse un itinerario nella Svizzera orientale e che tutti i pellegrini tedeschi dovessero andare fino al Gran San Bernardo, aperto solo quattro mesi l’anno, per arrivare a Roma».

Nel 2014 c’è stata così l’inaugurazione del primo tratto che dal Lucomagno, in particolare dalla località di Disentis, porta fino a Biasca. In questi due anni l’Associazione internazionale della Via Fancigena, sostenuta da alcuni promotori ticinesi, ha continuato il lavoro di ricerca, prima strettamente storico e poi di recupero effettivo dell’antica Via che fin dal Medio Evo univa l’Europa centrale con Pavia e poi fino a Roma.

Anche le istituzioni di Varese si sono dimostrate molto attive e interessate al progetto di recupero e hanno lavorato affinché venisse recuperato il tratto che da Ponte Tresa porta a Pavia. Dal punto di vista ticinese, si sta invece lavorando al tratto che dal Ceneri porta a Ponte Tresa: tutte le fonti storiche infatti confermano la presenza e l’autenticità di questo tratto. Il percorso della Via Francisca del Lucomagno si snoda, in Ticino, lungo la rete ufficiale dei sentieri escursionistici. Un itinerario che collega le abbazie di San Gallo, la sede vescovile di Coira (la plus antica della Svizzera orientale), l’abbazia benedettina di Disentis legata alla Badia di San Gemolo in Val Ganna (Varese), l’imponente abbazia di Morimondo (nel Parco del Ticino) e la chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia con le sue proprietà anche a Giubiasco (Santa Maria Assunta).

«Il percorso è oggi stato individuato - ci spiega Matteo Oleggini, sostenitore dell’AIVF per la parte di percorso ticinese - sia nella parte che da Giubiasco porta a Camorino, fino a collegarsi all’antica via del Ceneri e raggiunge la strada detta Strada Regina. Strada Regina e Via Francisca sul nostro territorio spesso arrivano a sovrapporsi e coincidere». I percorsi sono tutti ripristinati, «mancano solo alcuni tratti da sistemare, ad esempio quello tra Rivera e Mezzovico. Ora ci resta da far conoscere ai ticinesi tutto il lavoro realizzato e quindi organizzare l’assistenza ai pellegrini e ai turisti che percorreranno il tratto di strada, speriamo in un numero sempre maggiore». Tramite la Via Francisca, sarà dunque possibile percorrere tutto il Ticino in quattro-cinque tappe.

A livello internazionale, l’associazione si occupa di rendere sempre più accessibile l’intero itinerario storico da Canterbury a Roma, ma anche di realizzare e fornire tutti i documenti utili ai pellegrini che vogliono percorrerla: dal sito, alle indicazioni su dove alloggiare, alla cartografia, alle APP per potersi muovere con più facilità.
A sostegno dell’Associazione internazionale e in collaborazione con i colleghi della Provincia di Varese e della Regione Lombardia, che seguono il tratto che da Ponte Tresa porta a Pavia si sta valutando la possibilità di dare vita ad un Gruppo (magari trasnfrontaliero) di Amici della Via Francisca del Lucomagno. «Nostro primo obbiettivo - racconta Matteo Oleggini - è quello di far conoscere il percorso e di trovare punti di ristoro e di alloggio per i pellegrini».

In Italia la Via Francigena sta registrando ogni anno sempre più passaggi: c’è un grandissimo interesse culturale, storico e spirituale che sempre più si sta diffondendo intorno a questa strada antica. Si spera dunque che anche in Ticino, la rete di assistenza e di relazioni si sviluppi quasi automaticamente, proprio come è avvenuto in certi luoghi in Italia, dove attraverso il ripristino della Via Francigena sono stati riscoperti borghi medievali dimenticati.

Per saperne di più visitare il sito http://francigena-international.org/it_IT/via-francisca-du-lukmanier/ oppure scrivere a Matteo Oleggini, e-mail: matteo[at]oleggini[dot]ch  o a Adelaide Trezzini, e-mail: info[at]francigena-international[dot]org.

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