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Sacri Monti, ricostruita la loro storia

26.01.2017 - aggiornato: 26.01.2017 - 15:18

Affollata conferenza dello storico Lorenzo Planzi che ha presentato pagine sconosciute della Madonna del Sasso e di Brissago.

© Foto archivio CdT
© Foto archivio CdT

Due Sacri Monti diversi per storia e notorietà. Più antico (anzi uno dei primi a livello europeo) quello della Madonna del Sasso, "grande attrazione di Locarno", come scriveva l’anglicano Samuel Butler. Più umile e sicuramente meno noto a livello internazionale, quello di Brissago, l’unico a essere stato costruito da un laico. Però ambedue uniti dalla dedicazione mariana e dal "connubio fra natura e architettura", come notava Piero Bianconi.

La conferenza di ieri sera, tenuta dal giovane e brillante ricercatore storico Lorenzo Planzi, ha tracciato la genesi dei due complessi monumentali, seguendone poi la storia attraverso i secoli, con una dovizia di notizie e di episodi sconosciuti, frutto - ad esempio - del testamento di Antonio Francesco Branca, il commerciante e fondatore brissaghese detto "Il Moscovita", ritrovato da Planzi nell’archivio diocesano di Lugano. Quella Lugano che avrebbe dovuto essere arricchita dal terzo Sacro Monte ticinese con partenza dalla chiesa di S. Maria degli Angeli e arrivo sul colle di Sorengo. Ma le quindici cappelle previste si sono ridotte a due, anch’esse poi cadute in rovina e finite con il piccone. Pu nota è la storia di fra Bartolomeo di Ivrea che nel 1480 aveva avuto l’apparizione della Madonna sul "Sasso della Rocca" locarnese "Una visione impossibile" secondo gli agnostici. Ma "possibile e reale" per i credenti, come "una voce interiore" che accompagnò il cappuccino-eremita diventato poi il custode delle prime cappelle. Nel Cinquecento vi si intrecciano spiritualità e politica: le famiglie nobili di Locarno consolidano il loro potere, ma combattono anche la riforma protestante che ritiene un invece "un’idolatria" il culto della Madonna. Comunque fra i tanti illustri visitatori ci fu anche Chamberlin, premier inglese, e la sua delegazione presente a Locarno per il Patto di pace del 1925. E nel 1949 , in occasione del passaggio della Madonna Pellegrina in tutte le parrocchie, furono ben 120 mila (su 160 mila) i ticinesi che sottoscrissero la dedicazione personale al culto mariano del Sacro Monte locarnese.

Penetrando nelle pieghe del Sacro Monte brissaghese, Lorenzo Planzi ha ricostruito la vita del commerciante "Moscovita", partito nella seconda metà del ‘700, all’età di 15 anni, per Norimberga dopo avere promesso alla Madonna, che e avesse fatto fortuna, avrebbe ingrandito il piccolo oratorio a lei dedicato sul Monte Calvario brissaghese. In effetti un primo abbozzo di Sacro Monte era stato opera di un altro laico, Girolamo Tirinnanzi, muratore della confinante Cannobio (I), unita dal comune rito ambrosiano. Curiosamente il più fiero oppositore era stato il parroco di Brissago che poi, dopo essere guarito da una malattia, divenne l’animatore delle cappelle. La più originale è quella del Calvario, un unicum fra tutti Sacri Monti. Ci sono le classiche tre croci. "Sono belli anche i ladroni - ha rilevato Piero Bianconi - spediti dallo scultore sicuramente in paradiso". La storia delle chiese e cappelle brissaghesi si è chiusa con i restauri effettuati a cura del benemerito prevosto don Annibale Berla alla fine del secolo scorso e la Via Crucis affrescata da fra Roberto. Le vicende dei due Sacri Monti interessano ancora. Infatti la conferenza, presentata da Rodolfo Huber, presidente della Società Storica locarnese, ha richiamo un pubblico foltissimo, fra cui il vescovo emerito mons. Piergiacomo Grampa, l’ex presidente della Confederazione Flavio Cotti e il prof. Diego Erba, impegnato nella promozione di questi monumenti che sono "l’eredità per tutti". 

 

(T. V.)

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