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Avevano un jammer e una carotatrice

26.02.2018 - aggiornato: 27.02.2018 - 00:12

Sequestrati ai malviventi fermati prima di un colpo a Chiasso diversi attrezzi del mestiere, di difficile reperibilità proprio perché pensati per il mondo del crimine.

© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

di Andrea Finessi

 

Avevano pianificato tutto, tanto organizzati da non avere necessità di portare armi e preparandosi anche alla fuga, con quel bosco alle spalle da cui in un attimo si giunge in Italia... ma non avevano previsto che la Polizia li stava aspettando. Quello di oggi è stato un altro colpo grosso, non della criminalità, ma della Polizia che in pochi giorni ha fermato due bande venute in Ticino a delinquere. Il 19 febbraio è stata la volta della “multinazionale criminale più famosa dei Balcani”, le Pink Panthers, ex militari di origine serba pronti a tutto, arrestati nel corso di una rapida azione e prima che riuscissero a mettere a segno una rapina in una gioielleria di Lugano. Oggi invece è toccato alla “banda del buco” pugliese, gruppo criminale del foggiano fermato poco prima che riuscisse a “bucare” il caveau della Loomis di via Milano 5, a Chiasso dove ha sede l’azienda che custodisce e trasporta valori in tutto il mondo. In entrambi i casi si tratta di un risultato straordinario, ottenuto grazie ad una decisiva collaborazione tra forze di polizia svizzere e italiane.

In quest’ultimo caso in particolare, come rendono noto il Ministero pubblico, la Polizia cantonale, le Guardie di confine e la Polizia comunale di Chiasso, in una nota congiunta, vi è stata la stretta e fattiva collaborazione con i Carabinieri di Cerignola, Abbiategrasso e Como, i quali hanno permesso di agire preventivamente e sventare «un colpo minuziosamente pianificato», a partire da una segnalazione giunta da Foggia. Una coordinazione che si è vista anche in fase operativa, visto che mentre nella notte venivano arrestate cinque persone in territorio elvetico (tutti cittadini italiani residenti in Italia di età compresa tra i 28 e i 53 anni), in Italia venivano arrestate altre sette persone, ad Abbiategrasso e Como. In base agli accertamenti d'inchiesta della Polizia cantonale finora effettuati, sono componenti di una banda proveniente dal Sud Italia specializzata in furti con la tecnica comunemente definita "del buco". L'ipotesi di reato nei loro confronti è di tentato furto con scasso. Nel corso dell'operazione sono pure stati sequestrati 3 veicoli, uno in Svizzera e due in Italia, risultati rubati, ma come ci ha spiegato il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli, nessuna arma da fuoco.

La Polizia infatti smentisce che siano stati esplosi colpi, come ipotizzato in un primo momento dai portali online di informazione: «Colpi d’arma da fuoco non ne sono stati esplosi, si è trattato di un’azione non violenta e noi non abbiamo sequestrato armi ai malviventi, ma ciò non significa che non fossero determinati e pronti alla fuga - chiarisce Pizolli -. Il nostro intervento è stato tempestivo, però non si sono “consegnati”: è stato un fermo di persone che hanno tentato di scappare, ma i nostri gruppi di intervento sono composti di gente allenata». Via Milano però, oltre ad offrire una possibilità di fuga sicuramente valutata da questi “professionisti” dei furti dal curriculum criminale già ricco, confermano le autorità, è anche la stessa strada in cui si trova la Polizia comunale di Chiasso, la cui caserma si trova a 200 metri dal civico 5. «Avevano sicuramente ponderato la presenza della Polizia, escludo che non lo sapessero. Probabilmente hanno fatto tutti i loro ragionamenti, anche il fatto che si tende ad escludere che a pochi metri dalla polizia possa essere commesso un crimine. Tutto quello che dovevano fare era entrare in azione al momento giusto e mettere a segno il colpo. Come fai a pensare di fare una cosa del genere a 200 metri dalla polizia? Gestire le informazioni in questi casi è la chiave del successo», per i criminali come per la polizia.

Tra il materiale sequestrato vi erano anche attrezzi “del mestiere” di non facile reperibilità, proprio perché pensati per il mondo del crimine. In particolare la banda aveva installato sopra uno degli edifici un jammer, disturbatore di segnale che agisce sulle frequenze degli allarmi. E poi vi era una carotatrice in grado di bucare un caveau e che - come si può immaginare - non è un macchinario di facile trasporto. Tuttavia non hanno avuto la possibilità di usarlo perché, quando la banda è entrata in azione, intorno alle due di notte, lo ha fatto anche la polizia.

Ora l'inchiesta, coordinata in Svizzera dal Procuratore pubblico Chiara Borelli, prosegue anche in Italia, e non si esclude che dagli sviluppi delle indagini possano emergere ulteriori persone implicate nel progetto criminoso.

 

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