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Riscaldamento a legna, dove va bene e dove no

07.02.2018 - aggiornato: 07.02.2018 - 09:07

Seconda puntata sul teleriscaldamento a cippato nel Mendrisiotto. Voce a chi opera nel settore, che sottolinea i pregi del vettore legno, ma con qualche distinguo.

© TiPress

di Andrea Finessi

Nei giorni scorsi abbiamo voluto sollevare qualche interrogativo sulle ragioni che hanno portato a progettare impianti di teleriscaldamento a legna nel Mendrisiotto, in zone servite dal gas. In particolare ci siamo domandati per quali motivi, in uno dei distretti più inquinati del Ticino, si sia scelto di costruire a Coldrerio, a Mezzana (iter quasi concluso) e a Balerna (in fase di progettazione)  centrali che, se da un lato abbattono le emissioni di anidride carbonica, rispetto al gas, dall’altro generano domande sulle emissioni di polveri fini e ultrafini pericolose per la salute (Pm10, PM2,5 e PM1). Come abbiamo visto con Mirco Moser dell’Ufficio dell'aria, del clima e delle energie rinnovabili, impianti come quello che verrà costruito a Mezzana, che concentrano in un’unica centrale termica di ultima generazione diversi impianti obsoleti, sono in grado di abbattere fino al 99% delle emissioni, lasciando passare solo l’1%. Altamente performante si può dire, anche se non è chiaro quale sarà la quantità totale di fumi emessi, mentre sulla qualità, sottoposta a rigidi parametri sulle sostanze dall’Ordinanza contro l'inquinamento atmosferico, è ipotizzato che si tratti proprio di polveri ultrafini, le cosiddette PM1. 

In ogni caso, per rispondere alla domanda sul perché si sia optato per la legna piuttosto che altri tra cui il gas, vi sono tre motivazioni: la prima perché per l’appunto abbatterebbe l’inquinamento da Co2; la seconda perché questo rientra nella politica federale e cantonale volta a eliminare da qui al 2050 l’approvvigionamento energetico da combustibili fossili; la terza perché l’utilizzo della legna permette di sfruttare una risorsa rinnovabile, generando un meccanismo virtuoso di gestione dei boschi e contribuendo all’economia del Cantone (in termini di impieghi e indotto). A questo proposito abbiamo voluto sentire chi opera nel settore e difende la bontà del proprio lavoro e di questi impianti. In particolare abbiamo contattato la Federlegno che ha voluto dire la sua. Abbiamo perciò incontrato il direttore Danilo Piccioli e il presidente di Federlegno, Michele Fürst, da una vita tra boschi e segherie, per una chiaccherata sul tema, legato all’utilizzo delle legna quale vettore energetico.
«La cosa che più ci preme – esordisce Fürst – è quella legata al fatto che le centrali a cippato a legna abbattono le emissioni di Co2. Sparare invece sul vettore “legno” quale elemento che produce inquinamento non ci fa piacere. Anche perché oggi il nostro settore fa di tutto per ovviare ai problemi che possono nascere. La nostra federazione vuole promuovere e spingere su certi impianti; poi alla parte politica spettano le decisioni».

La bontà del teleriscaldamento a legna non è in dubbio, anzi: la possibilità di contribuire da un lato a favorire l’economia locale, incentivando così a tornare a gestire i boschi che nel corso degli ultimi decenni, a seguito dell’abbandono della vita rurale, non sono più “ripuliti” dalle mani di chi ne usufruiva per procurarsi risorse, e dall’altro di sfruttare una fonte “rinnovabile”, già di per sé costituirebbero ottime ragioni a sostegno delle centrali a cippato/legna. Ma gli interrogativi nascono sulla scelta di questo impianto a legna, laddove c’è il gas, sulla quantità di emissioni totali e sulla qualità di questi fumi che comunque passano dai “camini”, nel timore che essi possano avere effetti sulla salute di chi nel Mendrisiotto ci vive.

Due questioni che vanno considerate nel loro insieme e non singolarmente, per Federlegno: «Diamo per scontato che la linea scelta sia sempre la tutela della salute, dopodiché ci sono anche altri aspetti. La sostenibilità del vettore energetico, l’approvvigionamento e anche l’aspetto economico da salvaguardare. La Confederazione deve fare in modo che la sua politica permetta di coprire sempre le sue esigenze, in modo che anche l’economia possa fare il suo mestiere. Quindi sicuramente c’è l’aspetto ambientale e la salute, ma con gli attuali ritmi si vanno esaurendo le risorse non rinnovabili. Perciò occorre pensare anche al futuro e, se si mette questo al centro, occorre trovare delle soluzioni. La legna è una delle soluzioni, non la soluzione unica. Per quanto riguarda le emissioni, sappiamo che c’è una produzione di polveri, così come con il gas, anche se il reale impatto non si può rapportare uno a uno. Molto dipende dagli elementi che costituiscono queste polveri: a dipendenza della loro origine hanno una diversa composizione. Tuttavia questi impianti a cippato sono certamente migliori ad esempio degli impianti a nafta che andranno a sostituire».

Un fatto indubbio, se paragonato alla nafta, ma a confronto del gas, il particolato viene comunque emesso. «Certamente dobbiamo diminuire queste sostanze che si liberano. È un aspetto fondamentale e purtroppo non ci sono risposte immediate. Ma è un lavoro che bisogna cominciare a fare, come si è fatto per le automobili. Vedremo dei benefici solo nel tempo, ma questa è una chiara responsabilità politica. Nel caso delle centrali a legna, gli uffici preposti hanno soppesato scelte di politica energetica e la legna rientra in queste scelte, non come sostituto, ma come complemento. La legna non è in grado di sostituire tutta l’energia fossile, bisogna utilizzare più vettori, per poter ridare un equilibrio e questo è un aspetto che esula dal discorso Mendrisiotto. Questo discorso è più strategico, ma è da considerare ai piani alti, ma altrettanto importanti: se parliamo di strategie e approvvigionamento sicuro, il legname cresce qui, mentre il petrolio e il gas arrivano da altrove. Questo è sicuramente un argomento che a Berna hanno valutato, per arrivare a sostenere questi impianti. Abbiamo in casa acqua, geotermia, sole e legna, ed è un mercato che gestiamo noi». 

Un discorso sicuramente molto ampio e ancora da approfondire, laddove la legna rimane un’energia rinnovabile da promuovere. Le tecnologie atte ad abbattere le emissioni sono costantemente aggiornate e rese vieppiù performanti. Impianti a cippato di medie e grandi dimensioni (<70kw) sono perfettamente compatibili con i parametri fissati dall’Ordinanza federale contro l’inquinamento atmosferico (OiAt), mentre sicuramente è un discorso a parte quello delle economie domestiche. Un fronte su cui occorre sensibilizzare maggiormente la popolazione ad un uso corretto dei camini, onde evitare che vengano bruciati materiali non idonei o addirittura rifiuti. In Ticino, i dati più recenti attribuiscono al trasporto motorizzato il 22% di emissioni di PM10, di cui una parte considerevole delle emissioni è da ricondurre al risollevamento delle polveri, all’abrasione di freni, di pneumatici e di asfalto, mentre i camini delle economie domestiche incidono per il 30% sul totale. L’impegno a breve-medio termine sarà quindi quello di portare allo stato della tecnica gli impianti a combustione presenti nelle economie domestiche e informare la popolazione sulla corretta gestione di caminetti e stufe. 

 

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